La regina Rania di Giordania, in visita ufficiale in Italia con il marito Re Abdullah II, non conquista solo per il suo fascino o per la sua indiscutibile eleganza, ma soprattutto per le sue idee. Modello di emancipazione femminile, sa coniugare tradizione e modernità, cancellando così tutti quegli stereotipi costruiti da quella parte di Occidente impegnata in uno scontro di civiltà nei confronti del mondo arabo. La sua posizione di privilegiata non l’ha di certo esentata dall’impegnarsi a favore degli ultimi, tanto da diventare la paladina degli oppressi. Per certi versi quasi un’icona di riscatto per le donne del Medio Oriente. Figlia di Palestinesi, emigrati in Kuwait in seguito all’occupazione israeliana dei Territori, non ha mai dimenticato le sue origini. Durante la guerra di Gaza, si appellò al mondo intero per fermare il massacro degli innocenti. Scrisse una lettera di pace il cui incipit faceva riferimento alla “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, e concretamente si recò a donare il suo sangue per i residenti della Striscia. E’ fermamente convinta che solo tramite lo studio si possa acquisire quella consapevolezza necessaria per emergere nella società delle ingiustizie e delle prevaricazioni; anche per questo è impegnata, come madrina, nella campagna “1 Goal”, iniziativa legata ai mondiali di calcio in Sudafrica, che si propone di sensibilizzare i leader mondiali circa l’importanza dell’accesso libero all’istruzione per tutti.La visita dei sovrani di Giordania conferma, una volta di più, che dobbiamo essere ottimisti e continuare sulla strada del dialogo, lavorando insieme per eliminare tutte quelle iniquità che ingrossano le file dell’estremismo e costituiscono un ostacolo per il processo di pace.
Emanuele Bellato



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