Ieri notte, su Raitre, ho visto un film: “Guido che sfidò le Br” del regista Giuseppe Ferrara con Massimo Ghini, Anna Galliena e Gianmarco Tognazzi, realizzato nel 2006, anno del centenario della Cgil. Il film narra la storia di Guido Rossa, sindacalista di origini venete dell’Italsider di Genova, barbaramente ucciso dalle Brigate Rosse il 24 gennaio del 1979, colpevole - secondo il cosiddetto “tribunale del popolo” - di aver fatto la spia. In realtà Rossa ebbe il coraggio di denunciare un collega colluso con il terrorismo. E di coraggio doveva averne tanto, visto che negli anni di piombo, omicidi e gambizzazioni erano all’ordine del giorno. Il film, seppur troppo caricaturale, rende omaggio all’uomo impegnato in mille attività: dall’alpinismo alla fotografia; e al militante con il suo rigoroso impegno politico nel Partito Comunista di Berlinguer e nel sindacato. Nel film, oltre alla tragica fine, si ricorda, con l’ausilio di filmati d’epoca, il toccante giorno del funerale, con l’imponente partecipazione popolare di 250.000 persone e la presenza dell’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini che gli consegnò, alla memoria, una medaglia al valor civile. Davvero strana la storia di questo film, dimenticato per anni, ostacolato dalla Rai (pur essendone co-produttrice) e addirittura dall’attuale presidenza del Senato, che adducendo motivazioni tecniche ha negato ai parlamentari la concessione di un’aula per la proiezione; infine mandato in onda ieri sulla terza rete, in sordina, senza la necessaria pubblicità e per giunta in seconda serata. Il terrorismo di matrice politica ha perso ed è stato condannato dalla storia, ma quella cortina fatta di complicità, silenzi, reticenze ed ignoranza continua a sopravvivere e a far del male alla nostra già fragile democrazia.Emanuele Bellato



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