Walter Veltroni ha rassegnato le dimissioni da segretario del Partito Democratico. Per alcuni un atto dovuto, per altri un errore, ma comunque la si pensi è stato un gesto nobile e raro di questi tempi. Forse più ancora dei nemici esterni quelli interni hanno progressivamente indebolito la sua leadership e lo hanno additato come capro espiatorio per le numerose sconfitte elettorali del centrosinistra: dal governo nazionale, alla capitale, fino alle recenti competizioni abruzzesi e sarde. Probabilmente Veltroni è stato un segretario normale in tempi eccezionali, senza quella cattiveria necessaria per opporsi ad una destra sempre più arrogante e prepotente, però non si può negare il suo contributo per il superamento delle vecchie ideologie e il sogno di un grande partito riformista. Nutrire nostalgie per il passato o arretrare rispetto alla via tracciata da Veltroni vuol dire sparire definitivamente. Purtroppo il problema non è Veltroni, ma quella classe dirigente che ha tramato alle sue spalle, la stessa che Nanni Moretti denunciò come inadeguata nel lontano 2002 a Piazza Navona.Emanuele



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