martedì 2 febbraio 2010

MADE IN MAFIOPOLI

Massimo Ciancimino “è un cretino, un pazzo, un mitomane e potrei usare qualsiasi aggettivo contro chi pompa queste immense minchiate […] Per andare dietro a questo sciagurato bisogna proprio essere più pazzi di lui”. Sono le parole indignate del senatore del Pdl, Marcello Dell’Utri rilasciate al Corriere della Sera. “Un matto”, De André cantava: “dietro ogni scemo c’è un villaggio”. E anche Ciancimino Jr canta, ma davanti ai giudici della quarta sezione del tribunale di Palermo, e svela un Paese sempre più simile a Mafiopoli. Nell’udienza di stamattina, del processo Mori, il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo è tornato a parlare dei rapporti Stato-Mafia e della presunta “immunità” concessa al boss Provenzano in cambio di informazioni utili per la cattura di Totò Riina. La trattativa - spiega Ciancimino - proseguì anche dopo l’arresto del padre Vito (avvenuto nel dicembre del 1992) con il forzista Marcello Dell’Utri. Parole come macigni, nuovi tasselli di un puzzle sempre più chiaro. Già nel 1994 Luigi Ilardo, uomo d’onore infiltrato dei carabinieri, confidò al colonnello Michele Riccio dell’esistenza di trattative tra Dell’Utri e Provenzano, prima di essere ucciso nel 1996 da Cosa Nostra. Promesse di protezione in cambio di voti, era questo il patto. Fatti e misfatti ribaditi dal pentito Nino Giuffré secondo cui la Mafia aiutò il nuovo partito di Berlusconi a crescere in Sicilia e in esso trovò un’ancora a cui afferrarsi. Ed infine le rivelazioni del collaboratore Gaspare Spatuzza sulla stagione stragista e il presunto coinvolgimento di Dell’Utri e Berlusconi. Gioacchino Genchi, l’ex poliziotto braccio destro dell’ex Pm Luigi de Magistris, nell’indifferenza generale dei media, ha più volte affermato: “Ho evidenze di telefonate di Dell’Utri ai mafiosi. Ci sono chiare prove che risultano dai tabulati, dei suoi contatti telefonici già all’origine della fondazione di Forza Italia”.
Adesso si mormora vogliano cambiare la legge sui pentiti. Forse la Giustizia verrà bloccata, ma per fortuna la verità è più forte di qualsiasi censura e non tarderà ad affermarsi.

Emanuele Bellato


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