mercoledì 25 febbraio 2009

RISCHI AUTORITARI

Uno strano clima avvolge il nostro Paese. Il Premier, sempre uguale a se stesso, racconta barzellette ma ormai c’è poco da ridere. Sono in discussione in parlamento alcune proposte di legge che, se approvate, modificherebbero sensibilmente la qualità della nostra democrazia. A partire dalla legge “bavaglio” sull’informazione. Ora, senza entrare in dettagliati tecnicismi, è bene affrontare subito il cuore del problema. Il governo, con la scusa di garantire il diritto alla privacy, intende di fatto abolire il diritto di cronaca. E’ un rischio pericolosissimo. Il termometro di una democrazia consiste nella libertà della sua informazione. Nel nostro Paese la partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica è di fatto impedita dalla mancanza di partiti degni di questo nome. Molti dei nostri partiti non hanno una vita democratica interna né una chiara ideologia di fondo, ma si muovono perlopiù attorno a singole figure preminenti e carismatiche. Spesso assumono le sembianze di semplici cartelli elettorali e, nel peggiore dei casi, di veri e propri comitati d’affari. Un sistema democratico regge se è formato da pesi e contrappesi. Le nomenklature dei partiti hanno un immenso potere, perché grazie al sistema appena evidenziato finiscono col essere praticabili perpetue. Non è possibile “scalare” democraticamente questi partiti autoreferenziali che si legittimano da soli. Allora chi può controllarli? Chi giudica il loro operato? Quali sono i contrappesi? Innanzitutto i poteri liberi. O perlomeno quelli che dovrebbero essere tali. E’ l’indipendenza del sistema dell’informazione e dell’autorità giudiziaria che distingue un Paese illiberale e con tendenze assolutistiche, da uno libero e democratico. Quale è lo stato di salute dei poteri liberi nel nostro Paese? Pessimo, a voler essere ottimisti. Il sistema televisivo ad esempio è divenuto ormai un immenso monopolio al servizio dei soliti noti, e perfino giornalisti non proprio ficcanti come Mentana rischiano di essere allontanati nel momento in cui rivendicano esigui spazi di autonomia. Non sta meglio la magistratura, bersagliata dai continui tentativi di “normalizzazione” da parte della politica. L’allontanamento di De Magistris e la delegittimazione dell’intera Procura di Salerno su richiesta del ministro Alfano, applaudito dai media, allarmano e sgomentano. Il messaggio è chiarissimo: non si indaga su padroni e potenti. Verrebbe quasi da spaventarsi se non fosse che domani è già Giovedì e possiamo pensare ad altro. Chi di voi sa per caso chi sarà il prossimo inquilino a lasciare la casa del Grande Fratello?

Francesco Toscano

0 commenti: