Nel corso della storia, in ogni parte del mondo, si sono attuati numerosi tentavi per rovesciare le istituzioni democratiche, tramite il ricorso alla forza e alla violenza, al fine di instaurare regimi dittatoriali od oligarchici. In questa giornata ricorre il ventottesimo anniversario del fallito golpe spagnolo di Antonio Tejero coadiuvato da un manipolo di duecento militari appartenenti alla Guardia Civil. Allora, grazie all’intervento provvidenziale di Re Juan Carlos il golpe fu sventato e la Spagna poté così continuare, dopo gli anni del franchismo, il cammino verso una moderna e compiuta democrazia. Forse per la comune appartenenza alla comunità europea e per i misteri tuttora irrisolti questo golpe spaventa più degli esotici colpi di stato assai frequenti nei paesi del sud America o in quelli di un’Africa sempre più inquieta. Probabilmente gesti così folli e plateali come quello di Tejero, che sequestrò per una notte intera sotto la minaccia delle armi l’assemblea parlamentare spagnola, difficilmente riaccadranno, però continua a persistere il pericolo di colpi di stato “serpeggianti”, magari organizzati all’interno delle istituzioni stesse e mantenendo persino una sorta di consenso popolare. Questo può succedere quando un governo legifera esclusivamente tramite decreti leggi, (svuotando così delle sue funzioni il parlamento), quando si approvano leggi ad-personam, oppure quando un programma televisivo viene considerato dai politici importante quanto le due camere, o ancora quando viene delegittimato il Presidente della Repubblica, offesa la Carta Costituzionale e ridicolizzata l’opposizione, quando si dichiarano inutili i sindacati, quando si additano finte emergenze per nascondere quelle vere, quando si vuole mettere il bavaglio all’informazione e alla magistratura. E così via. Insomma i golpe hanno tante facce, ma il risultato è sempre lo stesso, ossia la morte della democrazia e della libertà.Emanuele Bellato



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