giovedì 31 dicembre 2009

BUON ANNO!

Pioggia e sole. Giorno dopo giorno. Sempre e per sempre “Vicenza Popolare” dalla stessa parte la troverai. Sopra i tetti con i lavoratori, con i precari e i disoccupati. Questa è l’unica nostra certezza. Il 2010 si preannuncia già come un anno difficile. Venti di guerra soffiano in tutto il mondo e la crisi economica continua a mietere vittime incolpevoli. Noi non staremo in silenzio, continueremo a R-esistere, a fare contro-informazione e non ci faremo comprare, intimidire o imbavagliare da nessuno. Buon 2010!

Lo Staff di Vicenza Popolare


mercoledì 30 dicembre 2009

SUSSIDI 2010 AI LAVORATORI SOSPESI

Vicenza. La ripresa della produzione nella piccola impresa è ancora timida e si preannuncia molto lenta l’uscita da una crisi che “morde” meno ma i cui effetti perdurano.
Intanto, con il 31 dicembre 2009 cessa per le aziende artigiane la possibilità di ricorrere allo strumento della “cassa integrazione in deroga” per far fronte ai periodi di poco lavoro. Gli attuali stanziamenti si limitano alla copertura dell’anno in corso e ci vorrà tempo per avere a disposizione eventuali fondi per il 2010.
Per consentire alle aziende artigiane di evitare riduzioni di personale nei primi mesi del 2010, le Organizzazioni Artigiane e Cgil, Cisl e Uil, con l’accordo regionale del 4 dicembre scorso, hanno riattivato lo strumento della sospensione, che consente l’intervento combinato dell’Inps e dell’Ente Bilaterale Artigianato Veneto (Ebav) con sussidi a favore dei lavoratori sospesi.
L’alto numero di aziende artigiane attualmente in cassa integrazione con scadenza a fine anno può tradursi in un conseguente alto numero di richieste di proroga degli interventi a gennaio. Per far fronte a tale emergenza, il nuovo accordo regionale ha previsto nuove procedure semplificate per attivare nel 2010 gli interventi di sospensione per mancanza di lavoro nelle aziende artigiane di tutti i settori, edilizia esclusa.
Per attivare tali procedure l’azienda, in regola con la contribuzione all’Ebav, deve comunicare alla propria Associazione artigiana provinciale, tramite apposito stampato (Mod. Sosp 2010), i periodi di mancanza di lavoro durante i quali intende sospendere i dipendenti. Il Modello Sosp 2010, il testo dell’accordo regionale e tutta la documentazione necessaria per attivare e completare la nuova procedura sono reperibili nel sito dell’Associazione Artigiani di Vicenza (www.artigiani.vi.it), nel riquadro posto sulla spalla sinistra in basso e titolato “mancanza di lavoro: sospensione - cigs in deroga”.
Si ricorda che l’indennità dell’Inps spetta, ai lavoratori che ne hanno i requisiti, solo a condizione che vi sia la corrispondente erogazione del sussidio Ebav, la cui domanda va presentata esclusivamente presso gli sportelli Ebav di Cgil, Cisl o Uil.
(c.s.)

ER FATTACCIO

Carissimi lettori, a quanto pare sono in molti ad aver “letto male” l’articolo di Luca Telese su Renata Polverini se il direttore de “Il Fatto”, Antonio Padellaro, si è premurato di dedicare addirittura l’editoriale di prima pagina sul numero in edicola oggi. Il titolo è tutto un programma “La fine dell’appartenenza” in cui il direttore denuncia le inadeguatezze della sinistra e giustifica la “provocazione” di Telese di votare a destra per punire la sinistra. A parte che se si fosse trattato di una provocazione, l’autore del pezzo non si sarebbe soffermato sulle presunte qualità della candidata berlusconiana. Vuoi vedere che anche Il Fatto soffre della sindrome di Stoccolma e si è innamorato dei propri carnefici? Si sono già dimenticati le parole del piduellino Cicchitto quando in aula, in preda all’odio più feroce, e trasfigurato in volto, associò “Il Fatto” all’asse dei network del male? Diamo atto al direttore Padellaro di aver corretto il tiro rispetto all’articolo incriminato: “I giornalisti de II Fatto - ha scritto ieri Luca Telese - pur diversissimi fra loro non amano l’astensionismo e il qualunquismo apocalittico” ed aver contemplato anche la possibilità del non voto: “Ci si può quindi meravigliare - scrive nell’editoriale di oggi Padellaro - se la sopportazione di un elettore di sinistra, superato un certo limite, cominci a vacillare? E se costui, spazientito da logiche che non comprende, metta nel conto la possibilità di non più votare? O di votare per il candidato avverso”. Le ideologie saranno anche morte, i partiti superati, ma resta comunque viva la coerenza verso se stessi e la propria storia e questa non bisogna mai tradirla.

Emanuele Bellato

martedì 29 dicembre 2009

VIVA L'ITALIA, NONOSTANTE TUTTO

Sta per finire l'anno ed è ora di tirare le somme. Arduo se non impossibile. S’invecchia e la memoria è corta. Proviamo a dire qualcosa. Nel mondo non sono finite le guerre e le dittature. Non tutti sono in pace tra di loro. Si continua a morire di fame, il clima sembra essere impazzito (o così vogliono farci credere) e le conferenze contribuiscono a farlo impazzire. La nota casa dolciaria ha perso la speranza di salvare gli orsi dallo scioglimento dei ghiacciai. La pena di morte continua a fare i suoi sei/sette mila morti annui (quelli ufficiali). L’influenza di turno ha canalizzato paure e attenzioni spropositate (almeno pare). Il petrolio oscilla su e giù… l’oro ai massimi, le banche stringono le borse, sempre più poveri e sempre meno ricchi ma più ricchi!
In Italia da settimane si parla, parla… si litiga su ciò che è successo al Cavaliere Silvio Berlusconi, ora è caduto anche Benedetto XVI sia mai prima di “Papi” anche se nella classifica degli uomini potenti lo precede di una posizione (10 e 11 posto rispettivamente). Sono anche loro uomini e cittadini come tutti noi che ogni giorno rischiamo la vita sul lavoro, sulle strade, sotto la pioggia che fa franare colline, fiumi che rompono gli argini, sopra la terra che trema, in una stazione in cui un treno di vagoni di gas causa una vampata da 32 morti. L’incolumità del premier e del Papa sono da perseguire e ogni violenza è deprecabile. C’è da rilevare anche un crescente disagio sociale, viene meno la libertà di dissentire. Ma gli italiani non sembrano essere disposti ad ingoiare tutto ancora una volta, accettare la situazione in cui stiamo finendo. Sembra si voglia mettere un bavaglio (che fa rima con Travaglio), qualcuno vuole bendarci gli occhi per non farci vedere. Ma non vi rendete conto che va sempre peggio? L’uscita dalla crisi non è una cavalcata trionfale ma un lungo travaglio… E noi a turarci il naso ogni volta che andiamo alle urne. Chiudiamo le orecchie per ciò che sentiamo: “2010 anno delle riforme”. Quali? Da parte di chi? Verso dove? Un’Italia migliore. Se se! Ci manca solo che ci chiudano la bocca, sarebbe meglio, perché di rospi amari ne abbiamo già ingoiati, dunque bocca chiusa, o come si diceva una volta acqua in bocca. Si l’acqua, quella che beviamo dai rubinetti, avete presente? La si vuole privatizzare e occhio perché dopo resta solo l’aria. All’aria, già inquinata che respiriamo ci stanno pensando. Non privatizzabile, pena la morte di chi non la potrà comprare. Dunque, per l’aria sono previste le centrali nucleari; e giù con le scorie. Ma servono le centrali nucleari? In Veneto serve? Nel frattempo, per primi tra dieci circa progettati e in via di realizzazione mi pare, abbiamo fatto e inaugurato un rigassificatore… Bravo Galan. Peccato che ti han fatto le scarpe. E l’Italia degli inceneritori? Che mi dite di Napoli, Palermo sommerse dai rifiuti? Occhio (e naso, la mondezza puzza) perché Roma si è salvata in quanto il Governo ha sganciato un contributo sostanzioso per ripianare i buchi. Intanto le discariche abusive le abbiamo sotto casa, incivili che non siamo altro… Per non parlare poi dell’Irpef… cari sindaci vi han svuotato le tasche. L’Italia che manda ottocento soldati a spalare la neve tanto l’esercito e le gazzelle non possono uscire in quanto le gomme dei mezzi sono quelle inadatte e se ci sono manca il gasolio… che Italia! L’Italia del lodo Alfano… bocciato. Mai una bocciatura ha suscitato tanto clamore. Dai Angelino, che ce la fai, altrimenti dove vai? Lodo bis! E l’Italia del segretario eletto dagli elettori… ma questa è una bella notizia. Forza Bersani!
L’anno che si chiude con il dilemma Cassano sì, Cassano no in Nazionale… e si apre con il Cassano sì, Cassano no… Cambia niente, tanto deciderà Lippi! Dicono Cassano convoli a nozze proprio durante i campionati sudafricani e allora si andrà senza Cassano. E ci mancherebbe, Campioni del mondo lo siamo! Bravi. Ma in casa nostra mica tanto campioni. L’Italia dei sondaggi. Dei numeri. L’Italia della crisi da cui continuano a dirci che siamo usciti fuori per primi e meglio. L’Italia del PIL. L’Italia unita nella forza del volontariato che è sempre più scoraggiato. L’Italia degli scandali: veline, escort, trans, mafia si…mafia no. L’Italia che sale sui tetti delle fabbriche e grida allo scandalo di essere stati venduti per “trenta denari” al liquidatore di turno scambiato per benefattore… Non c’è lavoro? Ci tolgono la dignità di operose persone. L’Italia dello scudo fiscale. Bene, ne sono ritornati di soldini e allora ecco la proroga… Far emergere e rinascondere… l’evasione fiscale, uno dei giochi preferiti dagli italiani… si salvi chi può. Siamo tutti un po’ evasori, chi il Canone Rai (ingiusto), chi declina la fatturazione, chi più chi meno, chi tanto, tantissimo, troppo. Chi nasconde i quadri d’autore in cantina e ha mandato sul lastrico migliaia di investitori. Il rischio! E c’è chi vuole sperare di vincere il lotto, chi si mangia la tredicesima nel gioco. L’Italia del win for life… Torniamo seri. L’Italia dei ritardi e dei difficili rimborsi. L’Italia delle code estive, delle code invernali. L’Italia dei tornelli, della tessera del tifoso. L’Italia dei farabutti, ma per quelli ci sono i processi. I processi lenti che si vogliono sveltire facendoli saltare, ops… prescrivere.
L’Italia da unire con un ponte (si cara Lega). Fatta l’Italia, bisogna unire gli italiani, possibilmente separandoli da tunisini, marocchini, nigeriani, nomadi tutti da respingere. E i rumeni? No ora quelli sono comunitari (purtroppo, dice qualcuno). Ma su dai ci son sempre i turchi da fermare. L’Italia del ponte dicevo, unire, mettere in comunicazione… dopo quello sullo stretto di Messina prepariamoci a quello con la Sardegna… Nulla è impossibile a Silvio. Ma se tra Lombardia ed Emilia son mesi che aspettano un ponticello sul Po’, Bah! Glielo fate si o no? E il ponte sull’Astico per noi vicentini per andare a Pedescala, venti metri, mesi di ritardi, pensate ai poveri cittadini che fanno un giro enorme per andare ad Arsiero o dove han bisogno.
In Italia, ci sono state tante battaglie e tante liti dovute ad un malessere generale ed è tornato di moda quell’ “abbassare i toni”, condito dalla possibilità di prendere un Valium con cui l’on.Fini vorrebbe calmare Feltri. Oh Calderoli che offri l’antigelo, quasi fossi il quarto re magio, per mantenere un clima caldo di dialogo e confronto. Ma un po’ di Valium potrebbero prenderlo a destra, a sinistra, al centro, magari Napolitano in vista del discorso di fine anno… Staremo a sentire. L’antigelo lo diamo ai nostri aereoporti che si sono ritrovati sprovvisti. Profezia. Vedrete che quest’anno mancherà pure il sale da spargere sulle strade. Ve lo dico io, siamo rimasti senza carta per fare una misera fotocopia a scuola e udite udite: “finiti i fondi”. Bene e allora giù a dettare che non fa male. Fa male? Allora vai con i gessetti… ma vuoi vedere che finiscono anche quelli.
Io ho la netta sensazione che chi ci rappresenta pensa solo a rimanere più a lungo al potere per fare i propri personali interessi.
Oh! Forse qualcosa mi è sfuggito… non posso ricordare tutto, un po’ come nella confessione di Natale: “padre, mi assolva da ciò che non vedo o non ricordo”.
Una cosa ancora la dico: ho la sensazione che non c'è nessuno che cerca di pensare alle persone che compongono questo stato.
Oh, sia ben chiaro. Ci sono tante cose che vanno bene. Magari adesso non le ricordiamo.
Cosa augurare all’Italia! Speriamo che sia un 2010 migliore.
Ma sì dai. Notti magiche, inseguendo un goal, il cielo sopra Berlino è azzurro… ma sì dai. Forza Italia (ora si può dire liberamente) vinci il mondiale sudafricano.
Saluti e auguri a tutti di buon anno!

Ivano Maddalena

CHE MONDO SAREBBE SENZA RUTELLI?

Rutelli, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. In una sola vita, ancora soltanto a metà, è riuscito ad essere radicale e papista, garantista e giustizialista, centrista e bipartitista. Grande Rutelli. Chi di voi ricorda la delicata analisi con la quale “Ciccio Pio” (da leggere in romanesco) commentò la caduta in disgrazia di Bettino Craxi? “Voglio vederlo mangiare il rancio in galera”, disse con fare greve il Nostro. Commenti da vero duro. Ma come tutti i duri, anche Francesco con gli anni ha finito con l’ammorbidirsi. E infatti oggi denuncia con fare sempre più serioso i rischi e i limiti di un Pd ostaggio della deriva oltranzista del tribuno Di Pietro. Bene Rutelli, sempre pronto a spendere una parola di saggezza e capace di abbandonare comodi lidi per il gusto della sfida e per amor di impresa. Recentemente Rutelli, infatti, ha fondato insieme all’inquieto Tabacci un movimento politico chiamato Api. Lo ha fatto perché sente il bisogno di recuperare il Centro (e vai!), quello stesso centro che aveva archiviato pochi anni prima sciogliendo la Margherita per sposare in toto le pulsione anglosassoni di Veltroni. Acqua passata. Finite le suggestioni oniriche di Walter “l’Africano”, Francesco è tornato sulla terra. Ma Rutelli non è soltanto un instancabile fondatore di partiti a sfondo bucolico e campestre. E’ anche un uomo delle istituzioni. E che uomo! In questo scorcio di legislatura ha ricoperto da par suo, prima di dimettersi per nobile senso di responsabilità, nientemeno che il Copasir. E che è? Direte voi. Come che è? E’ il comitato di controllo sui servizi segreti. Si, ma che fa? Come che fa? Lo dice la parola stessa… controlla, vigila, approfondisce. Insomma è un presidio a difesa delle istituzioni democratiche, mica pizza e fichi. E fino a quando c’era Rutelli alla guida potevamo stare tutti tranquilli. Nel marzo del 2009 il Presidente del Copasir, all’uopo, aveva fronteggiato con piglio, cipiglio e puntiglio nientemeno che “il caso Genchi”. Il caso cioè riguardante l’ex vicequestore di Palermo, nonché consulente informatico del Pm de Magistris per la delicata inchiesta Why Not che ruotava intorno alla figura del capo della compagnia delle opere in Calabria Tonino Saladino. “Si tratta di una vicenda di enorme rilievo per le istituzioni democratiche… un vero e proprio pedinamento informatico”, tuonò il Presidente. Un fatto grave. Secondo Rutelli e non solo, infatti, Genchi è un pericolo perché avrebbe raccolto un numero impressionante di dati, un cifra oscillante “tra i 14 e i 18 milioni di righe di traffico telefonico”. Un numero davvero imponente e quasi sovrapponibile con quello dei partiti cambiati da Rutelli. Meno male che Ciccio c’è, verrebbe da intonare. Se non fosse per un dato puramente statistico e tutto sommato marginale in un paese come l’Italia dove il concetto di conflitto di interessi non appassiona nessuno. Tra tutti quei tracciati ce ne sarebbero, a leggere “Il Caso Genchi”, edito da Aliberti, pure alcuni che riguarderebbero lo stesso Rutelli. Sarà vero? O saranno soltanto sottili congetture del temibile consulente? Vai a saperlo. Speriamo che a qualcuno venga voglia di fare chiarezza. Una cosa però è certa. Con Rutelli non ci si annoia mai.

Francesco Toscano


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IL FATTO CHE NON TI ASPETTI

Sono d’accordo con la tesi del Fatto Quotidiano che D’Alema e i suoi scagnozzi, in primis Latorre, stanno distruggendo il Pd, però ce ne passa dal sostenere la destra, come fa nella prima pagina di oggi il giornalista Luca Telese, che si dice pronto a votare nel Lazio Renata Polverini. Mi piacerebbe sapere se questa è anche la linea del direttore Padellaro, ma presumo di sì, visto che Telese utilizza il plurale quando afferma “i giornalisti de Il Fatto pur diversissimi tra loro non amano l’astensionismo e il qualunquismo apocalittico”. Ad un certo punto ho pensato persino di essermi sbagliato ed aver acquistato una copia de Il Riformista. Dubbio rinforzato leggendo la terza pagina dove viene pubblicato un ritratto dell’ex sindacalista di destra che piace a tutti (tranne a me, a quanto pare) e che nei manifesti elettorali, freschi di stampa, sfoggia una bella giacca rosso fiammante. Segnale interpretato come un ammiccamento a sinistra. Luca Telese, già portavoce di Rifondazione, già conduttore televisivo e giornalista de Il Giornale di Berlusconi (fino al 14 agosto del 2009) tesse le lodi della lady di ferro de noaltri: “Renata Poleverini è donna, è laica, si occupa dei lavoratori, ed è più a sinistra della Binetti”. Il suo ultimo libro è stato proprio profetico: “Qualcuno era comunista”… (e.b.)

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PROCESSO ALLA GUERRA

I sudditi di Sua Maestà Elisabetta II conosceranno presto la verità circa le responsabilità della Gran Bretagna nella cruenta invasione dell’Iraq iniziata a marzo del 2003 e della successiva occupazione militare tuttora in corso.
Ad indagare la “Chilcot Inquiry”, una commissione di inchiesta presieduta da Sir John Chilcot. Testimone chiave, ma sarebbe più corretto dire imputato principale, Tony Blair. Sull’ex astro della sinistra internazionale aleggia la velata ma pesante accusa di crimini di guerra. Fu lui infatti a portare 45.000 soldati britannici in guerra a fianco degli Stati Uniti di George W. Bush. Per vincere lo scetticismo popolare Blair mentì circa il possesso di armi di distruzione di massa da parte del regime di Saddam Hussein. Le bugie per fortuna hanno le gambe corte e adesso sappiamo tutti che in Iraq non c’erano arsenali segreti o fantomatiche armi chimiche.

L’ex premier Tony Blair, prima di testimoniare davanti alla Commissione, con una mossa astuta atta ad ammorbidire l’opinione pubblica, ha rilasciato una lunga intervista alla Bbc in cui ha difeso senza se e senza ma le scelte passate del suo governo e con un cinismo senza eguali ha parlato di “guerra giusta” pur sapendo dell’inesistenza delle armi di sterminio.
Il giornale progressista “Independent” è pronto a scommettere sull’impunità di Blair definito “l’intoccabile, al di sopra della giustizia”. Comunque sia, da Londra ci giunge una grande lezione di democrazia.

Emanuele Bellato

lunedì 28 dicembre 2009

VICENZA: CONCERTO DI CAPODANNO

Al Teatro Comunale Città di Vicenza torna il tradizionale concerto di Capodanno dell’ Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza.

Nella Notte di San Silvestro, torna la grande tradizione sinfonica al Teatro Comunale Città di Vicenza che vede, a partire dalle ore 22.00, protagonista l’Orchestra del Teatro Olimpico nell’amatissimo concerto che chiude l’anno 2009 ed apre il 2010 con magiche e sognanti atmosfere benauguranti.
Dal folclore mediterraneo, al grande repertorio rossiniano, dalla struggente dolcezza di un'immortale ninnananna, al musical e alle immancabili atmosfere della famiglia Strauss. L’appuntamento della notte di Capodanno vede, quest’anno, protagonista, insieme all’Orchestra, la soprano Anna Maria Di Filippo,
vincitrice al concorso internazionale per voci liriche “Gondola d’oro” di Venezia e solista in prestigiose collaborazioni con l’Orchestra del Teatro la Fenice di Venezia, con il Coro e Orchestra dell’University School di Londra con la stessa Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza.
Come d’uso, la OTO, diretta dal Maestro Giancarlo De Lorenzo, proporrà nella serata grandi classici della tradizione, in una cavalcata musicale tra generi, epoche e continenti diversi: il concerto prende avvio con il Capriccio Italiano di Cajkovskij, con la sua trascinante fanfara d’apertura e la sua travolgente tarantella conclusiva, da “Il barbiere di Siviglia’’, una dolce aria d’amore che chiude l’omaggio alla musica dell’800 del concerto ed apre le sonorità del contemporaneo. Infatti, attraversato l’oceano, giungeremo negli Stati Uniti per godere di tre celeberrime “song”: Sommertime di Gershwin, I Could Have Danced All Night di Loewe e I Feel Pretty di Bernstein.
Il concerto, ripropone, nella sua seconda parte, un tributo alla famiglia Strauss (Johann padre e figlio) e agli immancabili Valzer, le polke dei suntuosi balli di corte della Vienna imperiale di fine Ottocento, fino a concludere la serata con la benaugurante Radetzky Marsch.
Alla fine del concerto, il tradizionale saluto al Nuovo Anno con tutti gli orchestrali.

Per informazioni 0444 324442
www.tcvi.it

PROGRAMMA:

Pëtr Il’ic cajkovskij
Capriccio Italiano op. 45

Gioachino Rossini
dall’opera ‘‘Il barbiere di Siviglia’’
Una voce poco fa

George Gershwin
dall’opera ‘‘Porgy and Bess’’
Summertime

Frederick Loewe
dal musical ‘‘My Fair Lady’’
I Could Have Danced All Night

Leonard Bernstein
dal musical ‘‘West Side Story’’
I Feel Pretty

Johann Strauss II
Kaiser-Walzer op. 437
Annen Polka op. 137
Fruhlingsstimmen op. 410
Tritsch-tratsch-polka op. 214
An der schoenen blauen Donau (Sul bel Danubio Blu) op. 314
Joseph Strauss (1827-1870)
Pizzicato Polka op. 449

Johann Strauss I
Radetzky Marsch

Anna Maria Di Filippo soprano
Giancarlo De Lorenzo direttore
Orchestra del Teatro Olimpico

IL CASO GENCHI. MAFIOCRAZIA

Sto finendo di leggere “Il Caso Genchi”, scritto da Montolli ed edito da Aliberti, e mi sento come catapultato in una realtà parallela. Sono allibito dalle cose che leggo. Un mondo oscuro, violento, perverso, obliquo e ambiguo mi si è aperto davanti, impedendomi di guardare alle cose di prima con gli stessi occhi. Prima che politico, mi affligge un dramma umano, cosmico oserei dire, dove le miserie dell’uomo si sublimano e diventano prassi, consuetudine e vanto. Mi domando dove ho vissuto fino ad oggi, mi chiedo quali delle certezze che coltivavo fino a pochi giorni fa, possano ancora resistere di fronte ad uno scenario come quello prospettato da Montolli, dove non filtra un filo di luce ma tutto e tutti rimangono ostaggio delle tenebre più scure. Superato lo shock iniziale mi domando: “E se non fosse vero?” E se, magari, i fatti, i nomi e gli avvenimenti sconvolgenti riportati in maniera così precisa, maniacale. nel libro fossero solo il frutto della fervida fantasia dell'autore? O peggio, si rivelassero soltanto un insieme di bugie volte alla destabilizzazione delle sane istituzioni che tengono i fili del potere legittimo in Italia? I dubbi mi circondano. Dubbi non archiviabili nell’oblio della coscienza. Noto con stupore però che intorno alle gravissime questioni sollevate nel documento pubblicato da Aliberti, non si è sviluppato un sano dibattito in grado di orientare la pubblica opinione sulla veridicità o meno dei fatti riportati, ma al contrario è calato un assordante silenzio. Perché? Perché nessuno sente il dovere di dare delle risposte convincenti, capaci di allontanare gli incubi che afferrano e tengono in ostaggio chiunque abbia avuto l’ardire e il coraggio di affrontare una lettura che giocoforza in pochi attimi distrugge secoli di democrazia e illuminismo? Non riesco a trovare una risposta convincente. O forse, più vigliaccamente, non voglio accettarla.

Francesco Toscano
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BASSANO: CONCERTO DI CAPODANNO

Riceviamo e pubblichiamo:

Chiusura d’anno nella migliore tradizione viennese. Mercoledì 30 dicembre al Teatro Remondini, il concerto di Capodanno della Filarmonia Veneta

A conclusione di un anno ricco di iniziative e appuntamenti dal quale si sono ottenuti importanti consensi da parte di un pubblico sempre più qualificato e numeroso, l'Assessorato allo Spettacolo di Bassano presenta l’ VIII° edizione del Concerto di Capodanno; l'appuntamento, che si rinnova tradizionalmente, è per mercoledì 30 dicembre ore 21.00 al Teatro Remondini.
Protagonista sarà, ancora una volta l'Orchestra Filarmonia Veneta, che nata nel 1980, compie trent’anni. E per questo importante compleanno ha deciso di regalarsi un nome nuovo. Da oggi, infatti, si chiamerà “Orchestra Regionale Filarmonia Veneta”: un solo aggettivo in più, quindi, ma dal grande significato, che premia trent’anni d’impegno a servizio della musica e di chi la ama. Già preziosa partner in numerose produzioni liriche del festival bassanese, è qui diretta dal Maestro Stefano Romani in un programma dedicato ad augurare a tutta la città uno splendido 2010.

Il programma proposto è un viaggio musicale tra la straordinaria energia di valzer, polke e marce viennesi, che daranno così forma - attraverso la musica - ad autentici luoghi di felicità.
La storia del valzer di Vienna come oggi lo intendiamo comincia da Johann Strauss padre e da Joseph Franz Karl Lanner che, a partire dagli anni Trenta dell’Ottocento, adattarono ai valori mondani della Vienna imperiale un ballo di origine contadina, contendendosi il titolo di Direttore dei balli di corte in quella città che in breve tempo divenne un'unica grande sala da ballo. E proprio dal meno famoso Lanner inizia questo concerto: dal suo Die Mozarstisten col quale realizzò uno dei suoi più celebri valzer con temi delle opere mozartiane “Don Giovanni” e “Il Flauto Magico”, nel quale l’irresistibile “um-pa-pa” (che i viennesi scandiscono “èss-tam-tam") e la musica assoluta del più straordinario teatro d’opera si uniscono in una pagina virtuosistica e brillante.
Per assecondare il dilagante amore per il valzer del suo tempo, anche l’Ouverture all’operetta Dichter und Bauer prevede un cadenzato valzer sentimentale tra gli iniziali ritmi esuberanti e quelli veloci e sincopati che rendono sgargiante questa pagina di von Suppé, compositore che firmò una trentina di operette velocemente oscurate dalla patina del tempo.
Ma mentre l’Austria rotea a ritmo di valzer, nel 1842 la musica proveniente da un altro enorme impero irrompe sulla scena musicale europea, con la fresca energia di una troika al galoppo. E’ la musica del primo “grande musicista russo”, che s’impone con la smagliante Ouverture dell’opera Ruslan e Ljudmilla. Glinka apre così, cronologicamente, un elenco di compositori straordinari. tra i quali un posto d’onore lo merita certo Pëtr Il'ič Čajkovskij, che durante un soggiorno romano del 1880 concepì il Capriccio Italiano: un susseguirsi di danze popolari del Belpaese che si conclude con una trascinante tarantella, strumentata con mano leggera e una ricca e gaia tavolozza di colori.

Si ritorna a Vienna, dove Johann Strauss jr. riunì la sua già consolidata fortuna e quella ereditata dal padre nel 1849 per costruire a una “impresa Strauss” che riuscì a far danzare tutta Europa e anche gli Stati Uniti.
E non solo a tempo di valzer: grande successo conobbero anche, ad esempio, la scintillante Indigo Marsch arrangiata con melodie tratte dalla sua prima operetta, "Indigo und die Vierzig Rauber" e la Persischer-Marsch che l’allora Scia di Persia, Nasser ad-Din, gradì in modo particolare, tanto che il compositore fu insignito della “medaglia Persiana dell'Ordine del Sole”.
La polka Process, così come suggerisce il nome, fu composta per un’associazione di universitari della facoltà di Legge di Vienna ed è una delle polke più veloci ed esuberanti dell’enorme catalogo del compositore: la sua gaiezza dà anche credito a chi rileva che nel periodo in cui Johann la compose suo fratello minore Eduard aveva appena vinto una causa contro un critico musicale che aveva scritto male della sua musica…
Nordseebilder (“Immagini del Mare del Nord”) nacque durante una vacanza di Johann nelle isole dell’arcipelago Fohr: i suoni del mare del nord vi sono descritti con tale felice contrasto che alla sua prima esecuzione il valzer dovette essere replicato per quattro volte, per assecondare l’entusiasmo del pubblico. Evoca, invece, un suo viaggio non compiuto l’energica ed esotica Russischer Marsch, scritta nel 1872 in previsione della dodicesima tournée russa, alla quale preferì la conduzione del più redditizio Giubileo delle Nazioni a Boston.
Di suo fratello Josef, Johann Strauss affermava: “E’ lui quello con più talento, io sono solo quello più famoso”. Jockey polka (“Polka del fantino”), è una breve e fulminante prova dell’effervescente abilità compositiva di Josef, di cui si trova conferma anche nella brillante leggerezza di un’altra polka veloce, Im Fluge (“In volo”). Talento che non fu oscurato solo da quello del fratello maggiore, ma anche dal suo carattere introverso e dalla sua versatilità, grazie alla quale si espresse anche come architetto, pittore, poeta, drammaturgo, cantante e inventore.
Ma torniamo al valzer. Anzi, al re di tutti i valzer: quello di cui Johannes Brahms rimpiangeva di non essere l’autore; quello che all’Esposizione Universale di Parigi del 1867 riscosse un tale successo da far guadagnar a Strauss il sopranome di “Napoleone dei compositori”; quello che a Boston fu eseguito da ben 20.000 musicisti, mandando in visibilio la città…
Quello che è un po’ l’inno ufficioso dell’Austria: An der schonen blauen Donau (“Sul bel Danubio blu”), che non può mancare in un concerto che saluta un nuovo anno che comincia.

Informazioni e prevendite Biglietteria Operaestate Festival Via Vendramini, 35 tel. 0424 524214 dalle 14.30 alle 18.30

LA RUSSA: HAPPY XMAS

...A Livorno estremisti dell’area antagonista hanno deturpato i muri di diversi edifici scrivendo slogan offensivi contro il ministro La Russa, le forze armate e le banche. Naturalmente hanno utilizzato vernice rossa. Il Tg1 di Minzolini ha raccontato più o meno così l’episodio avvenuto la vigilia di Natale. Per la Voce del Padrone, nessuna ragionevole spiegazione per le ventuno scritte. Guai a dire (o meglio denunciare) che il ministro La Russa continua a fare apologia di fascismo in ogni dove, Livorno compresa, restando sempre impunito. In un macabro ritorno al passato torna utile la tristemente nota strategia della tensione. Politica ed informazione vogliono far credere che il paese sia in preda all’odio e alla cieca violenza rivoluzionaria. Puntano tutto sulla paura, per ergersi a pacificatori e continuare così a mantenere il potere indisturbati. Si ergono a pompieri, ma in realtà sono gli incendiari. Ogni volta che Di Pietro parla si scandalizzano e chiedono a gran voce di isolarlo, mentre quando è un ministro della Repubblica come la Russa ad abbandonarsi a toni poco consoni alla carica ricoperta, cala il silenzio. Così Ignazio Benito Maria La Russa, questo il nome integrale, figlio del senatore missino Antonio La Russa, durante la tradizionale cerimonia degli auguri natalizi svoltasi alla caserma Vannucci di Livorno si è lasciato andare alla nostalgia più bieca ricordando la “Decima Mas” e incorrendo nella decima gaffe: “Tra i reparti schierati in questo piazzale c’è l’elite delle nostre forze armate, come il Comsubin della marina, erede della non dimenticata X Mas”. …Eia eia alalà…

Paolo Sante

domenica 27 dicembre 2009

PALESTINA: GAZA, UN ANNO DOPO

E’ passato un anno esatto dalla sanguinosa offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza. L’ “operazione militare” (questo il termine edulcorato utilizzato dai media che non parlarono mai di guerra) denominata “Piombo fuso” cominciò il 27 dicembre 2008 alle ore 11:25 e durò 21 giorni. Raid aerei e intensi attacchi via terra e via mare provocarono oltre 1400 morti palestinesi (85% civili disarmati dei quali il 30% bambini). Con una sorprendente presa di posizione persino l’Onu ha recentemente accusato Israele di crimini di guerra per l’uso sproporzionato della forza, l’utilizzo di bombe al fosforo bianco (vietate dalla Convenzione di Ginevra) e gli attacchi intenzionali, ben sei, agli edifici dell’Unrwa, l’organismo a sostegno dei rifugiati palestinesi. Un vero e proprio genocidio in nome della democrazia e di una presunta guerra contro il terrorismo. Una barbarie che non conosce tregua e vuole cancellare dalla carta geografica la Palestina, la sua cultura, la lingua, l’architettura, e persino la religione (nei bombardamenti di Gaza furono rase al suolo ben 30 moschee). La situazione attuale nella Striscia di Gaza resta drammatica: mancanza di medicinali, di generi di prima necessità, addirittura di acqua, senza dimenticare le colture in rovina e la ricostruzione tutta da fare. Vengono negati persino gli aiuti umanitari. E’ ancora bloccato il convoglio di 1358 attivisti di “Viva Palestina” guidato dal parlamentare britannico George Galloway, partito da Londra il 6 dicembre scorso per una lunga marcia di pace che ha attraversato tutta l’Europa e il Medio Oriente. A Gaza diritto e pietà sono morti. E’ giunta l’ora di dire basta al massacro degli innocenti, di dire una parola di verità rispetto ad un’informazione asservita ai potenti e alle lobby, dedita alla manipolazione dei fatti e al rovesciamento della realtà. Da 60 anni i palestinesi, nonostante privazioni, bombardamenti, occupazioni, soprusi, blocchi, muri, assedi, discriminazioni, continuano a Resistere. Li chiamano terroristi, ma loro invocano semplicemente, con grande dignità, terra, lavoro e libertà.

Italo Di Giacomo


LIBRERIA POPOLARE N.80

Illusione nucleare. I rischi e i falsi miti
Zabot Sergio; Monguzzi Carlo
€ 12,00
2008, 156 p., brossura
Melampo

La crisi economica e l’incertezza delle relazioni internazionali spingono nuovamente i Paesi industrializzati verso l’energia nucleare, ridando voce anche in Italia ai fautori della sua convenienza e inevitabilità. Questo libro sfata con rigore scientifico alcuni luoghi comuni: che l’energia atomica sia abbondante e sicura, che costi meno, che non provochi emissioni di CO2. Le argomentazioni dei due autori sono stringenti: già ai ritmi di consumo attuali, si stima che entro 50 anni non ci sarà più uranio economicamente sfruttabile; i costi di costruzione dei reattori e del loro mantenimento sono già oggi fuori mercato; infine, il nucleare inquina, contamina irrimediabilmente interi territori, con il rischio di accentuare le criticità del cambiamento climatico in atto. Completa questo inquietante scenario l’idea, promossa dal G8, di una governance mondiale dell’energia. Una governance capace di tenere l’opinione pubblica all'oscuro delle centinaia di incidenti occorsi finora e abile nel convincere i Paesi emergenti a legarsi per i decenni a venire alle tecnologie nucleari dell’Occidente. I diritti di questo libro saranno devoluti ai bambini vittime dell’incidente alla centrale nucleare di Cernobyl del 1986.

L’insostenibile leggerezza dell’avere. Dalla teoria alla pratica: la decrescita nella vita quotidiana
Pignatta Valerio
€ 14,00
2009, 272 p., brossura
EMI (collana Giustizia, ambiente, pace)

In un passato anche recente molti preannunciarono che il sistema economico e il modello di sviluppo del mondo occidentale sarebbero presto entrati in collasso. Avevano ragione. Oggi sono molto chiari i limiti di questo sistema impostato sullo sfruttamento irresponsabile delle risorse naturali e sull'unico valore del guadagno a tutti i costi. Il pianeta si sta esaurendo e si sta avviando pericolosamente a diventare - se non lo è già - un'enorme discarica a cielo aperto abitata da fantasmi programmati per lavorare a basso costo e approfittare fino all'ultimo di ogni risorsa ancora disponibile. Nonostante gli annunci di catastrofi imminenti siano ormai all’ordine del giorno, una reazione positiva - che pur esiste - stenta a decollare. Forse manca una vera coscienza di quello che sta accadendo e di quello che potrebbe e dovrebbe essere fatto. In questo libro, l’autore riporta prima di tutto una sintesi dei movimenti sociali e politici che hanno fatto crescere la responsabilità sociale e ambientale per poi far conoscere esperienze di vita di persone che si sono date come ideale quello della “decrescita”, cioè di una crescita su altre basi. Compone un quadro suggestivo che stimola il lettore a riflettere su se stesso e a capire che anche lui può cambiare, recuperando, tra l’altro, cose spesso sacrificate sull’altare del progresso come l’incontro con la natura, con il tempo, con gli altri, con la vita e tutte le sue espressioni.

Avanzi popolo. L’arte di riciclare tutto quello che avanza in cucina. Storie, ricette e consigli
Nucciotti Letizia
€ 20,00
2009, 327 p., brossura
Nuovi Equilibri

Esiste una cucina che rifugge dal precotto e dall’ “usa e getta”, non riconoscendosi nella semplice esecuzione di qualche ricetta gradevole o nell’allestimento di un pasto occasionale. È quella proposta in questo libro, tra ricette, consigli e racconti. Una cucina che diventa un modo di essere e di vivere, riassume una scelta di qualità, di cura e di economia, prevede razionalizzazione degli spazi e un investimento di tempo ed energie non sporadici. Una cucina in cui l’avanzo non è uno scarto, ma un alimento a pieno titolo, utile a completare, arricchire o trasformare un pasto, aggiungendo al gusto del palato quello più profondo e persistente del rispetto e del non spreco. Fino al punto di creare appositamente degli avanzi.

sabato 26 dicembre 2009

IL NATALE DEGLI INVISIBILI

Come la maggior parte degli italiani sono un appassionato di sport, ma da un po’ di tempo il mio interesse sta diminuendo inesorabilmente. Non mi riconosco più in un mondo dove i valori decoubertiani vengono regolarmente sostituiti da logiche di profitto. Parlando di calcio penso a giocatori come Zlatan Ibrahimovic, già “traditore” dei tifosi bianconeri e poi di quelli nerazzurri, oppure a Ricardo Kakà, l’atleta di Dio, sedotto da un “Real” contratto. La giustificazione è sempre la stessa: noi siamo dei professionisti. Non solo calcio però. Il ritorno in pista di Michael Schumacher, storica bandiera della Ferrari, con la concorrente Mercedes, non mi sembra un bell’esempio per i giovani. E poi non bastava la gerontocrazia in politica? Ancora peggio se passiamo alle due ruote. La delusione più grande me l’ha data Valentino Rossi. Neppure un cenno di solidarietà da parte del cosiddetto “Dottore” nei confronti dei 67 lavoratori licenziati dalla casa motociclistica giapponese Yahaha che gli avevano scritto, tramite l’Unità, una lettera per chiedere il suo aiuto. Per chi non fosse a conoscenza dei fatti, ricordo che la Yamaha dall’8 gennaio chiuderà lo stabilimento di Lesmo (Monza) per trasferire la produzione in Spagna. Ecco il testo dell’appello degli operai all’illustre campione di Tavullia (o Londra?): “Caro Vale, noi siamo disperati. La Yamaha ha deciso di chiudere la fabbrica e di licenziare i 67 dipendenti. Il prossimo 8 gennaio, se non ci saranno cambiamenti sostanziali, noi saremo tutti fuori, senza lavoro, senza futuro. Ti abbiamo aiutato tante volte a sistemare le moto, siamo stati contenti dei tuoi successi perché ci sembrava che fossero il successo dell’azienda e anche del nostro lavoro. Adesso ti chiediamo una mano, aiutaci a salvare il nostro posto di lavoro”. Ormai è passato un mese, ma nessuna risposta. Forse era meglio se scrivevano a Babbo Natale. Purtroppo a troppi sportivi, eterni Peter Pan, piace la bella vita, prendere lauree ad honorem senza studiare, e in alcuni casi evadere le tasse, tanto poi, se vengono pizzicati, basta chiedere perdono con la faccia da “cane bastonato” in un video messaggio a reti unificate. Per loro c’è sempre una telecamera pronta. Al contrario: i lavoratori, i precari e i disoccupati continuano a restare invisibili per tutti.

Italo Di Giacomo

venerdì 25 dicembre 2009

CAOS GLOBALE

Cari lettori, innanzitutto tanti auguri di Buon Natale. Il nostro collaboratore Francesco Toscano ha concesso in esclusiva a “Vicenza Popolare” la pubblicazione di alcuni capitoli del suo ultimo libro: “Capolinea. Viaggio ironico e amaro nell’Italia della seconda Repubblica”. (Luigi Pellegrini Editore, 2009). A seguire il primo contributo.

Cosa non ha funzionato nel processo di globalizzazione? Perché le politiche imposte da istituzioni economiche internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale o la Banca Mondiale, non hanno prodotto i risultati sperati? A questi interrogativi risponde con grande precisione il premio nobel per l'economia Joseph Stiglitz, autore di saggi di grande successo planetario come “La globalizzazione e i suoi oppositori” e “La globalizzazione che funziona”. La tesi di Stiglitz è semplice e documentata. I burocrati che governano l’economia mondiale, orientati a privilegiare gli interessi dei paesi più ricchi, hanno sbagliato completamente ricetta. In alcuni casi per miopia strategica e pura inadeguatezza alla scopo, in altri perché troppo indaffarati a difendere gli interessi dei più forti. La globalizzazione non è un male di per sé, anzi è foriera di incredibili opportunità. L’errore imperdonabile è stato quello di aver attuato un modello di globalizzazione, concepito unicamente come “accettazione del capitalismo trionfante sul modello americano”. Hanno imposto, continua Stiglitz, un modello di globalizzazione che finge di aiutare i paesi poveri obbligandoli ad aprire i propri mercati alle merci dei paesi industrializzati, mentre questi ultimi si guardano bene dal fare altrettanto, impedendo così ai paesi in via di sviluppo di esportare i loro prodotti agricoli. Come se non bastasse, i paesi industrializzati hanno continuato a sovvenzionare la loro agricoltura, mettendo in difficoltà i paesi poveri che non riescono ad essere competitivi. E come potrebbero esserlo? In Europa ogni mucca riceve in media una sovvenzione statale di due dollari al giorno, in Africa gran parte della popolazione vive con meno di questa cifra. La sublimazione del profitto e del mercato, slegati dall’etica e dal buon senso, non incentivano automaticamente benessere e sviluppo. In alcuni casi, al contrario, l’esasperata ricerca di interessi privatissimi è in grado di fomentare vere e proprie tragedie. E’ il caso, ad esempio, del Trips ( accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale), voluto dai paesi industrializzati, ed avente come scopo quello di costringere le altre nazioni a riconoscere i loro brevetti. Il Trips ha comportato un considerevole aumento del costo dei farmaci, tradottosi in una sentenza di condanna a morte per moltissimi cittadini dei paesi poveri del mondo, celebrando così il macabro trionfo degli interessi delle grandi multinazionali europee e statunitensi sugli interessi generali di miliardi di persone dei paesi in via di sviluppo. Il mondo guarda oggi con fiducia al neopresidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nella speranza che voglia proporre e perseguire un nuovo modello economico, negli Stati Uniti e nel mondo, capace di rifondare i mercati partendo dall’etica e dalle regole. Staremo a vedere. Certamente un mondo ingiusto, fatto di prepotenze e soprusi, produce fame, guerre e disperazione. E quindi incoraggia ed alimenta un’immigrazione di massa, fatta di uomini e donne in carne ed ossa costretti a fuggire dai paesi di origine per cercare fortuna nei paesi dell’occidente opulento. Insomma, le politiche delle istituzioni economiche internazionali, guidate dai paesi industrializzati, hanno certamente contribuito ad aggravare nel mondo il gap tra i paesi ricchi e quelli poveri. E paradossalmente, quegli stessi paesi, promotori di politiche che aumentano le disuguaglianze, lamentano poi il continuo arrivo ai confini dei tanti nord del mondo, di sempre più numerosi barconi colmi di infelici in cerca di riscatto. E poiché è più facile affrontare i problemi muovendo ad arte le leve irrazionali dell’emotività e della paura, anziché avviare un’onesta rivisitazione e ricerca dei motivi che, a monte, hanno determinato l’aumento verticale del fenomeno dell’immigrazione, è parso conveniente “ai manovratori globali” veicolare un messaggio, metabolizzato dall’immaginario collettivo, che riducesse il dramma dei migranti a fenomeno attinente, perlopiù, al problema della sicurezza. Da qui il binomio immigrazione-sicurezza, furbescamente usato come una clava da partiti populisti, in Italia e non solo, per lucrare consensi sui timori della gente. Prendiamo il caso dell’Italia. L’immigrazione in Italia, secondo una ricerca IRPPS-CNR del Maggio 2009, dagli anni novanta è più che decuplicata. Nel 1991 si contavano in Italia 356 mila residenti stranieri, pari allo 0,6% della popolazione totale. Oggi, nel 2009, gli stranieri sono stimati in circa 3,9 milioni, pari al 6,5% della popolazione. E al nord gli immigrati rappresentano il 10% circa della forza lavoro. Secondo uno studio del 2008 presentato al convegno dell’ “European economic association” presso l’università Bocconi di Milano, non esiste alcuna correlazione tra immigrazione e criminalità. Eppure, per la pubblica opinione, l’immigrazione è associata alla criminalità. I risultati dell’indagine “National Identity Survey confermano che in quasi tutti i paesi europei, la maggior parte dei cittadini è convinta che gli immigrati aumentino il tasso di criminalità. L’analisi, attraverso l’uso di tecniche econometriche, rivela però risultati che smentiscono il comune sentire. In Italia ad esempio durante il periodo preso in esame, dal 1990 al 2003, riguardante il rapporto tra immigrazione e criminalità, il numero di permessi di soggiorno è quintuplicato in rapporto al totale della popolazione residente (da 0,8% al 4%). A tale crescita non è tuttavia associato alcun aumento sistematico della criminalità, che mostrerebbe invece una lieve flessione. Con buona pace di chi vuole ricacciare in mare disperati e afflitti per biechi fini elettorali dettati dalla contingenza. E’ora però che l’Europa si faccia carico di una politica comune sull’accoglienza, interrogandosi sulle sue responsabilità passate e presenti, dal colonialismo alle forme attuali e moderne di neosfruttamento. Il mondo non può essere guidato solo dal desiderio del profitto. Esistono beni, come la vita e l’ambiente, che non possono più essere sacrificati sull’altare dell’opportunismo. Siamo ancora in tempo per ripartire. Forse.

Francesco Toscano

giovedì 24 dicembre 2009

CARO AMICO TI SCRIVO...

Ed eccoci alla Vigilia di Natale. Si formulano per la verità già da giorni gli auguri a volte sinceri e sentiti, a volte formali e dettati dalle circostanze. In questi giorni si doneranno tanti abbracci. Vi auguro possiate sentirli e donarli in modo autentico e sincero, vero e profondo. Non siate formali e freddi... C'è necessità di calore e sentimento. Se non li sentite veri astenetevi... anche nella Bibbia si dice: “c’è un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci”. Ricordate che l’abbraccio è vita... è gioia, è comprensione è pure riconoscimento e dono reciproco. Se non trasmette ciò, meglio astenersi.
Ma la danza degli abbracci è zittita dal fiume in piena degli SMS bene auguranti che già ingolfano da qualche giorno i cellulari. Alcuni, lo ammetto, li invio anch’io… ma non come gli anni scorsi. Voglio astenermi da ciò che non sento vero, sincero… da ciò che percepisco formale.
Gli SMS. Cosa sono? Il mio vecchio dizionario e le mie enciclopedie non riportano nulla e allora vai con Wikipedia, l’enciclopedia libera. “Il termine SMS (acronimo dell’inglese Short Message Service, servizio messaggi brevi) è comunemente usato per indicare un breve messaggio di testo inviato da un telefono cellulare ad un altro. Il termine corretto sarebbe SM (Short Message), ma ormai è invalso l’uso di indicare il singolo messaggio col nome del servizio. Primo SMS della storia è stato inviato il 3 dicembre 1992 da un computer ad un cellulare sulla rete GSM Vodafone inglese e il testo del messaggio era ‘MERRY CHRISTMAS’. Il primo SMS da cellulare a cellulare invece venne inviato all'inizio del 1993 da uno stagista della Nokia.”
Interessante vero? Merry Christmas, guarda un po’: Buon Natale!
Facili, veloci, sbrigativi, economici (almeno ci fanno credere). Cari amici, sono finiti i tempi in cui si “perdeva tempo” per scrivere una lettera, un biglietto d’augurio. A volte guardo alcune lettere ricevute che conservo come “reperto storico”. Passatemi l’espressione.
Gli auguri, sono un dono, prezioso. Servono a tenere viva una relazione, ad alimentare la reciprocità. Già ieri, oggi ancora di più, il cellulare comincia a riversare il suo carico di SMS inviati dalle persone più care, ma anche dalle persone che non vedo da anni, non sento, non frequento più, addirittura da amici di amici con cui ho poco a che fare o niente… ma sembra che a Natale un SMS non lo si nega a nessuno. Anche ora bip bip… Leggo e rispondo o meglio no… o dipende… distinguo… differenzio. Vi spiego. Leggo: “Auguri di Buon Natale a te e alla tua famiglia. Tizio, Caio, Sempronio”. Rispondo: “Grazie, auguri anche a te e a chi ti è caro. Ivano”. Se rispondo ho fatto gli auguri. Veloce, pratico… ma non mi tocca dentro. Ammetto fa anche piacere ma non è ciò che cerco. Alcuni auguri non li sento proprio e allora perché dovrei rispondere? Per cortesia? Non voglio fare il “processo” a chi spedirà e risponderà a decine e decine di SMS ma quale è la vera intenzione che ci sta sotto? A voi la risposta.
Una cosa è certa gli SMS hanno impoverito i nostri contatti, gli auguri stessi, in occasioni delle feste e delle ricorrenze importanti! Per carità, fa piacere ricevere un SMS ma vuoi mettere il dono di un incontro vero e toccante?
Ieri ho ricevuto e risposto alla telefonata di una cara amica. Mi ha raccontato di avermi pensato alla luce della poesia. Perchè? In mattinata aveva incontrato una collega che da alcuni mesi ha “perso” tragicamente un figlio. Mi confermava come in momenti simili si può cadere nelle solite frasi di circostanza, addirittura ferire inconsapevolmente o fare finta di nulla, o rimanere formali, freddi, staccati quando di fatto l’altro non chiede altro che essere compreso, ascoltato e magari appunto abbracciato. Mi spiegava come ad un certo punto si son ritrovate abbracciate e come si siano trasmesse tanto bene e amore… in silenzio. Nessuna delle due voleva sciogliere l’abbraccio. Di fronte al dono di un abbraccio vero, sincero e profondo non ci si staccherebbe più. Un abbraccio val più di mille parole. Un abbraccio che allarga il cuore all’infinito e dona pace.
Che bello poter abbracciare e lasciarsi abbracciare.
Quest’anno ho pensato di non fare regali per Natale se non quello di un abbraccio sentito per chi lo vorrà accogliere e lo sentirà tale e vorrà ricambiarlo. Non risponderò a tutti gli SMS, alle telefonate, non prendetevela. Non vuole essere scortesia. Si tratta di fare la differenza. Ci sono relazioni autentiche vere e profonde… altre sono puramente formali. Certo, pur sempre relazioni, ma ho intrapreso un cammino di onestà e di ricerca di serenità. Il rischio di non differenziare è la perdita dell’unicità dell’altro. Vorrei decidere liberamente per chi vale la pena “perdere tempo”. Riconosco e apprezzo le persone che mi cercano per ciò che sono e io spero di essere e fare altrettanto. Non so se avete colto il SMS, pardon, il messaggio!

Ivano Maddalena

LA DANZA DEGLI ABBRACCI
(20 dicembre 2009)

Danza degli abbracci
quelli che doni e speri
li senti sinceri.

Danza degli abbracci
la musica dei respiri
sussulti e sospiri.

Danza degli abbracci
quella dei cuori
mentre fuori…

…danza il vento
e avvolge nel mistero
l’umano pensiero.

Danza della neve
che candida e copiosa
ricopre ogni cosa.

Danza degli abbracci
quelli che doni e speri,
s’attende, purché s’avveri.

Ivano Maddalena

"VICENTINI MAGNAGATI", L'ORIGINE

Riceviamo e pubblichiamo:

E’ in libreria il libro di Antonio Di Lorenzo “Perché ci chiamano Vicentini magnagati”, edito da Terra Ferma. La copertina del libro, disegnata da Galliano Rosset, riproduce un gatto, naturalmente bianco e rosso, arrampicato sulla colonna di Piazza dei Signori al posto del Leone di San Marco... Del libro, divertentissimo e meravigliosamente ricco, pubblichiamo la prefazione dell'autore.

“Tutto è iniziato per curiosità, ingrediente indispensabile per chi vuol essere davvero un giornalista. Ogni tanto l’interrogativo tornava a far capolino: da dove deriva questa noméa dei “vicentini magnagati”? Cosa c’è all’origine? Chi ha inventato questo detto che mi sono sentito ripetere perfino da un egiziano sul Mar Rosso? E per quale motivo s’è affermato?
Il libro vuol dare un contributo a trovare risposte, a capire. E’ prima di tutto una ricerca sulle radici storiche e linguistiche, che arriva all’indietro nel tempo sino a cinquecento anni fa, quando questo detto nacque assieme agli altri “blasoni popolari” delle città della “Serenissima”.
Che Vicenza fosse “plena gatellis” lo scriveva già Teofilo Folengo. E lui si trovava in un convento bresciano: si vede che la fama dei gatti vicentini era già arrivata fin lì.
Le sorprese della ricerca non mancano. La più importante è che nel documento più antico (datato 1535, scovato da Manlio Cortelazzo e pubblicato dalla Neri Pozza nel 1995) si abbinano i gatti ai vicentini, il che potrebbe voler dire semplicemente che sono furbi.
Senza accenni alle preferenze gastronomiche. Quelle cui si riferiva, invece, il celebre decreto salva-gatti del prefetto nel 1943 («È vietato uccidere e mangiare gatti») che però non fu emanato solo a Vicenza, bensì in tutte le province d’Italia. Quindi, l’atto che dovrebbe provare in modo inconfutabile la nostra noméa, in realtà non prova niente, perché il divieto fu emanato in tutte le province d’Italia: Virgilio Scapin, che pure ne “I magnagati” racconta un’altra leggenda sull’origine del detto, trovò e pubblicò su “Il Giornale di Vicenza” il manifesto - identico a quello vicentino - del Comune di Faenza, prefettura di Ravenna
Ho cercato di condurre una ricerca seria e approfondita, verificando le affermazioni, le leggende (senza prove), l’aneddotica popolare, cercando notizie nei racconti di scrittori, incrociando le opinioni e spulciando i dizionari. Ho puntato a coniugare profondità, scientificità e leggibilità.
Sul versante del costume, l’identità Vicenza-gatto si è manifestata, specie negli ultimi cinquant’anni, in un’infinità di espressioni: il gatto diventa simbolo soprattutto dello sport, dal calcio (Gatton Gattoni) alla pallavolo, dal rugby allo sci; ma è ben vivo anche nella musica (l’Anonima magnagati); è l’emblema del festival ambientalista oppure della rassegna di cartoon, è un dolce, la rassicurante casa degli scout, la rampante insegna di un bar; diventa il titolo di una rivista oppure trasforma il Gioco dell’oca nel “Giro del Gato”.
E per finire anche il teatro a Vicenza, la città del Gatto, è un teatro.felino. Scoprirete perché.
Alla fine mi sono reso conto che questo simpatico micio attraversa, anzi rispecchia, la vita di Vicenza, la racconta, la vive. Sempre silenzioso e felpato, sornione ma attento, pronto a scattare per cogliere l’opportunità. Scusate, ma non è forse questo il carattere dei vicentini?” A. D. L.

mercoledì 23 dicembre 2009

"SERENISSIMO" NUCLEARE

Il nucleare è talmente sicuro e pulito che il governo prevede risarcimenti e benefici economici, dalla bolletta elettrica alle tasse, per i territori che ospiteranno le centrali. In pratica vogliono barattare la salute dei cittadini con il vil denaro. Il ministro delle politiche agricole Luca Zaia si era già detto favorevole al programma nucleare del governo, ma ora che è in lizza per la poltrona di Governatore del Veneto cambia tutto, e i toni, seguendo una logica di opportunismo, si fanno più prudenti. Fino alle elezioni fingeranno anche di opporsi perché sanno che il popolo non vuole nemmeno sentire parlare di centrali. Forte di questa consapevolezza il verde Gianfranco Bettin propone la via del referendum consultivo per chiedere ai veneti il loro parere. La proposta è interessante, però se il governo non rispetta nemmeno la volontà popolare sancita dal referendum del 1987 che fermò il nucleare in Italia, è difficile che recepiscano adesso un parere non vincolante. Da Galan a Zaia poco cambia, la politica energetica, cara alle lobby, continuerà a restare ancorata ai vecchi modelli, ormai superati, del carbone e prossimamente del nucleare.

Paolo Sante



ASIAGO: ARTE E SOLIDARIETA'

Riceviamo e pubblichiamo:

Ad Asiago la mostra fotografica di Giovanni Vanoglio dedicata ad un grande progetto di solidarietà.

Martedì 29 dicembre 2009 alle ore 18 verrà presentata nelle sale della Galleria d’Arte Busellato di Asiago in corso 4 novembre, 86, la mostra del fotografo bresciano Giovanni Vanoglio dedicata agli scatti che l’artista ha realizzato per il calendario 2010, dell’Associazione Amici di Antonio Pertile e Sonia Sartori. Organizzato con il patrocinio della Città di Asiago e della Comunità Montana, l’evento si accompagna ad un grande progetto di solidarietà dedicato all’acquisto di un nuovo mezzo di trasporto per la Protezione Civile attrezzato per persone che hanno problemi di mobilità. Il progetto, messo in atto da alcuni mesi dagli associati della on-lus altopianese, mira a raccogliere i fondi necessari proprio tramite la produzione e la vendita delle copie del proprio calendario d’autore. Per la serata di martedì 29 dicembre Giovanni Vanoglio presenterà al pubblico le stampe originali degli scatti dedicati al calendario 2010 dell’Associazione Amici di Antonio Pertile e Sonia Sartori, oltre che un panorama un po’ più ampio delle sue ultime ricerche dedicate all’esplorazione del microcosmo floreale. La mostra verrà presentata dal critico d’arte e giornalista dr.ssa Maria Lucia Ferraguti. L’appuntamento in Galleria d’Arte Busellato con Giovanni Vanoglio e l’Associazione Amici di Antonio Pertile e Sonia Sartori avrà inizio alle ore 18. Seguirà un piccolo rinfresco nonché lo scambio degli auguri. La partecipazione alla serata è libera.

NATALE RADIOATTIVO

Il governo dice sì al nucleare. Il Consiglio dei ministri ha varato ieri le regole per la localizzazione degli impianti e le compensazioni. Previsti risarcimenti a pioggia nei territori prescelti. Il ministro dello Sviluppo economico Scajola, incurante del diffuso rifiuto degli italiani verso il nucleare (già certificato nel referendum abrogativo del 1987) ha fissato per il 2013 la posa della prima pietra per il ritorno all’atomo. Silenzio invece sui siti individuati. Il governo si è riservato di far conoscere i nomi delle città solo dopo le elezioni regionali. Per il presidente dei Verdi Angelo Bonelli si tratta di un silenzio colpevole: “per paura di un boomerang elettorale alle prossime elezioni regionali”. Il nuovo leader del “Sole che ride” accusa il governo di truffare gli italiani decantando presunti vantaggi economici ed ambientali del nucleare, in quanto: “il costo di questa folle avventura antieconomica ed antiambientale verrà pagata tutta dai contribuenti. Il ritorno al nucleare costerà almeno 1000 euro ad ogni famiglia italiana”. Preoccupazioni condivise da Ermete Realacci, storico ambientalista militante nel Partito Democratico: “Due cose sono chiare: i siti nucleari si conosceranno solo dopo le elezioni regionali e a pagare saranno le bollette degli italiani”. Per Realacci la scelta del governo di tornare al nucleare è antieconomica e antistorica. Quindi propone: “meglio puntare su misure che danno risultati a breve termine, sostengono e rendono più competitiva l’economia e l’aumento occupazionale. Per il nostro paese questo vuol dire puntare sul risparmio energetico, sulle fonti rinnovabili, sul recupero energetico del patrimonio edilizio esistente, sul ricambio dei beni durevoli orientato su base ambientale”. Sul piede di guerra anche l’Italia dei Valori, che già la scorsa settimana, prevedendo le mosse del governo, aveva presentato dei quesiti referendari contro il nucleare. Paolo Brutti, responsabile del dipartimento Ambiente dell’IdV in una nota ha ricordato: “L’IdV ha già presentato il quesito per il referendum abrogativo degli articoli di legge che consentono la ripresa del nucleare in Italia. A gennaio cominceremo la raccolta delle firme. Tutto il periodo della campagna elettorale delle regionali vedrà in funzione i banchetti per il referendum. Chiederemo ai presidenti delle regioni che sono già candidate ad ospitare i siti nucleari di esprimersi prima del voto. Solo la mobilitazione popolare impedirà la scelta nucleare del governo, finalizzata non all’energia ma solo ai lucrosi contratti di appalto”. Lodo Alfano bis, legittimo impedimento, impunità per la casta e adesso anche il nucleare. Sono queste le riforme auspicate dalla maggioranza e dal governo, in spregio all’etica, alla salute dei cittadini e dell’ambiente. Se il dialogo, tanto invocato, non deve essere un tabù, nemmeno opporsi a questo schifo, come facciamo noi di VicenzaPopolare, deve essere considerato una colpa.

Italo Di Giacomo

RESTIAMO UMANI

Siamo tutti un po’ smarriti di fronte a ciò che è successo a Gallio. La tragedia consumatasi a Gallio mercoledì scorso, non può lasciarci ancora una volta in silenzio. Anche se a volte penso che il silenzio è una via che lascia spazio alla riflessione… necessario a volte, dovuto e opportuno. Condivido il “silenzio” di VicenzaPopolare di ieri.
Lo sconforto, lo smarrimento e le molte domande che nascono dentro di noi cercano risposte, vorremmo ricevere e dare risposte. Ciò che è successo a Gallio, come a Padova recentemente e in tanti altri luoghi del mondo con una certa velocità viene lasciato andare... per non dire rimosso, fino al prossimo “caso”. Non voglio fare statistiche o dare spiegazioni ma, a pensarci bene, occorre fare luce anche sui numeri, spesso freddi, ma qui possiamo comprendere che non si tratta di un caso isolato… Umano, profondamente umano, chiedersi il perché di tali eventi, importante è pure chiedersi che cosa si può fare. Tra il 2000 e il 2008 in Italia ci sono stati 340 omicidi-suicidi per un totale di 1000 vittime. In media quasi un caso ogni 10 giorni. Secondo il Rapporto Eures-Ansa 2009 sull’omicidio volontario in Italia, il 90% degli omicidi-suicidi avviene tra le mura domestiche.
La cronaca, la consociamo e la leggiamo sui giornali, dice che negli ultimi tempi i casi in cui una persona uccide un suo familiare e poi tenta il suicidio o lo porta a termine, sono in aumento. Circa i motivi di tali comportamenti le statistiche ci riferiscono di forme depressive e/o disturbi di personalità. Può bastare per darsi e darci una spiegazione? I più poi si dimenticano fintanto che riaccade e allora giù altri interrogativi e infiniti tentativi di spiegare e capire perché è successo, per questo o quest’altro motivo. Per me certe dinamiche che prendono vita e forma nella mente e nella storia di un uomo spesso sono inspiegabili: un mistero. Ecco il perché del possibile smarrimento.
Non possiamo non chiederci che cosa accade in queste persone per arrivare ad uccidere il proprio figlio, nipote, moglie, marito?
Diverse persone vivono costantemente il senso di disperazione in cui nulla ha più rilevanza, la vita viene vista come la causa di tanta sofferenza e l’unica soluzione possibile sembra essere quella di togliere la vita a chi sta loro accanto e che come loro sta soffrendo e togliere la vita a sé stessi. Una specie di epilogo che unifica feritori e feriti e non ci sono né vinti né vincitori. L’omicidio, il suicidio o il tentativo di essi sono dei veri e propri atti in cui viene anche a mancare il contatto con la realtà. Sembra impensabile possa accadere eppure accade.
Nella mia esperienza di vita ho avuto modo di trovarmi a vivere con persone in situazioni simili.
Alcuni suggerimenti che spesso si sentono dire anche altrove li voglio ricordare. Risulta utile per coloro che vivono accanto alla persona che mostra un umore esageratamente triste e caratterizzato da sintomi quali: costanti pensieri negativi e di morte, sensi di colpa eccessivi, isolamento sociale, perdita di interessi e piaceri, disturbi del sonno, agitazione o rallentamento psicomotorio, significativa perdita di peso o aumento di esso e incapacità a concentrarsi, segnali immediatamente il caso alle strutture competenti di zona qualora la persona non voglia accettare un aiuto, in modo da costruire un intervento appropriato.
Allo stesso tempo è importante che le strutture e i professionisti che seguono il paziente per disturbo depressivo e/o disturbo di personalità, o per malattie debilitanti o nel tempo della convalescenza non sottovalutino la situazione della persona in causa e delle persone più strettamente legate esplorando nello specifico l’area emotiva e cognitiva-comportamentale del paziente.
Umanissimo chiedere di poter capire.
Altrettanto umano riconoscere che a volte occorre accettare ciò che è sconfitta e mistero per noi e attorno a noi.
L’inspiegabile è capibile solo ammettendo la possibilità nell’uomo della lucida follia che acceca e conduce alla morte senza colpevoli o vincitori… in questo dramma tutti hanno perso “qualcosa”… qualcuno. Abbiamo sempre a che fare con la libertà della persona e in essa, senza voler giudicare, si può cadere. Non è mai il tempo di giudicare, ma di riflettere sì e di capire come agire, come vivere anche l’umana tragedia di un omicidio/suicidio che sconvolge e disorienta gli animi.

Ivano Maddalena

martedì 22 dicembre 2009

SENTIERO

Cari lettori, oggi il blog non sarà aggiornato per onorare la memoria di Rosa e di Alessandro nel giorno dei loro funerali. Ho avuto l’onore di conoscerli. La tragedia consumatasi mercoledì scorso a Gallio, che li ha visti involontari protagonisti, mi ha lasciato dentro una ferita profonda, sconforto, smarrimento e tante domande a cui non riesco a dare risposte. La famiglia Finco con una straordinaria generosità e nobiltà d’animo ha saputo perdonare acconsentendo di riunire l’intera famiglia, padre, madre e figlio in una cerimonia congiunta. Addio Rosa e Alessandro, in me resteranno sempre vivi i ricordi, i momenti, le parole e l’allegria dei giorni andati. Emanuele

SENTIERO

Un sentiero nel bosco,
come metafora della vita.
Delicata la luce filtra
tra i rami degli alberi
in un’infinita danza
di chiaro scuri.

Verdi foglie,
piene di linfa, splendide,
frutto di sintesi.
Foglie morte
cadute a terra, calpestate,
verità del divenire.

Storie di boschi,
alberi e anfratti
rifugio di uomini e animali.
Scrigno chiuso di anime erranti,
descritte in racconti leggendari
da sempre tramandati.

Leggero vento, brezza,
l’aria ora profuma
nell’incontro tra cielo e terra.
Musica di foglie,
in un movimento temporale
il giorno lascia spazio alla notte.

Ivano Maddalena


(Ivano Maddalena. “Poesia. Appunto del Sentimento”, Aletti Editore, 2009)

lunedì 21 dicembre 2009

Gospel: Luca Pitteri & VGE Vocal Project

Martedì 22 Dicembre, ore 21.00, presso la Sala Da Ponte a Bassano una serata di solidarietà in cui la musica black si fonde con elementi di classica, di jazz e pop interpretata da un coro tra i più rinomati nel gospel italiano. Un concerto organizzato dal Gruppo Cosmos e Centro Giovanile, promosso dall’Assessorato allo Spettacolo e il cui ricavato sarà devoluto al Centro di Ascolto Caritas.

Nuovo appuntamento per il fitto calendario di Feste in Musica, la programmazione musicale che costella questo ultimo mese dell’anno. Per Martedì 22 dicembre Gruppo Cosmos e Centro Giovanile organizzano una serata all’insegna della buona musica e della beneficenza a supporto del Centro di Ascolto Caritas, un centro di assistenza nato una ventina di anni fa per aiutare gli indigenti. Il Centro conta circa 25 volontari distribuiti tra la Parrocchia di S. Maria in Colle, quella di S. Vito e quella di S. Giuseppe e attraverso la distribuzione di viveri e l’ascolto fraterno delle persone bisognose, sia straniere che italiane, si prefigge lo scopo di creare un percorso che aiuti la persona a riacquistare la sua dignità collaborando in tal senso con i sevizi sociali del Comune su progetti mirati alle persone.
Il Centro durante i suoi lunghi anni di attività si è continuamente evoluto diventando un importante punto di riferimento (310 persone incontrate solo nel 2008) offrendo alle parrocchie uno stimolo permanente per l’attenzione verso il poveri come testimonianza semplice ma visibile di carità verso i poveri e i disagiati.

Luca Pitteri & VGE Vocal Project è l’attuale identità assunta da un gruppo gospel il cui percorso artistico dura ormai da 15 anni. Nato nel 1992 con intenti prettamente amatoriali, il Venice Gospel Ensemble (da cui l’acronimo VGE), intendeva proporsi come alternativa “giovane” ai gruppi corali amatoriali di stampo classico. La collaborazione del maestro Luca Pitteri col gruppo inizia con la nascita stessa del coro, dapprima come consulente e corista, poi come co-direttore a partire dal ’94 ed infine come unico responsabile artistico a partire dal ‘98.
Partito facendo ruotare il proprio progetto intorno al gospel, la massima espressione musicale della cultura religiosa della gente di colore, il VGE ha cercato successivamente di trovare una dimensione ed un’identità artistica sempre più personale, tenendo sempre la matrice gospel, ma tentando di dilatarne i confini espressivi con contaminazioni derivanti dall’esperienza musicale del maestro Pitteri, così come da quella dei suoi collaboratori musicali. Così la musica “black” in numerose delle sue sfaccettature (spiritual, soul, funky, rhythm&blues), viene fusa con elementi di classica, di jazz, di musical e di pop in genere fissando nella vocalità d’assieme o più genericamente nella voce, l’unico asse attorno al quale ruota il progetto artistico VGE, libero da vincoli stilistici che non siano, almeno nei propositi, la ricerca di buone idee musicali e di emozioni autentiche. Centinaia di concerti, 3 dischi auto-prodotti, numerose collaborazioni discografiche e televisive con artisti di fama nazionale ed internazionale, sono il risultato di un’evoluzione artistica che rappresenta un’ampia sintesi di questo percorso per un gruppo vocale unico in Italia.
Ovunque il VGE ha riscosso entusiastici consensi di pubblico, presentando uno spettacolo di grande intensità, nel quale le voci si fondono con coinvolgenti coreografie. Il VGE, accompagnato da una band di musicisti professionisti, si propone al pubblico sia nella totalità del suo organico che in formazione ridotta. Vari elementi del coro annoverano nel loro curriculum individuale collaborazioni prestigiose con artisti di fama nazionale ed internazionale quali: Francesco Baccini, Franco Battiato, Franco Cerri, Pino Donaggio, Tiziano Ferro, Ricky Gianco, Lee Konitz, Gino Landi, Mogol, Marco Paolini, Donatella Rettore, Rondò Veneziano, Federico Stragà, Paola Turci, Peppe Vessicchio.

Il costo del biglietto è di 18 euro a persona con posto numerato. Per informazioni e prevendite: Segreteria del Centro Giovanile, Piazzale Cadorna 34/A Bassano del Grappa. TEL: 0424/522482.

CINEMA: RECENSIONE [REC]2

Sono passati quindici minuti da quando le batterie della telecamera si sono scaricate. Sono passati quindici minuti da quando le ultime immagini del programma “Mentre voi dormite” sono state registrate all’interno dell’edificio contaminato. All’esterno una folla di curiosi si raduna dietro le transenne delle forze speciali che hanno circondato la zona. Le troupe dei telegiornali fanno pressione per scoprire cosa diavolo stia succedendo...La Spagna nuovamente teatro dell’orrore: “Rec 2” è il seguito del pluri-applaudito film che nel 2007 seppe destare i fan dell’horror dallo stato di sonnolenza causato da pellicole che inabissarono il genere. “Rec 2” è la video-cronaca degli spaventosi eventi che continuano a sconvolgere un intero palazzo, covo di una letale minaccia. Questa volta è una squadra di Swat ad irrompere nell’edificio nel tentativo di porre fine all’incubo. Nessuna reale novità in questo sequel, tutti gli espedienti del primo episodio sono ivi proposti con la stessa terrificante efficacia del capostipite e lo spettatore è vittima di stimoli cardiaci quasi mortali. Gli autori spagnoli, abili nel muovere la camera a mano sempre mantenendo una certa comprensibilità, trascinano lo spettatore in un vortice di eventi frenetici, in puro stile videogame, ma senza quell’inutile vizio d’abusare in modo visivo del mezzo.”Rec 2” è tutto quel che ci si poteva aspettare, il non-capolavoro che, proprio per siffatto motivo, continua ad alimentare il genere horror con l’apporto dell’occhio tecnologico recente, dove i pulsanti sanguinano e le possibilità di registrazione sono pressoché infinite, almeno finché la batteria della telecamera lo consente.
Consigliato.
Al cinema: dal 5 Gennaio 2010. Il trailer del film: www.youtube.com/watch?v=-HmXjWG8x08

Tobia Zerbato

REC 2. Regia: Jaume Balaguerò e Paco Plaza. Sceneggiatura: Jaume Balaguerò, Paco Plaza, Manu Diez. Interpreti principali: Jonathan Mellor, Oscar Sànchez Zafra, Ariel Casas, Alejandro Casaseca, Manuela Velasco, Leticia Dolera. Fotografia: Pablo Rosso. Montaggio: David Gallart. Nazionalità: Spagna 2009. Genere: Horror. Durata: 85’

IL CERCHIO SI CHIUDE

Francesco Rutelli, in seguito all’abbandono del Pd, per fondare Alleanza per l’Italia, rinuncia alla presidenza del Copasir presentando dimissioni irrevocabili, ma conservando il posto nel Comitato. Hanno espresso ringraziamento per il lavoro fin qui svolto Cicchitto e Quagliariello. I falchi del Pdl parlano di gestione equilibrata e questo fa già intendere una gestione squilibrata a favore di Berlusconi. Il caso delle intercettazioni è emblematico. Rutelli disse preoccupato: siamo tutti intercettati, invece di denunciare il contenuto delle intercettazioni. Il ruolo del Copasir per esteso Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica è essenzialmente quello di controllo dei servizi segreti e la presidenza spetta per legge all’opposizione. Ora, uno spettro si aggira per il Comitato ed è quello di “baffino” D’Alema, altro storico alleato del Cavaliere, dato in pole position per ricoprire il delicato incarico. A destra non mettono pregiudiziali, ma qualcuno sussurra già: è l’uomo giusto al posto giusto.

Italo Di Giacomo

domenica 20 dicembre 2009

NEVE AZZURRA IN VAL BADIA

Splendida doppietta azzurra in Alta Badia, dove Massimiliano Blardone ha trionfato nel gigante, davanti a Davide Simoncelli. Sulla pista della Gran Risa, dopo aver chiuso al comando la prima manche (che aveva visto tre azzurri ai primi tre posti), Blardone ha disputato un’ottima seconda manche, concludendo la gara con il tempo complessivo di 2'35"76, precedendo di 43 centesimi Simoncelli. Terzo posto a 1"63 e podio per il francese Cyprien Richard e quarto posto a 1"70 per l’austriaco Benjamin Raich, leader della classifica di specialità. Al quinto posto a 1"96 l’altro azzurro Manfred Moelgg, sesto Alexander Ploner. Così ha commentato Blardone ai microfoni dei giornalisti: “Più che una gara di coppa del mondo, dopo la prima manche pareva di essere ad un campionato nazionale italiano con quel primo, quel secondo e quel terzo posto. E' stata una gara magnifica. Ho voluto e cercato questa vittoria che è un riconoscimento per tutto il lavoro fatto. Non è stata facile, soprattutto nella prima manche dove ho commesso qualche errore e ci sono state sbavature. Mi è piaciuta di più la seconda ed anche in quella ho realizzato il miglior tempo. E' stata più difficile la vittoria di oggi sulla Gran Risa di quella che avevo ottenuto quattro anni fa”. (f.m.)

POLITICA & FAMIGLIA SPA

Dopo l’incidente a Berlusconi “l’amore (degli italiani, nda) per il Presidente è ancora più grande e ancora più forte”. Parole di Paola Ferrari, ospite a Domenica In. Chissà cosa avrà pensato il suocero, l’ingegnere Carlo De Benedetti, noto per le sue simpatie democratiche e per essere a capo del gruppo editoriale del “male” L’Espresso-Repubblica, in fremente attesa del maxi-risarcimento milionario, del nemico di sempre Berlusconi, per l’affaire Mondadori. Questo però non è il primo dispiacere dato dalla Ferrari all’ingegnere. Infatti alle scorse elezioni politiche la signora del calcio fu conquistata dal motto “l’Italia agli italiani” lanciato da Daniela Santanché (proprio mentre De Benedetti otteneva la cittadinanza svizzera). L’abbandono temporaneo delle trasmissioni sportive per candidarsi con “la Destra” di Storace si rivelò un flop. Lei è tornata a condurre, a ballare da Milly Carlucci e ad adulare il premier, mentre gli ultimi nostalgici di Salò sono confluiti nel Pdl. Per curiosità leggiamo insieme altri cognomi noti della politica italiana: Gianni Letta di destra, Enrico Letta di sinistra, Stefania Craxi di destra, Bobo Craxi di sinistra. E ancora i Moratti di destra e i Moratti di sinistra, i Colaninno di destra e i Colaninno di sinistra. Oppure nel mondo del giornalismo: Vittorio Feltri (accanito fans del Cav.) è sposato con Bice la figlia di Enzo Biagi (epurato dal Cav.). E poi Mastella, uno e trino, che riesce a stare nello stesso tempo a destra, al centro e a sinistra. Come vedete, in Italia, la famiglia trionfa sempre!

Paolo Sante

CHI VUOL ESSERE FEDERALISTA?

Dopo il lancio della candidatura di Zaia a presidente della regione Veneto, molti pidiellini e udiccini, delusi dalla mancata riconferma di Galan, tacciano la Lega di non essere abbastanza federalista. Secondo questi politici la Lega avrebbe piegato le ragioni del Veneto alle decisioni centraliste di Roma e Milano. Antonio De Poli, segretario del partito centrista, si spinge oltre: “L’Udc si sta dimostrando l’unico vero partito federalista”, dimenticando furbescamente che il suo è l’unico partito ad aver votato contro la riforma federale e che alle ultime elezioni politiche nella nostra circoscrizione è stato eletto, o meglio nominato, il romano Roberto Rao, ex portavoce di Casini. Dalle nostre parti, queste persone si chiamano: “preti falsi”. Per quanto riguarda la Lega ha tutti i diritti a imporre i propri candidati, perché nell’ottica della coalizione nazionale di centrodestra è il principale alleato del Pdl con una percentuale elettorale di quasi il 10 per cento, ottenuta nel solo nord del paese. Piuttosto di criticare la Lega per le giuste rivendicazioni politiche, dovrebbero criticarla quando usa toni razzisti e discriminatori. Bisognerebbe ritrovare la capacità di indignarsi per le parole del pro-sindaco di Treviso Gentilini: “No ai parroci stranieri”, “No alla cultura, meglio l’Ombralonga”. Bisognerebbe criticare il ministro padano Maroni per aver rimosso dall’incarico, dopo appena quattro mesi, il prefetto di Venezia Michele Lepri Gallerano perché troppo morbido con i sinti. Questi fatti però non li nota nessuno, o forse lorsignori sono troppo occupati a censurare il presunto integralismo di Antonio Di Pietro. A Zaia non faccio nessun augurio come fa con ipocrisia tutta democristiana De Poli, però sono curioso di vedere, se dopo l’accettazione della candidatura, rinuncerà alla poltrona di ministro dell’agricoltura. Questo sì che sarebbe un bel gesto federalista.

Paolo Sante