L’elezione di Bersani alla segreteria del Pd è stata salutata, da più parti, come la fine della stagione delle contrapposizioni nette, dell’antiberlusconismo, e l’alba di un nuovo giorno nei rapporti tra maggioranza ed opposizione, tanto che qualcuno ha avanzato la proposta di istituire una “Bicameralina”, alla luce anche del recente incontro D’Alema - Fini. In realtà, se il Pd è andato in crisi, perdendo milioni di elettori, è proprio perché finora non ha fatto opposizione e tanto meno ha saputo porsi come valida e credibile alternativa di governo. Durante l’ultima campagna elettorale per le politiche Walter Veltroni non citò mai il nome dell’avversario Berlusconi. Poi, dopo le dimissioni dell’ex sindaco di Roma, la segreteria Franceschini ha cercato di correggere il tiro, ma si è limitata a scimmiottare, in peggio, l’opposizione dell’Idv. L’ultima trovata, del pur generoso Dario Franceschini, di invitare gli italiani ad indossare i calzini color turchese, in solidarietà al giudice Mesiano pedinato da Canale 5, è stata una pagliacciata senza precedenti. Per non parlare delle scuse agli imprenditori in Veneto, un’uscita infelice, non richiesta, entrata di diritto nel manuale del perfetto berlusconiano sulle colpe da ricordare ed imputare alla sinistra in ogni sede. Ora Antonio Di Pietro chiede a Bersani di scegliere tra lui e Berlusconi. Nonostante la tempestività e la durezza dell’aut-aut, la richiesta del leader dell’Idv è legittima e condivisibile. Non c’è più tempo da perdere, le elezioni regionali incombono, e se il Pd si ostina a voler parlare con i sordi, rischia di perdere l’unico alleato che, pur tra alti e bassi, gli è sempre stato fedele.Paolo Sante



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