Carissimi lettori, a quanto pare sono in molti ad aver “letto male” l’articolo di Luca Telese su Renata Polverini se il direttore de “Il Fatto”, Antonio Padellaro, si è premurato di dedicare addirittura l’editoriale di prima pagina sul numero in edicola oggi. Il titolo è tutto un programma “La fine dell’appartenenza” in cui il direttore denuncia le inadeguatezze della sinistra e giustifica la “provocazione” di Telese di votare a destra per punire la sinistra. A parte che se si fosse trattato di una provocazione, l’autore del pezzo non si sarebbe soffermato sulle presunte qualità della candidata berlusconiana. Vuoi vedere che anche Il Fatto soffre della sindrome di Stoccolma e si è innamorato dei propri carnefici? Si sono già dimenticati le parole del piduellino Cicchitto quando in aula, in preda all’odio più feroce, e trasfigurato in volto, associò “Il Fatto” all’asse dei network del male? Diamo atto al direttore Padellaro di aver corretto il tiro rispetto all’articolo incriminato: “I giornalisti de II Fatto - ha scritto ieri Luca Telese - pur diversissimi fra loro non amano l’astensionismo e il qualunquismo apocalittico” ed aver contemplato anche la possibilità del non voto: “Ci si può quindi meravigliare - scrive nell’editoriale di oggi Padellaro - se la sopportazione di un elettore di sinistra, superato un certo limite, cominci a vacillare? E se costui, spazientito da logiche che non comprende, metta nel conto la possibilità di non più votare? O di votare per il candidato avverso”. Le ideologie saranno anche morte, i partiti superati, ma resta comunque viva la coerenza verso se stessi e la propria storia e questa non bisogna mai tradirla.Emanuele Bellato



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