Il Presidente delle camere penali Dominioni ha preso così sul serio i resoconti del Corriere che si è convinto persino della commissione di un reato in capo a Di Pietro. “Vilipendio al Presidente della Repubblica” la fattispecie contestata. Non credo ci vorranno indagini immani per arrivare alla verità. Basterà risentirsi il discorso di Di Pietro a Piazza Farnese per rendersi conto di quanto strumentale sia stata l’accusa rivoltagli dal sistema dell’informazione (?). Ma questo Oreste non lo sa, canterebbe De Gregori sostituendo nel caso di specie la titolare Alice. Su Di Pietro abbiamo ascoltato fiumi di commenti, analisi, esegesi, antitesi e sintesi anche se a dire la verità il suo non è che sia stato un discorso di quelli storici. Più intenso è stato invece l’intervento di Salvatore Borsellino, il quale al contrario di Di Pietro che ha per parlato per astratti concetti e frasi fatte (“il silenzio è mafioso”. Sai che novità...), ha pubblicamente avanzato ipotesi, delineato scenari che, se provati, risulterebbero devastanti. In questo caso nessuno si è stracciato le vesti né lo ha denunciato. Misteri. Eppure, una democrazia che si rispetti non può lasciare cadere nel vuoto le parole del fratello di Paolo Borsellino, fosse anche per smentirlo, provando l’infondatezza delle sue ipotesi. L’opinione pubblica ha il diritto di sapere se le parole di Salvatore Borsellino sono solo suggestioni di chi è coinvolto emotivamente oppure no. Invece nulla. Silenzio. E il silenzio, si sa, è mafioso.Francesco Toscano



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