sabato 24 ottobre 2009

L’ANARCHIA DEL POTERE

Il quadro politico italiano è sempre più in movimento. Se la sinistra è ancora alla ricerca di un’identità e di un leader, la destra sta vivendo una fase ancora più grave e delicata. Ormai è chiaro a tutti che bisogna pensare al dopo Berlusconi. Il presidente della Camera Gianfranco Fini è stato il primo a porsi il problema, portando avanti una sorta di “exit strategy” dall’orbita berlusconiana. Una strategia sottile, sotterranea (o meglio subacquea), fatta di incontri bipartisan, creazione di fondazioni, prese di distanza sempre più nette, il cui unico fine è isolare e “scaricare” il capo. D’altronde è risaputo che a Fini non difetta la capacità di saper leggere i tempi e cavalcarli con un opportunismo senza eguali. Lo fece con la svolta di Fiuggi, seguita dalla visita a Gerusalemme ed infine con l’entrata nel Pdl (ridicolizzato sin dalla svolta del predellino). Però Fini non è uno che “balla da solo”, infatti seppure con circospezione è sostenuto dal presidente del Senato Schifani (vedi le dichiarazioni prima della sentenza del “Lodo Alfano” in cui entrambi i presidenti dichiaravano di rinunciare al suddetto privilegio). Ultimo, in ordine di tempo, a manifestare malumori è il suo “ex nemico” Tremonti. A livello locale per il Cavaliere non va meglio. Il caso Veneto è emblematico. Galan ed una parte del Pdl hanno minacciato di presentare una propria lista, se alle regionali dovesse essere designato un leghista per la presidenza. Tutto questo dimostra che i primi a delegittimare e a non credere più in Berlusconi sono i suoi ex fedelissimi, “camerati” di tante merende.

Italo Di Giacomo

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