domenica 22 febbraio 2009

IL BANCO

Il nuovo capo di Bankitalia, Draghi, lancia l’allarme sulla profondità della crisi che stiamo vivendo. Fa bene a sottolineare i pericoli che ci attendono, fa meno bene a non denunciare con estrema chiarezza che il declino complessivo del nostro Paese è anche responsabilità di un sistema bancario inadeguato. L’aver allontanato Fazio e i suoi furbetti, che avevano rappresentato il punto più basso mai toccato dal sistema, è stato utile e indispensabile ma non risolutivo. Troppi nodi devono ancora essere affrontati e risolti. A cominciare dai rapporti incestuosi tra banche e informazione, per poi interrogarsi sulla qualità singola di alcuni influentissimi personaggi, ormai entrati a pieno titolo e con i galloni di generale nel salotto buon del capitalismo italiano, che nella maggior parte dei paesi normali sarebbero entrati al massimo nelle patrie galere. Bersani nella scorsa legislatura aveva timidamente tentato di inserire elementi di trasparenza e competitività in grado di migliorare l’efficienza del sistema e rispondere alle esigenze dell'utente finale. La norma riguardante la portabilità dei mutui è sicuramente un piccolo passo nella giusta direzione. Ma l’intransigenza dei padroni, come ben dimostrato da alcuni servizi andati in onda su Ballarò, ha determinato una sostanziale inefficacia di fatto delle indicazioni del legislatore. Ora, invece di mandare i carabinieri nelle sedi centrali degli istituti bancari in questione, la nostra trasversalmente debole classe politica si è limitata e si limita ad enunciare buoni propositi. E mentre c’è chi si può permettere di ignorare il Parlamento, i ricchi continuano ad arricchirsi e la classe media sprofonda sotto la soglia di povertà. Brecht, profetico, diceva: “il vero ladro non è chi rapina una banca ma chi la fonda”.

Francesco Toscano

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