lunedì 5 ottobre 2009

LETTERA DI UN “PENTITO” UDC

Riceviamo e pubblichiamo:

Cari amici, c’è stato un tempo - non lontano - in cui frequentavo, più o meno abitualmente e più o meno allegramente, i corridoi di via dei Due Macelli (sede Udc, ndr). Anni e frequentazioni che non rinnego e probabilmente neppure rimpiango, momenti inutili ma anche talvolta importanti, in un percorso di vita dedicato comunque, almeno fin’ora, alla politica, attiva o passiva che fosse, che sia, che sia stata. O che sarà. Sarebbe, ora, troppo facile rimuginare di quanto indecoroso sia il livello di questa fase politica, di quanto disgustoso sia sentire parlare di “giustizia ad orologeria” (una sentenza che arriva dopo 20 anni...), di “disegno eversivo” (ovviamente quello dei giudici, non del corruttore...), di scudo fiscale non rinviato “perché comunque lo avrebbero ripresentato”, eccetera eccetera. E dunque non mi dilungo oltre su questo terreno. Ma pensavo: è proprio a quelle stanze e a quelle frequentazioni che faccio retroagire la formazione di tutta una serie di retaggi - incrostazioni - che mi porto ancora dietro e di cui ogni giorno che passa comprendo l’inutilità, se non addirittura la pericolosità pedagogica e culturale. Quelle stanze trasudavano concetti tipo “il Capo dello Stato si rispetta” (e perchè??? il rispetto si conquista! Napolitano lo merita?), oppure non bisogna attaccare Berlusconi perché altrimenti resta al governo a vita (dunque, meglio lasciargli fare tutto e come cazzo gli pare e gli piace). E’ giustizialismo dire che un pluripregiudicato condannato è indegno di ricoprire ruoli istituzionali, o che forse la prescrizione per reati di mafia è cosa ben diversa dall’essere riconosciuti innocenti da quelle accuse? Insomma, pensavo che mi sono formato in una scuola di pensiero (beh, in effetti di pensiero non ce n’era granché e di pensatori ancora di meno), diciamo quindi di partito, da cui tuttavia sono riuscito ad emanciparmi. Dico che ne sono uscito, come i tossicodipendenti dopo la comunità.

Max

1 commenti:

Francesco ha detto...

Caro Max, ti scrivo perché anche io ho vissuto la tua stessa esperienza deludente con l’Udc. Forse, dispersi in un mare di mediocrità e opportunismo, non siamo riusciti a conservare un'idea di partecipazione, ma di certo abbiamo conservato e coltivato una dignità personale. E di questi tempi, ti assicuro, non è poco. Tu ricordi i tempi del "macello" di via "due macelli" e dici" non rinnego ma non rimpiango". Sottoscrivo. In teoria non ci sarebbe contraddizione tra la militanza in un partito di ispirazione cristiana e l'istinto rivoluzionario. Non fu forse nostro Signore il più grande rivoluzionario della storia? In pratica, invece, piccoli uomini hanno umiliato e umiliano un grande patrimonio ideale con la banalità delle loro condotte. E a noi non resta che l'amara disillusione che non smette di ingannarsi. Ciao, Francesco