A Rosarno, difficile paese nella piana di Gioia Tauro, è scoppiata una rivolta. Quella di un gruppo di immigrati, prevalentemente africani, esasperati per le inumane condizioni nelle quali sono costretti a vivere e per le continue vessazioni subite dalla popolazione indigena. La miccia che ha fatto scatenare l'inferno, è rinvenibile nell'aggressione subita da alcuni extracomunitari da parte di persone del luogo non identificate, che hanno avuto la "bella pensata" di sparare alcuni colpi di pistola ad aria compressa contro i migranti, non si sa se a scopo "ludico" o intimidatorio. Gli africani sono prevalentemente impiegati nel settore della raccolta degli agrumi, costretti a massacranti turni di lavoro, mal pagati e senza diritti. Sono i moderni schiavi, che la nostra ipocrita società fa finta di non vedere o, al più, quando li guarda, sceglie di lavarsi la coscienza porgendo ai disperati una finta mano di solidarietà carica di superfluo. Per uscire dall'invisibilità nella quale sono relegati, sono costretti a mettere in scena forme di protesta esasperate. La fine del concetto di lotta di classe non ha eliminato infatti né gli sfruttati né gli sfruttatori. E di fronte a scenari del genere, tornano prepotentemente attuali le teorie che individuano nel materialismo il motore della storia. Che cosa ce ne facciamo del rispetto formale di regole vuote, di fronte all'annichilimento della dignità sostanziale di migliaia di uomini? Dove è lo sbandierato stato di diritto, che impone il primato della legge uguale per tutti, preziosa conquista dell'illuminismo e dell'umano progresso nel buoi delle coscienze palesatosi a Rosarno? E’ legittimo chiedersi quali valori o legittimi interessi difende, in concreto, una politica locale e nazionale ridotta ad informe oligarchia autorappresentativa? I processi politici servono solo nella misura in cui si fanno carico dei bisogni reali che intendono rappresentare. Quando, come oggi, si riducono a mera gestione del potere per fini personali o di lobby, rendendo opachi e indistinti gli interessi castali che si vogliono tutelare, la democrazia rappresentativa diventa giocoforza un guscio vuoto. E' il caso del nostro povero paese, in ottima compagnia a dire il vero pure su scala globale. Quando il diritto lascia il posto all'arbitrio, e le sovrastrutture formali paiono pensate per garantire il perpetuo consolidarsi di un ordine sociale iniquo e prevaricatorio, pensato sulla base di un nuovo modello schiavistico che cancella anni di conquiste e di progresso, crollano di schianto secoli di facili speranze e di illusioni illuministiche. E l’uomo finisce per trovarsi solo, in compagnia dell’abisso delle sue rituali miserie.Francesco Toscano



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