Secondo il rapporto annuale sulla libertà di stampa, pubblicato ieri da “Reportes sans frontieres”, l’Italia è scesa dal 44° al 49° posto. Sul declassamento hanno influito le pressioni e le crescenti ingerenze di Berlusconi sui media, ma anche le violenze della criminalità organizzata nei confronti dei giornalisti. Ed ancora la legge bavaglio che ridurrebbe drasticamente la possibilità per i media di pubblicare i testi di intercettazioni telefoniche. Tutto questo spiega la perdita di posizioni dal 35° posto del 2007.
Però la colpa non è esclusivamente della politica. Proprio di questi giorni un esempio dell’assottigliamento della libertà di stampa: il giornalista Marco Filippi del Corriere delle Alpi, secondo quanto riferisce una nota dell’OdG Veneto, è stato “oggetto di un pesante provvedimento da parte della Procura della Repubblica di Belluno. La polizia, su mandato del PM, ha fatto irruzione in redazione perquisendo il posto di lavoro di Filippi e anche l’abitazione, sequestrando il computer, il cellulare, le rubriche telefoniche, le agende ed altri documenti in uso al giornalista, ‘reo’ di svolgere appieno il diritto/dovere di cronaca”. L’Ordine dei Giornalisti unitamente al Sindacato giornalisti del Veneto hanno espresso solidarietà al collega, denunciando che: “La professione del giornalista è sottoposta, mai come ora, a continue intimidazioni tese a mettere il guinzaglio all'informazione”. (v.p.)
Le notizie sequestrate al «Corriere» e il dovere di informare
il Corriere delle Alpi - 20 ottobre 2009 pagina 12 sezione: Cronaca
Il procuratore della Repubblica, Domenico Labozzetta, ha risposto alla direzione del Corriere delle Alpi di non sapere di cosa si trattasse e di non conoscere il provvedimento deciso nei confronti del giornalista. In attesa di conoscere i fatti - ripetiamo che il nostro cronista è tenuto a osservare il segreto imposto dall’autorità giudiziaria - non resta che fare qualche ipotesi. I nostri lettori conoscono da tempo la firma e gli articoli di Marco Filippi. Il giornalista segue in particolare la cronaca giudiziaria, quindi si occupa di processi e di indagini. Spesso e volentieri Filippi ha notizie in esclusiva, frutto dell’ottimo lavoro che svolge ogni giorno per il Corriere delle Alpi. La scorsa settimana ha scritto un articolo relativo a un’inchiesta per spaccio di droga, pubblicando i nomi di cinque persone arrestate, così come risultava dalle informazioni in possesso del giornale. Il giorno successivo, durante la conferenza stampa in questura, si è saputo che le persone arrestate erano quattro e una invece era ancora latitante. Si tratta di incongruenze possibili nei tempi della produzione giornalistica, informazioni da aggiornare e quando è il caso da precisare. Ma certamente non tali da ipotizzare né una violazione di segreti d’ufficio né tantomeno un’inconcepibile accusa di favoreggiamento. Che se così fosse consisterebbe nell’aver favorito la latitanza di un indagato, evidentemente già sfuggito alla cattura nel momento della pubblicazione della notizia. Il rispetto dovuto al lavoro della Procura non ci esime dal guardare con preoccupazione a un passo così grave come la perquisizione e il sequestro di strumenti di lavoro: non solo ferisce la professionalità di un collega scrupoloso come Marco Filippi, ma interferisce con il «codice» deontologico del nostro mestiere. Che insieme alla tutela delle fonti, si basa sul diritto-dovere di informare.
Il nostro collega ha fatto solo il proprio dovere
Il Corriere delle Alpi - 20 ottobre 2009 pagina 10 sezione: Attualità
Il Comitato di redazione del Corriere delle Alpi, Alto Adige e Trentino esprime la propria solidarietà al collega Marco Filippi, vittima del clima di intimidazione che sempre di più si respira in Italia nei confronti dei giornalisti, che quotidianamente si assumono la responsabilità di informare i lettori. Marco Filippi ha fatto solo il proprio dovere, ma contro di lui, cronista di giudiziaria del Corriere delle Alpi, c’è stato un accanimento senza precedenti da parte della Procura della Repubblica di Belluno. Sono stati sequestrati il cellulare e le sue agende, oltre all’hard disk del computer di redazione, che ora sono a disposizione del giudice per le indagini a carico del collega, secretate dal magistrato. Gli inquirenti sono poi andati a casa sua alla ricerca di ulteriori prove di responsabilità, ma naturalmente non hanno trovato nulla. Così facendo, pensa il Comitato di redazione, si è solo fatto un altro passo in avanti nella direzione di imbavagliare la libertà di stampa. Non è la prima volta che accade, ma i giornalisti del Corriere delle Alpi, come i colleghi dell’Alto Adige e del Trentino, non si fanno intimorire da simili iniziative. E proseguiranno nell’impegno di garantire tutti i giorni una piena informazione, libera e pluralista, secondo la tradizione delle nostre testate.