venerdì 30 gennaio 2009

Quale bipolarismo?

Si sente spesso il ritornello secondo cui “gli italiani hanno ormai assorbito il sistema bipolare”. Può darsi. Ma, aldilà delle etichette, di quale bipolarismo parliamo? Per capirci meglio, quali sono le determinazioni, gli indirizzi, le prospettive che differenziano in maniera così assoluta e manichea il quadro politico nel suo insieme fino al punto da tagliarlo con l’accetta? Posta in questi termini, credo che la parte intellettualmente più onesta della classe dirigente politica nostrana risponderebbe con un eloquente “boh”, mentre quella più scafata e ipocrita si perderebbe in retoriche insulse sull’importanza dei “valori”. La verità è che i due megablocchi di potere che coltivano l’ambizione di monopolizzare il mercato politico italiano, Pd e Pdl, si somigliano tremendamente. E forse non potrebbe essere altrimenti visto che il Pd altro non è se non un’operazione fuori tempo massimo e mal riuscita di creare un contenitore, elettoralmente competitivo, che si avvicini il più possibile al modello imposto da Berlusconi. Insomma un berlusconismo senza Berlusconi. Qualcuno dirà “è la fine delle ideologie del novecento, sostituite dal leaderismo e dal superomismo, che rende sbiadite e pressoché identiche le diverse forze politiche, ed è un processo che coinvolge l’intera Europa e quindi supera i confini nazionali”. In parte può darsi sia cosi, ma tale ragionamento non spiega però per quale motivo in tutta l’Europa continentale continuano a sopravvivere, pur tra mille difficoltà, forze che si rifanno a tradizioni politiche antiche e riconoscibili. Esistono i popolari, i socialisti, i liberali, i nazionalisti ecc.ecc. Saranno pure retrò ma continuano ad esistere e a proporre diverse idee di sviluppo e di società. In Italia il Pd non sa in quali banchi sedersi all’europarlamento mentre il Pdl non si capisce se sia un partito, un comitato elettorale, o l’harem di Berlusconi. Ma se la finta contesa politica è funzionale al mantenimento delle rispettive posizioni di privilegio, quando ci sono di mezzo gli affari o la garanzia di impunità il quadro cambia. Il trasversalismo è sfacciato e non conosce vergogna come dimostrano le inchieste di De Magistris che non a caso sono state smontate con l’assenso tacito o esplicito della casta nel suo insieme. Pare quasi di intravedere e di supporre, aldilà dei luoghi istituzionali dove tutti recitano perbenino la loro parte in commedia, altri trasversali ed onnicomprensivi luoghi di decisione difficili da etichettare. Anche questa ipotesi, fosse vera, non rappresenterebbe neppure una assoluta novità per un paese come il nostro. A me pare che l’unico bipolarismo oggi esistente vede contrapposti il monolite di potere rappresentato dalla casta Pd-Pdl e chi li combatte. Il paradigma è Catanzaro. La casta, da destra a sinistra, fa quadrato. L’informazione è guardiano degli interessi costituiti ma nonostante questo esiste ancora una fetta di società che non si è arresa e testimonia un modo diverso di vivere ed intendere la politica.

Francesco Toscano

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