“Qualcuno era democristiano perché era nato in Veneto. Qualcuno era democristiano perché un amico, lo zio, il parroco, ... il nonno no. Qualcuno era democristiano perché vedeva negli Stati Uniti il paese delle libertà. Qualcuno era democristiano perché si sentiva solo. Qualcuno era democristiano perché glielo avevano detto. Qualcuno era democristiano perché non gli avevano detto tutto. Qualcuno era democristiano perché Aldo Moro era una brava persona. Qualcuno era democristiano perché non c’era niente di meglio”.Cari lettori, avrete sicuramente riconosciuto il monologo “E pensare che c’era il pensiero” (Qualcuno era comunista) di Giorgio Gaber e Sandro Luporini modificato in chiave “democristiana”. Da una parte e dall’altra erano svariati i motivi che spingevano le persone ad impegnarsi in politica, alcuni fortemente ideali ed altri semplicemente più banali. Con la caduta delle ideologie purtroppo è rimasta solo la banalità. Capisco perfettamente quando Ferruccio Righele afferma di non riconoscersi più in questa politica, e come potrebbe essere altrimenti per una persona perbene? A Ferruccio va tutta la mia stima personale perché mentre lui si sta adoperando per tenere viva, ed attualizzare, una tradizione nobile ed antica, gli altri si preoccupano esclusivamente di difendere le proprie poltrone. Andate a leggervi i ritagli di giornale (GdV, 31/01/2009, pagina 21) o i verbali dell’ultimo consiglio provinciale per capire quanto in basso possa finire la dignità politica di alcune persone… Per questi personaggi il gallo di evangelica memoria ha ormai perso la voce.
Il moderatore



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