Addolora la notizia della fulminea morte di un grande giornalista come Candido Cannavò. Nel mezzo di una giornata qualunque, di un mese qualunque, di un anno qualunque, piomba addosso e si materializza qual cattivo pensiero, quella drammatica consapevolezza che ogni essere umano coltiva e nasconde nel profondo della propria anima. La certezza che esiste una fine, che arriva senza preavviso e sconvolge. Cambia realtà, spezza sentimenti e consuetudini. E mentre accompagna in una nuova dimensione celeste chi lascia questo mondo, trascina in un vortice di interrogativi e inquietudini le persone amate. Ed è in momenti come questi, nella tragedia del distacco ineluttabile, che l’umanità si scopre incredibilmente identica e fragile. Non esiste più censo, gloria o ambizione. I pensieri e le logiche degli uomini lasciano il passo alla ricerca dell’indefinito e del misterioso. La creatura tende le braccia al creatore nella speranza di riallontanare la consapevolezza della fine, per riabbracciare e rifugiarsi in un’idea di infinito. Quella stessa, che permette a chiunque di inseguire nella vita di ogni giorno sogni e desideri, pur sapendo che, comunque vada, finiranno all’alba. Ciao direttore, ti abbiamo apprezzato per la tua competenza, il tuo stile e anche il tuo sorriso. Francesco Toscano



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