A Berlusconi, perché non si può scherzare su tutto e tutti.Fu grazie ad un film, “La Noche de los Làpices” del regista Hector Holivera, in Italia tradotto in “La notte delle matite spezzate”, che molti conobbero l’atroce significato della parola desaparecidos. Il film si basa sul libro omonimo di Seoane María e Hector Ruíz Nuñez, che a sua volta narra un fatto realmente accaduto il 16 settembre 1976 in Argentina. All’alba di quel giorno furono sequestrati alcuni adolescenti fra i 14 e i 18 anni, la cui colpa consisteva nell’aver reclamato il Libretto Studentesco Secondario. Per ottenerlo si erano impegnati in una serie di marce, occupazioni, petizioni: azioni che oggi sono di uso comune, o al limite fastidiose (per alcuni settori della politica) che però nessuno si sognerebbe mai di reprimere con il sequestro, la tortura o la morte. In quel momento, le manifestazioni studentesche scatenarono tutto questo contemporaneamente.
Non si trattò di un fatto isolato, né di una iniziativa di schegge impazzite del sistema, ma di un vero e proprio “terrorismo di Stato”: dal 24 marzo 1976, a partire dall’instaurazione del “Processo di Riorganizzazione Nazionale”, il regime militare argentino elaborò un piano sistematico di repressione e sterminio enunciato subito dopo il “Golpe”. Nel Proclama la giunta militare stabilì che “si sarebbe continuato a combattere senza tregua la delinquenza sovversiva, manifesta o clandestina, e si sarebbe bandita ogni forma di demagogia. Non si sarebbe tollerata nessuna forma di trasgressione alla legge o opposizione al processo di riparazione che si iniziava”.
La città di La Plata fu una delle più colpite dal processo di riorganizzazione. Lì vivevano Claudio de Ancha, Marìa Claudia Falcone, Horacio Ungano, Daniel Alberto Racero, Marìa Clara Ciocchini, Francisco Lòpez Muntaner e Pablo Dìaz.
Claudio aveva 16 anni all’epoca in cui sparì. Era segretamente innamorato di Adela. Era appassionato di letteratura e musica.
Marìa Claudia sognava una vita d’artista e per questo si era iscritta al “Colegio de Bellas Artes”. Riuscì appena a vivere il fidanzamento con Roberto e i suoi “dolci 16 anni” quando la raggiunse l’incubo nel mezzo della notte. Suo padre era stato collaboratore di Peron e lei ammirava molto la figura di Evita.
Horacio detestava aderire a un’idea senza conoscerla fino in fondo e per questo divorava libri di storia e politica e gli piaceva ascoltare “Sui Generis” e “Mercedes Sosa”.
Daniel era amico di Horacio. Da bambino sognava di essere “El llanero solitario” (il solitario abitante della pianura). A 18 anni le sue ambizioni diventarono più concrete, voleva diventare tornitore o meccanico. Non glielo permisero.
Marìa Clara visse i suoi 17 anni con la chitarra accanto. Con la sua musica era giunta a La Plata dalla Bahìa Blanca, per studiare Medicina, pochi mesi prima del suo ultimo viaggio, la cui destinazione finale resta ancora sconosciuta.
Francisco aveva appena 14 anni. Era appassionato di ginnastica e il migliore amico di Marìa Claudia. Era in “competizione” con suo fratello perché ad entrambi piaceva la stessa ragazza.
Pablo, con i suoi 18 anni, fu l’unico che sopravvisse. Grazie a lui conosciamo questa terribile storia.
Avevano gli stessi gusti e passioni di tanti adolescenti. Erano interessati anche alla politica e alcuni di loro militavano nei Gruppi Studenteschi, oppure avevano simpatie per il movimento peronista o per la gioventù guevarista, con la speranza di una vita migliore per tutti.
Nell’inverno del ’75 iniziarono a riunirsi per chiedere l’applicazione effettiva del “Boleto Estudiantil Secondario”. Esisteva per legge provinciale, però non era stato ancora introdotto a La Plata. Fu questa la loro rivendicazione consegnata alle autorità dopo una marcia a cui parteciparono 3000 studenti.
La lotta per i “Boletos a un peso” continuò fino 16 settembre 1976. Non appena iniziò il nuovo giorno, mezz’ora dopo la mezzanotte, sequestrarono Marìa Clara e Marìa Claudia. Alle 2.35 degli uomini incappucciati sequestrarono Claudio. Alle 4.40 il rumore degli stivali svegliò Horacio e Daniel. Alla madre di Horacio dissero che lo portavano via un attimo per interrogarlo e non tornarono mai più. Alle 5, sei uomini in divisa militare catturarono Francisco. Una settimana dopo, il Giorno dello Studente, si portarono via Pablo. Furono portati nel Campo di concentramento di Arana. Lì conobbero la fame, il freddo, le botte e le ripetute violenze. In un secondo momento li portarono al “Pozo de Banfield”, al “Pozo de Quilmes”, alla Questura della provincia di Buenos Aires, ai Commissariati 5°, 8° e 9° de La Plata, il 3° di Valentìn Alsina en Lanùs e al Poligono di Tiro della Questura della Provincia di Buenos Aires.
Nel frattempo i loro familiari e amici si prodigarono nel cercarli, chiedendo di loro presso le preture e i commissariati, anche solo per sapere se erano vivi o morti e se li si poteva andare a vedere o almeno dar loro una degna sepoltura. Per loro nessun indizio. Il terrorismo di stato elaborò per questo tipo di richieste una risposta molto peculiare: “… un “desaparecido” è un’incognita, non ha entità, non è né vivo né morto. È “desaparecido”.
In 7 anni di regime si violarono un’infinità di diritti umani, “La notte delle Matite spezzate” è solo un esempio fra mille. Si ricorda più di altri, poiché commuove l’età dei suoi protagonisti, perché è un esempio della bestialità di un regime che non ebbe limiti. Di fronte al rischio dell’impunità e dell’oblio, bisogna continuare a ricordare affinché le matite possano continuare a scrivere ancora.
Jorge Ademar Falcone, padre di Maria Claudia Falcone, dedicò a sua figlia questa bellissima poesia:
LA MANO ANONIMA
A mí hija María Claudia, militante de la UES secuestrada durante "La noche de los lápices''.
Mano anónima aleve y asesina,con sólo tocarteha intenta
domacular tu pureza,
tu inocencia,
por cierto, fracasando.
Tu grandeza de almaes infinita.
Tu generosidad, ilimitada.
Virtudes talesson inmaculables.
La mano anónima, aleve y asesina,
no ha podido mancharte
por mas que lo intentara.
Y esa pureza
constituye tu triunfo.
TU VICTORIA y su derrota.
Has vencido, hija mía,
y tu victoria ha sido apocalíptica.
Aunque tu estés ausente todavía
yo te lloro y te admiro al mismo tiempo.
Articolo curato da Giovanna S.
Articolo curato da Giovanna S.



0 commenti:
Posta un commento