Se fossi sardo voterei Soru. Il 15 e il 16 febbraio i sardi decideranno se consegnare l’ennesimo trofeo a Berlusconi oppure proseguire lungo la via del cambiamento tracciata da Renato Soru.In campagna elettorale, in controtendenza ad un politicamente corretto che vuole si propinino solo slogan del Sì, Soru ha avuto il coraggio di dire: “No ai tagli nella scuola, no ad una sanità inefficiente. No al cemento sulle coste e al dissesto del territorio. No alle servitù militari. No ai disservizi e no ai privilegi della Casta”. Tanti no da trasformare - come ama ripetere lui - in tante cose positive.
Di Soru mi piace quella sorta di introversione bonaria e l’attaccamento ed amore profondo nei confronti della propria terra, tanto da portarlo a chiudere la campagna elettorale con un discorso fatto interamente in lingua sarda. Cosa dire dell’altra parte? Di Cappellacci Ugo sappiamo poco, per esempio del programma scopiazzato o dei grossolani errori fatti su alcuni suoi manifesti, ma in compenso conosciamo molto bene il candidato Berlusconi, un professionista dello sproloquio, …tanto poi basta ritrattare. Ormai il suo motto è “negare tutto, negare sempre, soprattutto l’evidenza”. Elettori ed amici sardi queste elezioni saranno importanti per la vostra bellissima isola, ma in fondo riguardano tutta l’Italia. Non date un assegno in bianco alla destra. L’avete già provata nel passato e non ha risolto i vostri problemi, così come non li sta risolvendo ora al governo del Paese. Non fermate il cambiamento, votate e fate votare Renato Soru!
Emanuele



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