“Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto”. (Gv 12,44).
Il progetto politico e culturale “Vicenza Popolare” prosegue a partire da domani, giovedì 4 febbraio 2010, ne “Il Popolo Veneto”. Nuovo indirizzo: www.ilpopoloveneto.blogspot.com
Totale visitatori “Vicenza Popolare” dal 12 maggio 2008 al 03 febbraio 2010
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mercoledì 3 febbraio 2010
No al Nucleare. Sì alla Rivoluzione Energetica
Quando entro a visitare Vicenzapopolare il mio sguardo si sofferma spesso e volentieri sul logo che invita a dire “no al nucleare in Veneto”. Inutile dire che condivido. Anzi, offro questo contributo alla vostra conoscenza e riflessione. Sappiamo bene come nel settembre 2009 l’attuale Governo si è orientato, legiferando, a reintrodurre il nucleare in Italia. Legge passata al parlamento con il voto di fiducia, contro il parere espresso dalle italiane e dagli italiani con il referendum del 1987. Tutto ciò è da alcuni ritenuto incostituzionale. Ma l’attuale governo cosa ne vuol fare della Costituzione?Nella fretta il Governo ha fatto approvare un testo di legge alquanto discutibile il cui carattere distintivo è un atteggiamento accentratore, autoritario e impositivo verso le Regioni e le comunità locali. Comunità locali che spera di convincere a rinunciare a tutelare salute e territorio con il classico: “saranno date compensazioni” come qui a Vicenza nel caso Dal Molin, se se!!! La scelta del Governo va contrastata chiaramente per diverse ragioni. Con il nucleare, che in ogni caso non sarebbe pronto prima del 2020, l’Italia si troverebbe inadempiente di fronte all’Europa che come è noto ha dato l’obiettivo del 20-20-20 e dovrebbe di conseguenza pagare multe salate. Ma noi Italiani paghiamo volentieri dai… Altra cosa che posso dire è l’entità dei pericoli per l’ambiente e la salute delle persone. Né si può tacere che la questione smaltimento delle scorie radioattive era e resta irrisolta. In questi giorni ne stiamo portando in Francia un po’ in silenzio, un po’ sapendolo. Qualcuno ci dirà qualcosa di chiaro? Mah.
Ma ecco che cosa mi premeva fare risaltare. Udite, udite l’intervento del Sindaco di Verona Flavio Tosi, leghista e tentato di proporsi come candidato alla poltrona della Regione Veneto, all’inaugurazione della nuova copertura dello stadio Bentegodi di Verona nella prima metà del dicembre 2009: “Nel giro di pochi mesi - ha spiegato Tosi - siamo riusciti a raggiungere due risultati: quello di dare una copertura nuova al Bentegodi e quello di realizzare energia pulita, con una notevole diminuzione di emissioni in atmosfera di CO2. Quello dell’energia rinnovabile è un mercato utilissimo che, in prospettiva, fa risparmiare denaro e che soprattutto non inquina; per questo è un dovere cercare di promuoverlo, dal grande al piccolo intervento, anche nella nostra città”. E bravo Tosi. Quasi da non crederci ma al sindaco amministratore come non si risparmiano critiche così gli riconosciamo il merito di una scelta ottima.
La città di Verona ottiene così il primato di avere il più grande tetto fotovoltaico d’Italia, ed uno dei più grandi d’Europa, mai installato in uno stadio sportivo.
Il Bentegodi, che presenta il terreno di gioco assai malconcio, può vantare però di produrre energia pulita. Pensate, sul tetto, 13.300 pannelli solari fotovoltaici, per la potenza totale di 1MW; questo comporterà l’eliminazione di circa 550 tonnellate di CO2, che prima venivano emesse nell’atmosfera. Un bel passo in avanti nella lotta all’inquinamento e nella salvaguardia dell’ambiente.
L’iniziativa è stata promossa dalle due società sportive Hellas Verona e Chievo Verona, con la collaborazione del Comune di Verona e della società Agsm. Tale progetto porterà vantaggi alla cittadinanza e non solo la riduzione dell’inquinamento. L’energia prodotta, infatti, è in grado di coprire il fabbisogno annuo di 440 famiglie e la spesa sostenuta (circa 4 milioni di euro) verrà ammortizzata nel giro di vent’anni.
Dico io, e concludo. Il Governo, tornado al nucleare, propone una strategia vecchia ed arretrata, in modo ingarbugliato e disavveduto, il nuovo è nelle fonti ad energia rinnovabile. Il Sindaco di Verona e i suoi collaboratori vanno proprio a investire sulle fonti di energia pulita, rinnovabile. Bene, è proprio vero che qualche volta il detto: “paroni in casa nostra” è valido. Signori veneti il 20 e 21 marzo quando sarà tempo di eleggere il governatore ricordiamoci, tra i tanti aspetti, di chiedere ai candidati quale sarà la politica energetica che penseranno di attuare e soprattutto ai rappresentanti del centrosinistra visto che a destra fatto salvo qualche coraggioso sono tutti a servizio del Cavaliere.
Ivano Maddalena
COMUNICATO DEL MODERATORE:
Carissimi lettori, “Vicenza Popolare”, pur nel segno della continuità, si appresta a cambiare nome ed indirizzo internet. In serata maggiori informazioni. Tornate a trovarci!
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martedì 2 febbraio 2010
MADE IN MAFIOPOLI
Massimo Ciancimino “è un cretino, un pazzo, un mitomane e potrei usare qualsiasi aggettivo contro chi pompa queste immense minchiate […] Per andare dietro a questo sciagurato bisogna proprio essere più pazzi di lui”. Sono le parole indignate del senatore del Pdl, Marcello Dell’Utri rilasciate al Corriere della Sera. “Un matto”, De André cantava: “dietro ogni scemo c’è un villaggio”. E anche Ciancimino Jr canta, ma davanti ai giudici della quarta sezione del tribunale di Palermo, e svela un Paese sempre più simile a Mafiopoli. Nell’udienza di stamattina, del processo Mori, il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo è tornato a parlare dei rapporti Stato-Mafia e della presunta “immunità” concessa al boss Provenzano in cambio di informazioni utili per la cattura di Totò Riina. La trattativa - spiega Ciancimino - proseguì anche dopo l’arresto del padre Vito (avvenuto nel dicembre del 1992) con il forzista Marcello Dell’Utri. Parole come macigni, nuovi tasselli di un puzzle sempre più chiaro. Già nel 1994 Luigi Ilardo, uomo d’onore infiltrato dei carabinieri, confidò al colonnello Michele Riccio dell’esistenza di trattative tra Dell’Utri e Provenzano, prima di essere ucciso nel 1996 da Cosa Nostra. Promesse di protezione in cambio di voti, era questo il patto. Fatti e misfatti ribaditi dal pentito Nino Giuffré secondo cui la Mafia aiutò il nuovo partito di Berlusconi a crescere in Sicilia e in esso trovò un’ancora a cui afferrarsi. Ed infine le rivelazioni del collaboratore Gaspare Spatuzza sulla stagione stragista e il presunto coinvolgimento di Dell’Utri e Berlusconi. Gioacchino Genchi, l’ex poliziotto braccio destro dell’ex Pm Luigi de Magistris, nell’indifferenza generale dei media, ha più volte affermato: “Ho evidenze di telefonate di Dell’Utri ai mafiosi. Ci sono chiare prove che risultano dai tabulati, dei suoi contatti telefonici già all’origine della fondazione di Forza Italia”.Adesso si mormora vogliano cambiare la legge sui pentiti. Forse la Giustizia verrà bloccata, ma per fortuna la verità è più forte di qualsiasi censura e non tarderà ad affermarsi.
Emanuele Bellato
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L’OMBRA DEL SOSPETTO
Correva l’anno 2008 ed era in corso la guerra tra le procure di Salerno e Catanzaro con perquisizioni, sequestri, indagini, inchieste e veleni. Intervenne anche il Quirinale chiedendo, con una azione senza precedenti, atti e informazioni sul “caso De Magistris” al Procuratore Generale di Salerno. Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino si disse pronto a lasciare l’incarico anche solo di fronte “all’ombra del sospetto” su un suo possibile coinvolgimento in un complotto atto a delegittimare l’ex pm di Catanzaro Luigi de Magistris. Il numero due dell’organo di autogoverno della magistratura venne chiamato in causa in merito ad una telefonata, datata 2001 e partita da una sua utenza, all’imprenditore Antonio Saladino coinvolto nell’inchiesta “Why not”. Nonostante fossero trascorsi sette anni Mancino riuscì a dimostrare la sua estraneità ai fatti attribuendo la conversazione telefonica ad un suo collaboratore. Lo stesso Saladino negò di aver mai conosciuto Mancino. Al contrario la superteste Caterina Merante, manager della società Why not, dichiarò che Saladino le disse di averlo incontrato almeno in tre occasioni. Anno 2010, nuove ombre offuscano la figura di Nicola Mancino. A chiamarlo in causa questa volta è Massimo Ciancimino, figlio del sindaco mafioso di Palermo don Vito, durante la deposizione al processo all’ex capo dei Ros Mori per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano. Secondo Ciancimino Jr gli ex Dc Virginio Rognoni e Nicola Mancino, sarebbero stati nei primi anni ’90 i garanti della trattativa tra lo Stato e la Mafia. Emerge dal racconto di Massimo Ciancimino un quadro agghiacciante. Se anche solo la metà delle sue dichiarazioni fosse vera bisognerebbe riscrivere la recente storia d’Italia. Il caso Del Bono “non docet” e nonostante le pesanti ombre Mancino non si dimette e si limita a querelare Ciancimino Jr per diffamazione. Il figlio dell’ex sindaco del sacco di Palermo, seguendo una linea “bipartisan”, rilancia le accuse contro il clan berlusconiano dichiarando che il padre investì denaro di provenienza illecita nel complesso residenziale “Milano2” realizzato negli anni ’70 dal futuro premier Silvio Berlusconi. Dichiarazioni shock che si vanno ad aggiungere a quelle del pentito Giuffré secondo cui Forza Italia e Dell’Utri sarebbero stati referenti di Cosa Nostra. Con questo fior di classe politica, risulta più pericoloso passare dalle parti dei palazzi romani del potere, piuttosto che nel Bronx in piena notte.Emanuele Bellato
lunedì 1 febbraio 2010
FRONTE DEL LAVORO
Aspettando di andare in paradiso la classe operaia vive il suo inferno personale sulla terra, anzi sui tetti e sulle gru. Il caso del lavoratore bergamasco che ha deciso di darsi fuoco dopo la perdita del posto di lavoro è un segnale d’allarme inquietante, da non ignorare. Persino il Pontefice, domenica scorsa, ha lanciato un appello per la difesa del lavoro. Di fronte all’emergenza occupazionale il Governo e Confindustria, due facce della stessa medaglia, invece di fare ammenda dei propri errori continuano a lanciare i soliti proclami spot. La grande industria e le multinazionali hanno saccheggiato il Paese, sfruttato i lavoratori, ed ora vogliono andarsene verso nuovi lidi da colonizzare. Il governo e il parlamento procedano dunque con la nazionalizzazione della Fiat e la confisca dei beni di Alcoa e di tutte quelle aziende rette da furbetti senza scrupoli. Se una persona del popolo dovesse rubare o schiavizzare un altro suo simile finirebbe subito in galera. Perché non succede questo ai capitani d’industria? Per quanto riguarda i lavoratori sono subentrate troppe divisioni. I padroni ne godono quando si innescano perverse guerre tra poveri. Solo tramite l’unità dei lavoratori, italiani ed immigrati, si riuscirà a mantenere quello straccio di conquiste residue. Il lavoro è sotto attacco e quindi bisogna fare fronte comune, altrimenti si soccomberà.Italo Di Giacomo
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LA PALESTINA INVISIBILE
Con il premier israeliano Benjamin Netanyahu si arricchisce la lista di amicizie discutibili di Berlusconi. In principio fu Putin, poi vennero Gheddafi e Lukashenko. Molto probabilmente il Cavaliere si sente a suo agio con leader politici accusati di corruzione o orrendi crimini contro l’umanità. Una lista destinata a crescere causa le continue peregrinazioni all’estero per sfuggire ai processi. Il “patto di amicizia” tra Italia ed Israele viene siglato proprio nel giorno in cui arrivano le prime conferme circa l’uso illegale delle bombe al fosforo bianco, (proibite dalla Convenzione di Ginevra) da parte dell’esercito israeliano durante l’offensiva militare dello scorso anno sulla Striscia di Gaza. L’operazione “Piombo fuso” causò oltre 1400 morti palestinesi (85% civili disarmati dei quali il 30% bambini). Mentre i tribunali britannici spiccano mandati di cattura nei confronti dell’ex ministro degli esteri d’Israele Tzipi Livni, attuale leader del partito Kadima, Berlusconi sogna di portare Israele in Europa in nome delle comuni radici giudaico-cristiane. Piccolo dettaglio trascurabile quello delle radici islamiche dell’Europa, in Spagna e in Sicilia, con il loro contributo fondamentale in tante discipline: dall’architettura alla matematica, passando per l’astronomia e la medicina. Piccoli dettagli trascurabili per Berlusconi, così come il grido di dolore del popolo palestinese senza terra e senza libertà.
Emanuele Bellato
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BINETTI, FATTI PIU' IN LA'
La Stampa, storico quotidiano torinese, titola: “Il lungo addio della Binetti”. Gli fa eco Il Corriere della Sera: Pd, la Binetti pronta all’addio “Ha fallito, non è più il mio partito”. La senatrice, già presidente di Scienza&Vita ed esponente “teo-dem”, accusa il Partito Democratico di essersi consegnato nelle mani della cultura radicale e di aver smarrito lo spirito delle origini. Il dissenso (si spera insanabile) nasce dal sostegno di Bersani alla candidatura di Emma Bonino per le regionali laziali. Paola Binetti si accorge solo ora dei radicali, dimenticando i 9 eletti nelle liste del Pd. Per fortuna come dice Emma: le grandi conquiste civili, nel campo dei diritti, si sono ottenute grazie al contributo determinante dei cattolici, proprio quando imperava il partito della Democrazia cristiana. Come tutti gli integralisti la donna con il cilicio crede che la sintesi tra cultura moderata e socialdemocratica debba risolversi con l’egemonia di una cultura, quella cattolica, sull’altra, a cui non bisogna lasciare nemmeno le briciole. Adesso la pasionaria dell’Opus Dei guarda con interesse al “fornaio” Casini e all’ex radicale Rutelli, fulgidi esempi di coerenza e virtù cristiane.Italo Di Giacomo
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La critica italiana sceglie Clint Eastwood
“Gran Torino” è il migliore film del 2009 secondo cento critici italiani. Nella giuria di qualità anche il nostro collaboratore Tobia ZerbatoRoma. E' “Gran Torino” il film del 2009 preferito da 100 critici italiani della carta stampata, radio e del web. Il sondaggio, condotto dal critico cinematografico Andrea D'Addio, ha visto primeggiare il film di Clint Eastwood con ben 50 voti (e quindi il 50% dei consensi), su Bastardi senza gloria (38) e The Wrestler (20). Quarta posizione per “Up” della Pixar, mentre subito dietro si trova il primo film italiano in concorso, “Vincere” di Marco Bellocchio a pari merito con “Nemico pubblico” di Michael Mann, settimo “Lasciami entrare”, ottavo “Revolutionary Road”, nono “ A serious man” dei fratelli Coen. Il sondaggio ha preso in considerazione tutti i film usciti nelle sale italiane nell'anno solare 2009, ogni critico ha dovuto indicare le proprie tre preferenze votando o in maniera palese nella bacheca del gruppo su Facebook “Sondaggio critici cinematografici, migliori film 2009” o via mail. L'anno scorso la vittoria andò al “Gomorra” di Matteo Garrone, su “Il cavaliere oscuro” e “Wall-E”.
I risultati: 1) Gran Torino (50 voti). 2) Bastardi Senza gloria (38 voti). 3) The Wrestler (20 voti). 4) Up (17 voti). 5) Vincere, Nemico Pubblico (12 voti). 6) Lasciami Entrare e Revolutionary Road (10 voti). 7) A Serious Man, District Nine (9 voti). 8) Il nastro bianco e I love Radio Rock (8 voti). 9) Watchmen e Coraline (7 voti). 10) Star Trek e Two Lovers (6 voti). 11) AntiChrist e Valzer con Bashir (5 voti). 12) Milk (4 voti). 13) Welcome, Marthyrs, Il curioso caso di Benjamin Button, Il mio amico Eric, Una notte da leoni, Dubbio 3 Moon, The reader, Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo, Il mio amico Totoro, Teza, Motel Woodstock, Louis Michel , Basta che funzioni, Nel Paese delle creature selvagge, Lebanon, Gli abbracci spezzati (2 voti). 14) Eagle Eye, Drag me to hell, Terminator 4, A Christmas Carol, Religulous, Capitalism- A love story, Segreti di famiglia, Le 13 rose, Earth, This is It, Appaloosa, Puccini e la fanciulla, Ponyo, La principessa e il ranocchio, Ex ,Nemico Pubblico n.1, Il sangue dei vinti (1 voto).
I votanti: Mauro Corso, Andrea D’Addio, Federica Di Bartolo, Ilaria Ferri, Francesco LoMuscio (FilmUP), Pierpaolo Festa (Film.it), Marzia Gandolfi, Emanuele Sacchi, Fabio Frau, Nicoletta Dose, Marianna Cappi (MyMovies), Adriano Ercolani e Mauro Donzelli (Coming Soon), Oscar Cosulich (Il Mattino/L’espresso), Marta Cagnola (Radio24/Sole24Ore), Gianluca Arnone e Federico Pontiggia (Cinematografo), Valerio Salvi,Italo Rizzo, Renato Massaccesi, Teresa Lavanga, Daniele Sesti e Tiziano Costantini (Filmfilm), Carlo Dutto, Salviano Miceli e Giampiero Francesca (CloseUp), Raffele Elia e Alberto Brumana (Hideout) , Claudio Fontanini (Italia Sera), Carlo Prevosti (Cineblog), Osvaldo Contenti (Palcoscenico), Fabrizio Formenti (Cinefile), Luca Colnaghi (Finder), Dante Albanesi (Documentario.it), Paolo Dallimonti e Vito Casale (Centraldocinema), Antonello Rodio, Luciana Morelli e Riccardo Castrogiovanni (Movieplayer), Luisa Scarlata (Cineradar), Marco Spagnoli (Primissima), Mauro Antonini (Segnocinema), Massimiliano Valenzano (Agoranews), , Giulio Cicala e Stefano Locati (Widescreen Magazine), , Piercarlo Fabi (Nuova Spazio Radio), Giovanna Ferrigno (Taxi Drivers), Renzo Fegatelli (Repubblica/Trovaroma), Alessandro Bizzotto (Fusiorari), Gabriele Niola (Screenweek), Francesco Amorosino (Nannimagazine), Emanuele Rauco (Cinem’art), Caterina Gangemi (Bizzarrocinema), Diego Altobelli (Moviesushi), Nicola Cupperi e Ilaria Calvisi (Nonsolocinema), Sandro Lozzi (Positifcinema), Laura Frigerio (Style.it), , Riccardo Kaiser e Alberto Di Felice (Cine-zone), Fabio Fulfaro (Cinemaplus), Mattia Nicoletti (Metro), Andrea Bedeschi e Nicolò Carboni (Everyeye), Caterina D’Ambrosio (Unione Sarda), , Riccardo Iannaccone e Germano Boldorini(Supergacinema), Valentina Ariete (Mpnews), Tobia Zerbato (Vicenzapopolare), Francesco Fioroni (Giornale dell’Umbria), Alessio Trerotoli e Alessandra Cavisi (Livecity), Vito Sugameli (Silenzioinsala), MirkoLomuscio (Chiamaroma), Rosario Gallone (TheOthersmag), Francesca Ippolito (Loudvision), Simone Spodalori (Duellanti), Marita Toniolo (Best Movie), Laura Croce (RadioCinema), Massimo Frezza (Binarioloco), Roberto Leofrigio (Proiezioni Mentali), Lucilla Andrich (Apcom), Emilio Spanu e Giuseppe Bucci (Ioma), Antonella D’Ambrosio (Pianeta Donna), Alessandro Pesce (Persinsala), Luca Svizzeretto (Nuovo Oggi), Pietro Tapanelli (Nuovo Chienti e Potenza), Maria Silvia Sanna (Cineclick), Maurizio Ermisino (MovieSushi), Pierpaolo La Rosa (RadioMontecarlo), Maria Stella Taccone (35mm), Pierpaolo Simone (Filmmagazine), Francesca Fiorentino (Grt), Lorenzo Leone (Cineclandestino), Pietro Salvatori (Liberal), Federica Aliano (AlphabetCity) Paola Schettino (GossipTv), Michela Greco (Cinecittà news).
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