Correva l’anno 2008 ed era in corso la guerra tra le procure di Salerno e Catanzaro con perquisizioni, sequestri, indagini, inchieste e veleni. Intervenne anche il Quirinale chiedendo, con una azione senza precedenti, atti e informazioni sul “caso De Magistris” al Procuratore Generale di Salerno. Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino si disse pronto a lasciare l’incarico anche solo di fronte “all’ombra del sospetto” su un suo possibile coinvolgimento in un complotto atto a delegittimare l’ex pm di Catanzaro Luigi de Magistris. Il numero due dell’organo di autogoverno della magistratura venne chiamato in causa in merito ad una telefonata, datata 2001 e partita da una sua utenza, all’imprenditore Antonio Saladino coinvolto nell’inchiesta “Why not”. Nonostante fossero trascorsi sette anni Mancino riuscì a dimostrare la sua estraneità ai fatti attribuendo la conversazione telefonica ad un suo collaboratore. Lo stesso Saladino negò di aver mai conosciuto Mancino. Al contrario la superteste Caterina Merante, manager della società Why not, dichiarò che Saladino le disse di averlo incontrato almeno in tre occasioni. Anno 2010, nuove ombre offuscano la figura di Nicola Mancino. A chiamarlo in causa questa volta è Massimo Ciancimino, figlio del sindaco mafioso di Palermo don Vito, durante la deposizione al processo all’ex capo dei Ros Mori per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano. Secondo Ciancimino Jr gli ex Dc Virginio Rognoni e Nicola Mancino, sarebbero stati nei primi anni ’90 i garanti della trattativa tra lo Stato e la Mafia. Emerge dal racconto di Massimo Ciancimino un quadro agghiacciante. Se anche solo la metà delle sue dichiarazioni fosse vera bisognerebbe riscrivere la recente storia d’Italia. Il caso Del Bono “non docet” e nonostante le pesanti ombre Mancino non si dimette e si limita a querelare Ciancimino Jr per diffamazione. Il figlio dell’ex sindaco del sacco di Palermo, seguendo una linea “bipartisan”, rilancia le accuse contro il clan berlusconiano dichiarando che il padre investì denaro di provenienza illecita nel complesso residenziale “Milano2” realizzato negli anni ’70 dal futuro premier Silvio Berlusconi. Dichiarazioni shock che si vanno ad aggiungere a quelle del pentito Giuffré secondo cui Forza Italia e Dell’Utri sarebbero stati referenti di Cosa Nostra. Con questo fior di classe politica, risulta più pericoloso passare dalle parti dei palazzi romani del potere, piuttosto che nel Bronx in piena notte.Emanuele Bellato



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