giovedì 8 ottobre 2009

Barbato, il panda del Parlamento Italiano

Quando viaggio in auto mi piace farmi accompagnare da Radio Radicale, dai comizi fiume di Marco Pannella e dalle voci vissute, roche, a volte accattivanti, altre volte sfibrate da infiniti pacchetti di sigarette e dalle tante battaglie politiche e civili. Radio Radicale mi piace soprattutto perché non ha filtri, perché non ci sono censure, perché è la terra di nessuno, dove i nemici si possono scontrare ed incontrare. Stamattina, mentre viaggiavo per lavoro, ho ascoltato un’intervista di RI con l’onorevole dell’IdV Francesco (detto Franco) Barbato, sospeso per cinque sedute perché ha dato del “mafioso” al premier chiamandolo “Don Silvio da Corleone”. Alla sanzione, comminata dalla presidenza della Camera, hanno votato compatti, PdL, Pd e Udc. Insomma tutta la Casta al gran completo. Per una parola, magari sopra le righe, uno dei deputati più attivi nella lotta contro la mafia non potrà svolgere il suo lavoro. La mafia naturalmente ringrazia… Barbato è da sempre in prima fila nelle battaglie per la legalità, tanto da guadagnarsi negli anni novanta l’appellativo di sindaco anti-camorra e di conseguenza una vita blindata e sotto scorta. Anticonformista, capello lungo, pantaloni colorati, l’onorevole nolano non è mai stato tanto tenero nemmeno nei confronti del suo partito di appartenenza. Ecco una sua dichiarazione tratta da un’intervista rilasciata a Gennaro Sangiuliano su Libero (del 31/12/2008, pag.8): “Mi sospendo dagli incarichi dell’Italia dei Valori in Campania perché qui nel partito spuntano i camorristi, strane facce, gente alla quale io nemmeno stringerei la mano. Questo è il primo passo. O facciamo pulizia o me ne vado”.
Per noi cittadini è confortante sapere che in Parlamento siedono ancora persone libere, magari irriverenti, ma oneste. …Meno male che Franco c’è…

Paolo Sante

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