Ieri sera sul digitale ho visto una trasmissione di una emittente calabrese, Telespazio, che trattava dei recenti fatti accaduti a Rosarno. Nel talk show erano ospiti opinionisti e politici locali, un programma simile a quelli che si possono vedere su Tva, Rete Veneta o Canale Italia. L’ho guardato perché ero interessato a conoscere il punto di vista di chi è a stretto contatto con la realtà dei fatti assurti a rilevanza nazionale. Con mia grande sorpresa ho notato, ascoltando gli interventi, un grado di intolleranza paragonabile solo a quello di alcuni focosi leghisti alla Borghezio. Un avvocato del Pdl ha apprezzato la “sensibilità” del ministro Maroni nel deportare i migranti in quanto li avrebbe salvaguardarti da eventuali ripicche. Immediatamente ho pensato, ma viviamo in un paese civile e democratico o nel Far West? Un giovane udiccino, con la solita pietas cristiana che contraddistingue i post-democristiani a tutte le latitudini, ha giudicato gli spari e le sprangate di alcuni cittadini consequenziali al fatto che un immigrato avesse pisciato davanti al portone della casa di un anziano signore. Il problema allora non è aver trascurato negli anni la questione immigrazione, ma quello di essere diventati un popolo razzista. L’era berlusconiana ha ammorbato le coscienze ed imbarbarito il Paese. La leva della paura del diverso raccoglie sempre consensi, necessari per andare al potere, ma poi crea situazioni simili a quelle di Rosarno, dove, in un mondo capovolto, le vittime non sono gli africani sfruttati ed umiliati con paghe da fame, ma quelli che agitano le spranghe e sparano senza preoccuparsi di poter spegnere una vita umana. Ormai è troppo tardi ed anche quando ci sveglieremo dall’incubo berlusconiano rimarranno delle ferite profonde, difficilmente rimarginabili.Italo Di Giacomo
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