mercoledì 27 gennaio 2010

STATO DI DIRITTO

Leggo che un tribunale olandese ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno ad una lavoratrice precaria che era stata licenziata da un manager del colosso McDonald's perché si era permessa di aggiungere, in perfetta buona fede, una fetta di formaggio al panino di un suo collega. Il giudice ha esclamato: "E' solo una fetta di formaggio...", accogliendo così il ricorso della malcapitata. Ora, il punto però è un altro. Data per scontata la palese irragionevolezza di una misura drastica come il licenziamento in tronco di una povera precaria per una vicenda irrisoria come questa, non sarebbe piuttosto il caso di punire l'atteggiamento irresponsabile del manager macchiatosi di un comportamento così grave con una pena adeguata e cioè il carcere? Tali condotte vessatorie e umilianti, infatti, messe in atto da chi ricopre ruoli apicali, e praticate in danno di persone gerarchicamente sottoposte, deboli e sfruttate, devono trovare risposte adeguate. Il diritto però non si inventa. E se le attuali legislazioni europee allo stato non consentono, neppure con una interpretazione estensiva, di incarcerare per lungo tempo questi moderni aguzzini e schiavisti, è bene che il legislatore provveda da subito a tipizzare nuove norme di reato che consentano di contrastare queste moderne e subdole forme di riduzione in schiavitù. La singola lavoratrice oppressa può anche accontentarsi del riconoscimento del suo diritto in sede civile. Ma la società nel suo insieme deve pretendere di più. Deve pretendere il ripristino della civiltà e della legalità attraverso la tutela di principi più alti e universali che non possono essere impunemente sfregiati. Solo nella misura in cui si aprono le porte del carcere per chi pone in essere condotte come quelle in oggetto, uno Stato moderno può dirsi può definirsi realmente democratico e pienamente legittimo.

Francesco Toscano
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