Il Presidente americano Obama rappresenta una grande speranza per il mondo intero. I suoi primi atti in politica economica vanno nella giusta direzione, indicando con forza l’obiettivo di una nuova stagione di diritti e di giustizia sociale. Obama intende perseguire un nuovo modello di società, più equo e più giusto. Per garantire il diritto alla sanità per tutti gli americani,Obama è pronto ad aumentare le tasse ai più ricchi. Una ovvietà e allo stesso una programma di semplice buon senso, divenuto rivoluzionario in tempi come il nostro, dove i milionari rivendicano senza vergogna le loro pretese di conseguire smisurati ed ingiustificati profitti, da realizzare anche attraverso nuove ed inumane forme di sfruttamento sul lavoro, figlie, dicono, del fenomeno della cosiddetta globalizzazione. I ricchi si nascondono spesso dietro il peloso ritornello riguardante i bassi tassi di crescita del nostro Paese, e aggiungono che soltanto un aumento della produttività può tradursi in aumenti salariali. Noi invece crediamo che il nocciolo del problema non sia solo questo. Se il Pil aumenta, naturalmente, c’è solo da rallegrarsi, ma anche se non aumenta il perseguimento di un’idea di giustizia sociale si realizza attraverso un’ equa distribuzione di quello che si produce, poco o tanto che sia. Se Obama avesse detto queste cose in Italia lo avrebbero subito bollato come “comunista” e liquidato così. Ma Obama in Italia non c’è e i pochi comunisti rimasti in giro, ex e non, se anche governano lo fanno con l’occhio rivolto a miliardari e banchieri. La sinistra arcobaleno è stata ignorata dagli elettori per ragioni chiarissime. Per fare gli interessi di chi già sta bene bastano e avanzano le restanti forze politiche. E’ tornato il momento, superata la sbornia iperliberista, di guardare ad una moderna idea di economia sociale di mercato. Rafforzare gli ammortizzatori sociali, difendere il potere di acquisto di salari e pensioni, puntare su ricerca, università e sanità, queste le priorità. Qualcuno dirà: e i soldi? Si prendano a quelli che li hanno. E non si dica che in questo modo si colpisce il merito, perché i miliardari nostrani non hanno, nella maggior parte dei casi, nessun merito se non quello di essere nati in in contesti ricchi o di operare in regimi ultraprotetti che lo stato si guarda bene dal liberalizzare. In compenso liberalizzino il mondo del lavoro, mettendo in competizione i nostri lavoratori con le immense masse di lavoratori dei paesi in via di sviluppo, affamando tutti. Francesco Toscano



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