venerdì 30 ottobre 2009

VERITA' E GIUSTIZIA PER STEFANO / 2

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa interpellato da Radio Radicale in merito al caso Stefano Cucchi, il ragazzo trentunenne romano arrestato la notte tra il 15 e 16 ottobre per detenzione di 20 grammi di sostanze stupefacenti, carcerato ed in seguito portato in ospedale dove morirà pochi giorni dopo, si è chiamato fuori causa: “Non sono in grado di accertare cosa sia successo ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione. Non c’è dubbio che qualunque reato abbia commesso questo ragazzo, ha diritto ad un trattamento assolutamente adeguato alla dignità umana. Quello che è successo non sono però in grado di riferirlo perchè si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai carabinieri in servizio di forze di polizia, dall’altro lato al ministero dell’Interno, dall’altro al ministero della Giustizia”. Secondo una versione del medico di Regina Coeli, avvalorata dal ministro della Giustizia Alfano, Stefano Cucchi sarebbe caduto “accidentalmente” dalle scale. Una versione che però non convince nessuno. Comunque, sarà compito della Magistratura accertare e valutare se eventuali responsabilità siano da imputare ai carabinieri o alla polizia penitenziaria. Aldilà di questo, leggendo dichiarazioni e prese di posizione come quelle sopra, si può constatare che nemmeno la drammatica morte di un ragazzo ha fatto cadere quel muro burocratico che già impedì ai genitori di assistere all’agonia del figlio in ospedale. C’è quasi la sensazione che a nulla sia valsa la diffusione delle foto del corpo martoriato di Stefano quando per tanti politici vale l’imperativo che le forze dell’ordine vanno difese a prescindere. Ormai, in Italia, chiedere verità e giustizia è diventata un’azione sovversiva. Alla Casta tutto si concede e tutto si perdona, mentre le persone semplici, che possono anche sbagliare, devono pagare per tutti. E badate bene sono quegli stessi politici che si definiscono garantisti per i potenti e i colletti bianchi, ad evocare il tintinnare delle manette, e pene esemplari per la povera gente.
Per fortuna sono partite diverse iniziative di solidarietà a fianco dei genitori e della sorella di Stefano, da Luigi Manconi il primo ad occuparsi della vicenda insieme a Maria Atonietta Coscioni, ai Radicali Italiani, a Beppe Grillo, ed ancora diversi parlamentari.
Riprendo una citazione di un articolo di Terra che a mio avviso riassume il caso meglio di tante parole: “So chi è stato ma non ho le prove”, avrebbe detto Pier Paolo Pasolini.

Italo Di Giacomo

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