venerdì 28 marzo 2008

Le avventure di Amalia

Come la nota strega disneyana Amelia, anche la nostra Amalia ama le trasformazioni: non solo estetiche, ma anche politiche. Per avere un quadro completo delle varie esperienze politiche della Sartori (e molto di più) visitate Wikipedia – l’enciclopedia libera. http://it.wikipedia.org/wiki/Amalia_Sartori
Ecco un estratto: Amalia Sartori ha iniziato la carriera politica diventando una esponente di spicco del Partito socialista italiano in Veneto, in particolare partecipando alla corrente più a sinistra del partito capeggiata da Riccardo Lombardi.
In quota socialista, è stata nel 1986-1987 presidente dell'Aeroporto Marco Polo di Venezia.
E' stata la più giovane consigliere veneta in Consiglio regionale, poi assessore e nel 1990, diviene Presidente della Giunta Regionale del Veneto durante la crisi di Mani pulite, in cui molti esponenti del governo regionale dovettero dimettersi.
Eletta parlamentare europea nel 1999, è stata riconfermata nel 2004 per la lista di Forza Italia nella circoscrizione nord-est. È iscritta al gruppo parlamentare del Ppe.

I veri Democratici Cristiani non votano i Socialisti, seppur convertiti sulla via di Arcore!
(Vicenza Popolare)

Lia Sartori e il partito di plastica

Gentili simpatizzanti di destra, carissimi concittadini, vi poniamo un semplice quesito: Che credibilità può avere una persona che tarocca pure le foto elettorali per risultare più gradevole?
Noi non vogliamo scadere, come hanno fatto gli altri avversari della Sartori, nel dileggio. Essere “brutti” fisicamente non è mica una colpa! Anche Manuela Dal Lago non è certo la Bellucci, eppure nessuno osa, giustamente, metterla alla berlina: perché indipendentemente dal suo aspetto esteriore e dalle sue idee (che possono essere condivise o meno; noi diciamo meno) si è dimostrata, tutto sommato, una politica seria e capace.
Il “problema” che affligge la Sartori è lo stesso di Berlusconi: entrambi non sanno affrontare con serenità il passare del tempo. Entrambi inseguono un ideale di eterna giovinezza. Entrambi sono l’incarnazione di quel partito di plastica con cui nulla hanno a che spartire i veri moderati, popolari e democratici cristiani.
Vicenza Popolare
p.s.: Entrambe le foto sono state prese dal sito della Sartori. In rete esistono confronti più impietosi : )

Berlusconi e il voto utile

Dopo molti tentativi andati a vuoto per affossare il Centro con il ritornello del "voto utile" adesso il Cavaliere in preda alle sue manie di grandezza passa al "voto disgiunto"; più invecchia e più r............e. Il buon senso suggerisce che è molto pericoloso dare in mano l'Italia a Berlusconi perchè si aprirebbe una stagione infausta di Governo dove le "cose" da fare, a cominciare dalla riforma elettorale, resterebbero al palo. Non se ne può proprio più, non tanto per questa campagna elettorale dove Veltrusconi promette mare e monti - il libro dei sogni degli italiani- quanto piuttosto per la "pochezza" dei temi trattati che sono distanti anni luce dalla realtà in cui viviamo e per la quale ogni giorno dobbiamo fare i salti mortali. Questo distacco dalla politica è fomentato sempre di più da questi "messia" che predicano molto ma razzolano male, che dovrebbero fare altri mestieri perché non ci si inventa nulla di nuovo in politica ma bisogna invece essere seri e rispettosi degli altri e il nostro leader Casini su queste questioni non transige dimostrando ancora una volta di non essere legato a nessuno, di trattare con rispetto e dignità gli italiani, di essere il vero portavoce di una grande sensibilità su temi come quelli etici dove gli "altri " invece annaspano. E poi nessuno è così stupido da entrare nella cabina elettorale per decretare il proprio "suicidio" politico, perché di buon senso il popolo italiano ne ha parecchio e non saranno certo le "cassandre" di Veltrusconi a farci desistere dalla volontà di premiare il nostro partito che sempre di più incarna gli ideali della gente comune.

Ferruccio Righele
(Segretario UDC di Schio)

giovedì 27 marzo 2008

Tu chiamale se vuoi emozioni...



O Bianco Fiore (Inno dei lavoratori cristiani)
Dai campi bagnati del nostro sudore
veniamo crociati di Cristo nel cuore.
Veniamo e cantiamo la nostra canzone:
noi siamo legione, corriamo e vinciam.
O bianco fiore
simbol d’amore,
con te la gloria
della vittoria.
O bianco fiore
simbol d’amore
con te la pace
che sospira il cor.

Dall'arse officine dall'ardua miniera
Venite su alfine alla nostra bandiera.
Venite e cantiamo la nostra canzone:
noi siamo legione, corriamo e vinciam.
O bianco fiore…
(Ritornello)

La nostra falange di pace è foriera:
chi soffre, chi piange, chi crede, chi spera.
Venite e cantiamo la nostra canzone:
noi siamo legione, corriamo e vinciam.
O bianco fiore …
(ritornello)

Chi adopra l’ingegno, chi all’opre attende
sia saldo all’impegno che uniti ci rende.
Lottiamo per la fede, lottiamo per il pane:
il popol dimane redento sarà.
O bianco fiore…
(ritornello)

martedì 25 marzo 2008

Righele: "Promettere meno e mantenere"

Ancora tre settimane di campagna elettorale per la verità un pò spenta dove il Pdl e Pd si presentano sulla scena con programmi fotocopia senza far nascere grandi entusiasmi nell'elettorato che ormai è schifato di tutto questo ambaradan battente come un rullo compressore negli spot, nei giornali di regime, nei mezzi stessi di informazione. Fa notizia a mio modo di vedere l'Unione di Centro che sia pure con il contagocce (altro che par condicio!) i telegiornali pubblici e privati ne parlano; buon segno significa che il "nostro programma" di soli cinque punti risulta chiaro, realistico e immediato alla gente. Casini inoltre non fa polemiche sterili solo per il gusto di farle ma il suo "comunicare" raggiunge il cuore del problema. A supportare questo ci sono poi per chi ci crede dei sondaggi (che guarda caso) sono molto diversi da quelli dell'infallibile Cavaliere che oggi dice una cosa per poi domani smentirla subito. Non vorremmo che capitasse anche per la nostra compagnia di bandiera, che si faccia cioè "solo notizia" per attirare voti e poi tutto si risolva in una bolla di sapone dopo il 14 Aprile. Non si può giocare sulla pelle dei lavoratori che non sono uno spot elettoralistico ma persone con anima e cuore e a cui va tutta la nostra piena solidarietà e comprensione. E poi non illudiamo come fa Veltroni i pensionati con la chimera di un aumento delle pensioni più basse. Il problema delle pensioni è ormai terra minata ed il buon senso suggerisce di affrontare un tema così delicato non in campagna elettorale dove c'è di tutto e l'incontrario di tutto ma chi vincerà ha il dovere morale di proporre una discussione seria anche con l'opposizione a costo di scelte impopolari. Non se ne può più di discussioni sterili ed inefficaci su questo argomento. La gente è stufa che ogni tre anni si faccia una riforma delle pensioni sulla propria pelle, vuole serenità e trasparenza per un futuro migliore.

Ferruccio Righele
(Segretairo UDC di Schio)

Lettera aperta al candidato sindaco

Riceviamo e pubblichiamo con piacere l'appello del Presidente di "Tuttinbici" Stefano Maboni:
Il recente documento europeo Libro verde “Verso una nuova cultura della mobilità urbana” (settembre 2007), assegna alla bicicletta un ruolo fondamentale, assieme all'efficienza dei mezzi pubblici e alla limitazione dei veicoli a motore, nel tessuto urbano cittadino.
Non sottovalutiamo la bicicletta
Questo mezzo di trasporto contribuisce:
al miglioramento della qualità urbana e al recupero degli spazi (tutti i dati disponibili prevedono che a Vicenza nel 2012 arriveremo a 7/8 auto per 10 abitanti);
alla tutela della salute e alla riduzione dei costi sociali di cura (promozione di stili di vita attivi, aumento dell’età media, contrasto del sovrappeso e dell’obesità);
alla riduzione del traffico e dell’inquinamento (più del 20% dei movimenti quotidiani viene già svolto in bicicletta in molte città europee ed italiane, come Ferrara, Parma, Udine e Bolzano).

In Europa la presenza di ciclisti e pedoni viene considerata un importante indicatore della qualità della vita.
Aggiungiamo che le politiche di promozione della bicicletta costano poco e godono di un largo consenso trasversale. Tutti concordano infatti che l’attuale irragionevole utilizzo dei veicoli privati a motore produce una situazione insostenibile e un netto peggioramento delle condizioni di vita, in particolare per le categorie più deboli (bambini ed anziani).

L’Associazione cicloambientalista Tuttinbici FIAB Vicenza, insieme ai Vicentini desiderosi di rendere la propria città più a misura d’uomo, chiede ai candidati di impegnarsi, se eletti, sui seguenti punti:
1. Destinazione di una adeguata parte del bilancio comunale alla realizzazione di una politica di sostegno della bicicletta e della mobilità sostenibile; parte della cifra potrebbe essere recuperata utilizzando una quota dei proventi dei pedaggi per la sosta in centro storico. Questo darebbe anche un forte segnale alla città indicando che chi alimenta la mobilità “insostenibile” deve finanziare la mobilità “sostenibile”.
2. Realizzazione in tempi rapidi del Piano “Piste ciclabili per la città di Vicenza“ già approvato nel 2002, privilegiando i percorsi che collegano i quartieri della cintura urbana al centro cittadino.
3. Conferma e potenziamento del Gruppo Mobilità Ciclistica presso il Settore Mobilità del Comune, anello di congiunzione tra il cittadino-ciclista e l’Amministrazione.
4. Adozione di provvedimenti attorno ai principali poli scolastici volti a migliorare la mobilità pedonale e ciclabile sui percorsi casa-scuola.
5. Informazione dei cittadini con apposite campagne sui vantaggi - individuali e collettivi - legati all’uso della bicicletta.

I nostri soci, i simpatizzanti e i molti cittadini che già ora utilizzano la bicicletta per i loro spostamenti quotidiani sono sostenitori e promotori di una mobilità diversificata ed integrata.
Chiediamo pertanto un modello di città socialmente più evoluto che consideri i pedoni, la bicicletta e il mezzo pubblico al centro della mobilità urbana.

Stefano Maboni
(Presidente Tuttinbici FIAB Vicenza)

La storia continua



Dopo il blog, l'Udc Provinciale e "Vicenza Popolare" sbarcano su "You Tube". Il canale internet è il seguente: www.youtube.it/vicenzapopolare

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lunedì 24 marzo 2008

Bipartitismo e leaderismo nel sistema italiano

La via italiana al ‹‹bipartitismo netto›› Partito Democratico-Popolo delle Libertà è da ponderare con grande cautela. Ci sono infatti due ordini di problemi da risolvere affinché la declinazione italiana del bipartitismo non si traduca semplicemente in ‹‹bileaderismo››. In primo luogo perché la struttura dei partiti che si è consolidata in questi anni, corroborata da una legge elettorale pessima (liste bloccate decise dalle segreterie nazionali), ha sancito una forma di oligarchia elitaria della classe politica italiana. Oligarchia è il sistema per cui una minoranza, un numero ristretto di persone, governa e decide. È una provocazione forte: ma come si può chiamare altrimenti un sistema politico nel quale la selezione della classe politica nazionale è decisa da un gruppo di sette-otto persone al massimo? In secondo luogo perché il bipartitismo delle prime settimane di campagna elettorale ha dimostrato una tendenza preoccupante: i leaders del Partito Democratico e del Popolo delle Libertà parlano giustamente degli stessi problemi, individuano sì gli stessi punti da riformare, ma danno le stesse ricette e le stesse soluzioni. Cambiano solo gli slogan, i colori, i cartelloni pubblicitari, le candidature ad effetto. Beninteso, i leaders sono necessari perché sono utili. Dopo tutto, non vi è gruppo sociale che non abbia un leader, ma in politica la situazione si fa più complicata. Il leader deve godere di un certo grado di autonomia per poter prendere decisioni, anche impopolari, e certamente nella nostra democrazia al potere dei leaders ci sono tantissimi contrappesi istituzionali. Spieghiamo però agli italiani cosa significa un sistema realmente bipartitico in Italia. Forse non tutti farebbero l’equazione: sistema con due soli partiti uguale semplificazione della politica. Questa è una spiegazione troppo semplicistica che negli ultimi mesi è stata alimentata soprattutto dal sentimento dell’antipolitica e poi dal comportamento “triste” della classe partitica italiana. A prescindere da questa legge elettorale, e dalla competizione serrata del Pd-Pdl, il sistema politico italiano si sta riordinando per aree omogenee. Partendo da sinistra: la Sinistra arcobaleno, il Partito Democratico, l’area popolare dell’Udc-Rosa Bianca, il centro-destra liberale del Popolo delle Libertà con l’aggiunta della Lega Nord come partito regionalista di stampo “catalano”. Quale è il passo successivo di questa riorganizzazione? Riscrivere le differenze tra le aree politiche (guidate dai rispettivi leaders): scegliamo la via della distinzione dei programmi e delle soluzioni politiche. Marchiamo le ‹‹differenze sinistra-centro-destra››, che dal 1994 rispondono solo alle logiche delle coalizioni elettorali, altrimenti diventa tutto uguale. Se poi il sistema istituzionale porterà per forze di cose al bipartitismo allora i teorici del bipolarismo a tutti i costi avranno avuto ragione. Ma al di sotto di queste quattro grandi aree politiche sembra difficile fare ulteriori sintesi senza mescolare artatamente storie e programmi politici. Oggi invece ci si confronta solo per mezzo dello slogan più efficace, dei maggiori fondi a disposizione per le battaglie pubblicitarie, del cartellone più innovativo. Si riduce in sostanza la competizione per il governo del paese alla tifoseria. Storicamente all’origine della divisione fra destra e sinistra si inseriva il cleavage ‹‹capitale-lavoro››, scaturito dalla visione di una netta opposizione fra due concezioni del mondo alternative (occidente-sistema capitalistico e sovietico-sistema comunista). Su questo fronte, si sono collocati i due principali partiti di massa del nostro paese, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista italiano. La DC, sebbene partito a vocazione sostanzialmente interclassista, ha per lungo tempo incarnato la speranza di rappresentare il partito del ceto medio italiano (riuscendoci soltanto in parte) ma comunque non trovando mai seri antagonisti su questo terreno (anzitutto a causa della debolezza numerica delle forze politiche di ispirazione laico-liberale). Forse maggiore è stata la capacità del PCI di rappresentare la classe operaia. Ma oggi, nel 2008, una “cassetta degli attrezzi” moderna per fare un po’ di chiarezza concettuale di cultura politica è la priorità nell’agenda italiana. Per questo il futuro riassetto del sistema partitico italiano, richiederà più di una linea di demarcazione e qualche certezza in più. E sulla ricollocazione da un lato degli interessi economici, e dall’altro delle visioni valoriali e sociali, presenti nella complessità della società italiana si stanno strutturando le nuove “fratture” politiche del sistema italiano. Ma cosa e chi differenzia chi in questa campagna elettorale? Ci sono visioni delle società diverse e ricette simili (o che si percepiscono simili) dal centro destra al centro sinistra. Si differenziano per il federalismo o per il centralismo; per il liberismo economico o per l’intervento dello Stato nelle aree sensibili (o prudente via di mezzo); stato sociale o tendenza al modello americano (pensioni, previdenza, lavoro, ecc.); libera concorrenza o aiuto alle imprese di interesse nazionale (Alitalia, Malpensa). Lavoro flessibile o garanzie di stabilità per i lavoratori. Investire o conservare. Tutelare le grandi aziende monopoliste o il ‹‹cittadino consumatore››? E si potrebbe continuare a lungo. L’unica cosa che sembra dividere le galassie partitiche nel mare magnum della politica italiana è la ‹‹concezione antropologica dell’uomo››. Il ruolo dell’uomo della società, la famiglia, la bioetica, i confini della vita e della morte, la moratoria sull’aborto. Sembra strano ma gli unici argomenti che segnano le differenze, ossia le questioni etiche, sono lasciati fuori dalla campagna elettorale dai due grandi competitor. C’è molta più differenza su questo tra l’Udc e il Pd e tra l’Udc e il Pdl che tra il PD e il Pdl. Ma è utile per l’Italia ridurre a solo questa frattura fondamentale la differenza nella politica del nostro paese? Per questo il ‹‹bipartitismo netto›› sembra non è essere ancora maturo per il sistema italiano. Riempiamo nei prossimi mesi di idee i programmi delle aree politiche. Riscriviamo le categorie della politica. Altrimenti avrà veramente ragione il ‹‹vento dell’antipolitica›› che dice che tutti i partiti sono uguali!
Luigi Marcadella

(Incaricato Triveneto F.U.C.I Federazione universitaria cattolica italiana)
p.s.:Potete mandare articoli, idee e contributi scritti al seguente indirizzo mail: vicenzapopolare@gmail.com

Vicenza: incontro sul tema famiglia

mercoledì 19 marzo 2008

Moratoria sulle cellule staminali embrionali

“Non è un sì alla moratoria che chiedevamo, ma si apre uno spiraglio importante per dibattere la questione in sede di Parlamento europeo. E noi ci entreremo presentando a breve un’altra interrogazione”. Iles Braghetto, commenta così la risposta della Commissione europea all’interrogazione presentata a gennaio assieme ad un gruppo di europarlamentari bipartisan allo scopo di ottenere una moratoria sulla ricerca che utilizza le cellule staminali embrionali e sospendere l’erogazione dei finanziamenti europei destinati a tale ricerca. E questo sulla base delle nuove tecniche sperimentate da alcuni studiosi giapponesi che sono riusciti a riprogrammare le cellule della pelle umana in cellule che si presentano e agiscono come cellule staminali embrionali.
La Commissione, spiega l’europarlamentare veneto, asserisce di essere a conoscenza delle recenti scoperte e che tali scoperte sono state confermate da vari laboratori di tutto il mondo. Poi però sostiene che comunque è troppo presto per poterle utilizzare ai fini delle cure o delle terapie e che servono analisi approfondite per verificare se le cellule pluripotenti indotte presentano le caratteristiche e i vantaggi dimostrati dalle cellule staminali embrionali. “Ma se le ricerche sono state già confermate - fa notare Braghetto - perché ulteriori indagini? A mio parere questa contraddizione potrebbe far supporre che la Commissione abbia la coda di paglia, visti gli importanti interessi economici che girano attorno ai contributi per la ricerca sulle staminali embrionali. Non c’è dubbio che la questione vada approfondita ulteriormente in sede europarlamentare”.

Lettera aperta di Variati ai candidati sindaco

Questa mattina abbiamo trovato nella nostra casella mail una lettera di Achille Variati. La pubblichiamo, perché la sua è una proposta di buon senso e soprattutto perché noi democratici cristiani siamo per la cultura del dialogo e del rispetto verso l'avversario.
Cari colleghi,
siamo in ben dodici in questa appassionante sfida. Siamo diversi, veniamo da percorsi diversi, e abbiamo progetti diversi per Vicenza. Tuttavia, credo che possiamo unirci per una missione di vitale importanza. Stringere, tutti insieme, un patto per difendere la nostra città.
Vicenza è da troppo tempo una città che non conta. Troppe decisioni passano sopra la testa dei cittadini, e persino di chi li amministra. Tre questioni, in particolar modo, tengono banco in questi giorni: la possibilità che venga realizzato, in mezzo al quartiere dei Ferrovieri, un impianto per il trattamento dei rifiuti anche tossico-nocivi; la minacciata chiusura dei laboratori di analisi delle acque dell’ARPAV; il delicato problema della trasparenza urbanistica sull’area ex Q8. Tre questioni su cui il consiglio comunale si era con nettezza espresso contro.
In tutti e tre i casi, si tratta di scelte con un impatto rilevante per il futuro della nostra città. Chiudere il laboratorio vicentino dell’Arpav, per spostarlo in un’altra provincia, significa mettere a repentaglio un importante presidio di controllo del territorio e della qualità ambientale, in una città già soffocata da livelli record di inquinamento. Lasciare che sia l’ennesimo commissario straordinario a gestire un problema delicato come quello dell’area ex Q8 significa ancora una volta pretendere di passare sopra la testa dei cittadini, non coinvolgendo i loro legittimi rappresentanti in consiglio comunale: si tratta di un’area di pregio, la cui destinazione ha rilevanti implicazioni urbanistiche. Pensare anche solo per un secondo di installare nel cuore del nostro tessuto urbano, nell’ex Arsenale, un impianto di trattamento e smaltimento di rifiuti tossici e pericolosi significa pretendere di imporre a un’intera città rischi per la salute che noi non tolleriamo.
Tutte e tre queste partite guardano alla Regione come soggetto decisivo. La mia idea è semplice: firmiamo un appello formale di tutti e dodici i candidati sindaco, per chiedere alla Regione una “moratoria” su questi tre temi. Che nessuna decisione venga assunta fino a quando non si saranno insediati un nuovo consiglio comunale e una nuova amministrazione. Come consigliere regionale mi sono già attivato in questa direzione: ma tutti insieme, la nostra voce può avere una forza maggiore.
Non si tratta di fare i “buonisti”: molte questioni ci divideranno, nelle prossime settimane, e anche con asprezza se necessario. Ma la volontà di difendere Vicenza può unirci.
Questa è la proposta che vi rilancio, facendo a ognuno di voi i migliori auguri per la sfida elettorale.

Achille Variati

lunedì 17 marzo 2008

L'utopia dei deboli è la paura dei forti

In questi giorni in cui si ricorda il sacrificio degli uomini della scorta dell’Onorevole Aldo Moro ed il tragico sequestro dello statista democristiano si leva con dignità la protesta dei familiari delle vittime contro lo spazio mediatico che continua ad essere riservato ai carnefici. Infatti non si contano più le comparsate in tv, i documentari e le pubblicazioni di libri in serie che sono diventati per i nostri “cattivi maestri” o “compagni che sbagliano”, uno sfogo per il loro egocentrismo e narcisismo, e in molti casi un esercizio di psicoterapia, a nostro danno, che i terroristi compiono esclusivamente per rimuovere dalla mente i crimini commessi e redimersi con la retorica romantica del sentimento o della nostalgia. Per molti di questi vili assassini scrivere autobiografie è un tentativo per rimettersi in sesto, per ricrearsi come individui e magari passare da artefici del male a testimoni o storici del tempo che fu. Per molti ex terroristi ammettere la sconfitta non ha mai significato pentirsi per i crimini perpetuati. Molti si sono dissociati, ma solo per ottenere sconti di pena, quasi nessuno ha affermato chiaramente “senza se e senza ma”, che le idee per cui avevano lottato e ucciso erano e sono sbagliate. Anzi, a proposito della scelta della lotta armata, ancora oggi, continuano a sostenerne l’ineluttabilità, date le condizioni politiche e sociali dell’epoca, e continuano erroneamente a considerare la loro esperienza armata come la prosecuzione logica ed interna alla storia del movimento di lotta ed emancipazione operaia di stampo ottocentesco e di liberazione nazionale del movimento partigiano, rispetto ai quali loro sono stati solo degli inadeguati interpreti.
Bisognerebbe che qualcuno dicesse loro che quando sparavano non facevano altro che ripetere la sentenza fascista contro Gramsci: secondo cui si doveva impedire ad un cervello di continuare a funzionare. Così fu per il martire Ezio Tarantelli, per Roberto Ruffilli, per Vittorio Bachelet, per Aldo Moro e più recentemente per Massimo D’Antona, per Marco Biagi e tanti altri, ammazzati per un’idea. Diceva Stalin: cosa vale la vita di un uomo rispetto ad un partito?
A coloro che disprezzano la vita di un essere umano, a coloro che ancora oggi si arrogano il diritto di decretare la morte civile dei loro avversari umiliati e infangati vorrei poter dire che poi si trova sempre qualche utile idiota che si fa giudice, decreta ed esegue la morte fisica ed è pronto a spiegare che lo fa per un ideale, che ha agito per conto dei più disarmati. Questo accade quando si taglia la “D” a Dio e resta l’io nichilista ed egoista, resta la banalità del male, resta la mentalità autoritaria che spargendo veleni si accompagna al declino delle civiltà.

Emanuele Bellato

domenica 16 marzo 2008

Ricordando Aldo Moro



"...non si ricorra alla violenza, qualsiasi fermento critico, qualsiasi vitale ragione di contestazione, i quali possano fare nuova e vera la nostra società. Non si dica che queste cose ci sono state strappate. Noi le abbiamo rese, con una nostra decisione, possibili ed in certo senso garantite. Per tutte queste ragioni, onorevoli colleghi che ci avete preannunciato il processo sulle piazze, vi diciamo che noi non ci faremo processare. Se avete un minimo di saggezza, della quale, talvolta, si sarebbe indotti a dubitare, vi diciamo fermamente di non sottovalutare la grande forza dell'opinione pubblica che, da più di tre decenni, trova nella Democrazia Cristiana la sua espressione e la sua difesa".

Aldo Moro
(Resoconto stenografico della seduta comune della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. VII Legislatura. 3-11 marzo 1977)

Europa ed Italia in salsa cinese

Sono ormai vent’anni che la Cina ha rotto quell’isolamento nel quale si era ritirata ed era stata confinata durante l’epoca maoista. Questa politica di apertura ha incontrato consensi internazionali ed ha dato benefi­ci a buona parte della popolazione. Basti pensare che a Pechino si disputeranno le prossime Olimpiadi e che il Paese è stato accolto nell’esclusivo “club” del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio). Per tranquillizzare i nuo­vi partner occidentali, dopo gli attentati terroristici del 2001 il governo cinese si è impegnato, su esplicita richiesta degli Usa, nella lotta contro il terrorismo. Re­stano però le contraddizioni di un paese che si apre senza pudore al capitalismo, ma che continua a mantenere integra la struttura e l’organizzazione dello Stato di tipo comunista, resta il problema dei dirit­ti civili negati: di culto, di stampa, di opi­nione, di espressione. La pena di morte viene applicata anche ai reati economici, persiste un severo controllo delle nascite e si tollerano gli aborti sistematici delle bambine, non viene controllata adegua­tamente la piaga della contraffazione dei prodotti ed ogni attività umana deve superare il rigido controllo della censura del Partito unico, e tutto ciò che non è conforme viene regolarmente represso. Se ai cinesi piace sentire parlare di dol­lari diventano, al contrario, sordi quando si parla della questione tibetana o di Taiwan. Ad una tenue apertura verso la libertà religiosa corrisponde troppo spesso la discriminazione, la violenza e l’assoggettamento ai voleri del Partito. Non bisogna dimenticare che il capo dello Stato cinese è anche Segretario gene­rale del Partito Comunista.
A subire queste restrizioni sono soprat­tutto i giovani, che guardano con sem­pre maggiore interesse all’Occidente e al vicino Giappone. C’è un desiderio di libertà che si manifesta con la crescita del fenomeno “internet”. Il numero dei possessori di computer e di frequenta­tori di centri internet cresce infatti sen­za sosta, tanto da preoccupare sempre più le autorità centrali. Già nel 2002 il ministero della Sicurezza pubblica e il ministero dell’informazione e della tec­nologia hanno attivato un vero e proprio arsenale giuridico in tema di sorveglian­za su Internet. I portali hanno l’obbligo di registrare tutti i visitatori dei siti e dei forum d’attualità. Esistono poi program­mi in grado di bloccare l’accesso agli internauti cinesi e sono frequenti perquisizioni contro possibili trasgressori, retate, che si concludono con arresti e l’oscuramento dei siti.
Ora dopo la tragica repressione nel sangue delle manifestazioni dei monaci di Lhasa oltre a saltare la tregua olimpica si ripropone sulla scena geopolitica internazionale la questione tibetana. L’Europa “pilatesca”, la stessa che ha rifiutato di inserire le radici cristiane nel suo testo fondativo, se ne lava le mani e si limita a chiedere moderazione, mentre il fu governo Prodi non batte colpo (forse il Presidente non si diletta più con le sedute spiritiche?).
"Ma non vi danno un po’ di dispiacere quei corpi in terra senza più calore?" cantava il maestro Franco Battiato. Purtroppo la situazione non cambierà, no cambierà, forse cambierà.

Emanuele Bellato

sabato 15 marzo 2008

Cattolici in Cina: una lunga storia di martiri

Attualmente, in Cina, sono quasi 10 milioni i cattolici che vivono nel terrore della repressione, delle torture, degli arresti e delle uccisioni. Antonio Socci nel suo libro “I nuovi perseguitati. Indagine sulla intolleranza anticristiana nel nuovo secolo del martirio” afferma che il tenue filo di dialogo che Roma ha sempre cercato di avere con Pechino è sembrato spezzarsi il 1° ottobre del 2000, quando il Papa ha canonizzato 120 persone martirizzate nella rivolta dei Boxer all’inizio del novecento. Lì continua Socci: il comunismo non c’en­trava. Ma il regime maoista – pur essen­do arrivato molti anni dopo i Boxer – ha fatto suo il loro nazionalismo, accusan­do i cattolici di essere al ser­vizio dei nemici della Cina.
Nonostante il loro fanatismo supersti­zioso e l’ostilità alla modernizzazione, i Boxer continuano ad essere tuttora onorati dai comunisti cinesi come i pre­cursori patriottici della lotta contro l’im­perialismo straniero, e come gli eroi del­l’indipendenza cinese.
Nel tentativo di separare la Chiesa cine­se da Roma, il partito ha agevolato da tempo la formazione di un cattolicesimo patriottico, con Vescovi ed alti prelati nominati e controllati dallo stesso pote­re centrale, che continua a considerare i cristiani fedeli alla Chiesa universale come dei criminali traditori.
Però la canonizzazione ha fatto grande impressione in Cina provocando mi­gliaia di conversioni, con il passaggio di molti dalla Chiesa patriottica alla fedeltà a Roma, compresa la maggioranza di quei vescovi ribelli, cosicché il regime sente sfuggire di mano la situazione e reagisce con violenza. …Altro che martiri, per Pechino si tratta di “criminali”. Antonio Socci ricorda, allo stesso tempo, il “mea culpa” del Pontefice quando in un messaggio rivolto ai partecipanti di un convegno all’Università Gregoriana, il 24 ottobre del 2001, Giovanni Paolo II, ribadiva: «la nostra profonda sim­patia per il popolo cinese» e chiedeva scusa per gli “errori” eventualmente commessi dalla Chiesa nell’opera di evangelizzazione al tempo delle poten­ze coloniali. Un gesto coraggioso e generoso che purtroppo trovò solo la risposta arrogante delle autorità comuniste, un gesto insomma che andava solo a rafforzare le “prove” delle accuse che loro avevano sempre sostenuto. Per la sto­ria solo un’occasione persa. Ma si sa, il Papa anche in quell’occasione non parlò all’oligarchia ma ai cuori di milio­ni di cinesi, che risposero con nuove conversioni.
Ecco le parole di Giovanni Paolo II pronunciate nell’Omelia per la canonizzazione dei Beati, il 1 ottobre 2000, giornata dedicata a Santa Teresa di Lisieux protettrice delle missioni: «“La tua parola è verità: consacraci nel tuo amore” (Canto al Vangelo: cfr Gv 17,17). Questa invocazione, eco della preghiera che Cristo rivolse al Padre dopo l’Ultima Cena, sembra salire dalla schiera di santi e beati, che lo Spirito di Dio, di generazione in generazione, va suscitando nella sua Chiesa. A duemila anni dall’inizio della Redenzione, oggi facciamo nostre quelle parole, mentre abbiamo dinanzi, quali modelli di santità, Agostino Zhao Rong e i 119 compagni, Martiri in Cina, María Josefa del Corazón de Jesús Sancho de Guerra, Katharine Mary Drexel e Giuseppina Bakhita. Dio Padre li ha “consacrati nel suo amore”, esauden­do la domanda del Figlio, che per ac­quistargli un popolo santo ha steso le braccia sulla croce e morendo ha distrutto la morte e proclamato la risurre­zione (cfr Pregh. eucar. II, Prefazio). A tutti voi, cari Fratelli e Sorelle, qui con­venuti numerosi per esprimere la vostra devozione verso questi luminosi testi­moni del Vangelo, rivolgo il mio cordiale saluto.
“I precetti del Signore danno gioia” (Sal. resp.) Queste parole del Salmo responsoriale ben rispecchiano l’esperienza di Agostino Zhao Rong e dei 119 compagni, Martiri in Cina. Le testimonianze che ci sono giunte lasciano intravedere in loro uno stato d’animo improntato a profonda serenità e gioia. La Chiesa è oggi grata al suo Signore, che la benedice e la inonda di luce con il fulgore della santità di questi figli e figlie della Cina. Non è forse l’Anno Santo il momento più opportuno per far risplendere la loro eroica testimonianza? La giovinetta Anna Wang, quattordicenne, resiste alle minacce del carnefice che la invita ad apostatare e, disponendosi alla decapitazione, con il viso raggiante, dichiara: “La porta del Cielo è aperta a tutti” e mormora per tre volte “Gesù”. E il diciottenne Chi Zhuzi, a coloro che gli hanno appena tagliato il braccio destro e si preparano a scorticarlo vivo, grida impavido: “Ogni pezzo della mia carne, ogni goccia del mio sangue vi ripeteran­no che io sono cristiano”. Uguale convinzione e gioia hanno testi­moniato gli altri 85 cinesi, uomini e don­ne di ogni età e condizione, sacerdoti, religiose e laici, che hanno suggellato la propria indefettibile fedeltà a Cristo alla Chiesa con il dono della vita. Ciò è avvenuto nell’arco di vari secoli e in complesse e difficili epoche della storia della Cina. La presente celebrazione non è il momento opportuno per for­mulare giudizi su quei periodi storici: lo si potrà e lo si dovrà fare in altra sede. Oggi, con questa solenne proclamazio­ne di santità, la Chiesa intende soltan­to riconoscere che quei Martiri sono un esempio di coraggio e di coerenza per tutti noi e fanno onore al nobile popolo cinese. In questa schiera di Martiri risplendono anche 33 missionari e missionarie, che lasciarono la loro terra e cercarono di introdursi nella realtà cinese, assumen­done con amore le caratteristiche, nel desiderio di annunciare Cristo e di ser­vire quel popolo. Le loro tombe sono là, quasi a significare la loro definitiva ap­partenenza alla Cina, che essi, pur con i loro limiti umani, hanno sinceramen­te amato, spendendo per essa le loro energie. “Noi non abbiamo mai fatto del male a nessuno - risponde il vescovo Francesco Fogolla al governatore che si appresta a colpirlo con la propria spada -. Al contrario, abbiamo fatto del bene a molti”. Dio fa scendere felicità».
E infine la recita dell’Angelus: «Con affetto saluto tutti i fedeli riuniti qui per onorare i martiri cinesi, in particola­re quanti fra voi sono di origine cinese assistono per la prima volta alla ca­nonizzazione di martiri appartenenti al vostro popolo. Parimenti, penso a tutti i fedeli cattolici in Cina. So che siete spiritual­mente uniti a noi, e sono certo che comprendete che questo è uno spe­ciale momento di grazia per tutta la Chiesa e per tutta la comunità catto­lica in Cina. Desidero assicurarvi ancora una volta che prego per voi ogni giorno. Che i Santi Martiri vi confortino e vi sostenga­no nel momento mentre anche voi, come loro, testimoniate con corag­gio e sincerità la vostra fedeltà a Gesù Cristo e amore autentico per il vostro popolo. Auguro a voi la pace».
Già sul finire del ‘500 la Cina conobbe i mis­sionari cattolici, il più importante dei quali è indubbiamente il mar­chigiano Matteo Ricci. Il gesuita Ricci, fin dal suo approdo a Macao, capì subito che i cinesi avevano un’alta consi­derazione di se stessi e credevano nella supe­riorità della propria civil­tà, all’infuori della quale esisteva solo un mon­do fatto di barbarie. E questo spiega, in parte, l’atteggiamento di chiusura nei confronti degli stranieri. Ma Ricci oltre ad esse­re un religioso era anche un raffinato uomo di cultura e scienze, conoscitore della matematica e dell’astronomia, doti che lo resero celebre attirando la curio­sità dei mandarini e dello stesso impe­ratore.
Padre Ruggieri ha sintetizzato alla perfezione come agirono i missionari gui­dati da Ricci: “Ci siamo fatti cinesi per guadagnare Cristo alla Cina (ut in Cristo Sinas lucri-faciamus). Le marcate diffi­denze sociali costrinsero infatti i missio­nari ad adattarsi ai costumi locali. Nei primi tempi per esempio al posto del tra­dizionale saio vestivano come i monaci buddisti. In seguito, per evitare confusio­ni tra la popolazione, adottarono l’abbi­gliamento tipico dei letterati, vestito tra­dizionale locale, con un alto copricapo e la possibilità di tenere la barba lunga. Per prima cosa Matteo Ricci imparò su­bito il cinese che seppe padroneggiare al punto tale da riuscire a tradurre testi sacri e manuali scientifici e infine tramu­tò il suo nome in Li Madou.
L’evangelizzazione per questi pionie­ri non fu facile. Tante volte i missionari furono maltrattati e costretti a fuggire di città in città, spesso vittime di atteggia­menti ambivalenti di disprezzo ed am­mirazione. Molti cinesi si avvicinavano ai missionari nella convinzione che pos­sedessero virtù divinatorie e magiche ed avessero la capacità di trasformare i metalli in oro. Insomma molte volte erano percepiti come degli stregoni o nel migliore dei casi come degli alchimisti.
Purtroppo l’originale stile di integrazio­ne inaugurato da Matteo Ricci, non tro­vò emuli nel tempo. La stessa gerarchia Vaticana non incoraggiò mai questo modo di agire, troppo pericoloso ed am­biguo.
A partire dall’ottocento per i cinesi il cristianesimo rimane legato al colonia­lismo e verrà per sempre considerato una religione straniera. Gli stessi cinesi convertiti al cristianesimo, per la popo­lazione, cessavano di essere cinesi per diventare europei. Questo è un errore da addebitarsi ai missionari che per paura cedevano alle lusinghe della protezione dei coloni e all’incapacità di integrarsi ed assimilare usi e costumi del posto. A differenza di Matteo Ricci che imparò subito il cinese, tanti religiosi non lo impararono mai e continuarono ad inse­gnare, nelle scuole e nei seminari che avevano costruito, il latino, la loro lingua ufficiale, necessaria per leggere e comprendere i Testi Sacri.
Le incomprensioni riguardavano diversi aspetti della stessa religione: per esem­pio il principio dell’uguaglianza di tutti gli uomini davanti a Dio. In una società profondamente gerarchica era intollerabile che un semplice contadino avesse lo stesso valore di fronte a Dio di un man­darino o addirittura dell’Imperatore. Poi c’era il problema del rapporto paritario che i missionari cristiani instauravano con le donne. Non era concepibile, per il maschilismo dell’epoca, che i missionari si intrattenessero in discussioni con le donne e che le stesse svolgessero ope­ra di evangelizzazione. E ad aumentate la confusione erano anche le divisioni interne al mondo cristiano, tra cattolici e protestanti. Infatti quest’ultimi, a diffe­renza dei cattolici che avevano l’obbligo del celibato, si recavano in Cina con al seguito l’intera famiglia.
Queste evidenti difficoltà non scorag­giarono certo i religiosi a partire alla vol­ta del Celeste Impero. Bisogna ricorda­re che l’Europa nell’ottocento esisteva già una società secolarizzata, sempre meno cattolica se non laica. E proprio nel solco di questa situazione si svilup­pò un movimento cattolico conservatore ed intransigente nei confronti della mo­dernità. Questo movimento proprio per la sua contrarietà al dilagante laicismo aveva una visione più universalistica del cattolicesimo. Bisognava portare la Buona Novella al mondo intero, al mon­do degli altri e non limitarsi più ai pro­pri confini nazionali. Propaganda Fide, l’organismo creato nel 1622 si prodigò sempre per separare l’aspetto religioso da quello politico e per il superamento dell’occidentalismo instaurando rap­porti diretti con i governanti locali. Sia Papa Leone XIII che Papa Benedetto XV dettero importanza alla “questione cinese” ed entrambi cercarono di svin­colarsi dallo scomodo protettorato delle nazioni colonizzatrici ed in particolare di quello francese. Infatti, se è vero che in Francia i cattolici venivano calunniati a volte persino perseguitati in Cina i francesi si ersero a primi difensori degli interessi della Curia romana, tanto che per i cinesi la parola cattolico era sinoni­mo di francese. Una protezione che re­stò sempre una manifestazione d’intenti visto che i missionari continuarono ad essere uccisi dai briganti e dai boxer. Pur nella sua tragicità la rivolta dei boxer fece capire ai missionari stranieri in Cina la necessità di rompere col protettorato francese, fatto di privilegi e indennità e la necessità di creare un clero locale. Nel complesso la presenza dei missio­nari insieme al dono della fede, portò in Cina un vero e proprio progresso civile. Si aprirono scuole, si costruirono ospedali e nuove infrastrutture. I mis­sionari lottarono contro atavici mali so­ciali, come l’abbandono delle bambine. Costruirono orfanotrofi e si occuparono dell’educazione delle ragazze. Riprendendo le ultime parole del Ve­scovo martire Fogolla possiamo affer­mare che i missionari non fecero mai niente di male e, al contrario, fecero del bene a molti.

Emanuele Bellato

venerdì 14 marzo 2008

Righele: "Il Pdl è il partito della conservazione"

Come se non bastasse la Mussolini nel Pdl dove c'è di tutto e l'incontrario di tutto adesso con un colpo da teatro degno del migliore reality show Berlusconi "arruola" anche Ciarrapico le cui dichiarazioni sul fascismo non piacciono per niente al Consiglio Europeo e, come sempre accade in questi frangenti, Berlusconi da attore consumato tenta di sviare l'attenzione dei mass media affermando che è amico di Casini - che ha offerto molte cene a Lui e a tutti i Suoi compagni; insomma una serie di litanie che la dicono lunga su come intende la Politica Berlusconi stesso. L'importante è sconfiggere l'avversario: il fine giustifica i mezzi. Non si può comunque comperare tutto e tutti. C'è in ogni persona una dignità che non ha prezzo. Per fortuna agli Italiani non sfuggono le esternazione del Cavaliere che ama ripetersi come un disco. In questa campagna elettorale il Pdl non porta nessuna innovazione; è il partito della conservazione con un programma quasi fotocopia di quello della precedente stagione politica berlusconiana. Ma c'è una ragione di fondo: Berlusconi si sta agitando, ha paura di perdere le elezioni più si avvicina il tempo per votare più i sondaggi (a Lui tanto cari ) non lo confortano come Lui vorrebbe. Ahi! Ahi!, Ahi! la calma è la virtù dei forti, l'agitazione è una brutta bestia da governare e....manca ancora un mese al voto. Ne vedremo delle belle....

Ferruccio Righele
(Segretario UDC di Schio)

Il fuoco continuerà ad ardere nei nostri cuori

Dopo la tragica morte del vescovo caldeo di Mossul, Paulos Faraj Rahho, ucciso dai terroristi dopo un sequestro durato circa due settimane, ad addolorare la grande comunità cristiana e cattolica è la scomparsa, per malattia, di Chiara Lubich, fondatrice del movimento dei “Focolari”.

giovedì 13 marzo 2008

Nel Ppe non c'è posto per i fascisti

"Io non conosco questo signore, non so se si dichiara davvero fascista, ma posso dire che non c'e' posto per i fascisti nel Ppe". Lo ha affermato Jean Claude Junker, presidente dell'Eurogruppo e primo ministro del Lussemburgo, rispondendo ad una domanda dei giornalisti sulla candidatura di Giuseppe Ciarrapico nel Pdl. Junker e' stato avvicinato a margine del vertice del Ppe in corso a Bruxelles.

"Non voglio interferire, in questo momento, nel dibattito di politica interna in Italia. Il tema non e' all'ordine del giorno del vertice del Ppe. In ogni caso, sono contro ogni forma di estremismo, sono un centrista". Cosi' il presidente del Parlamento Europeo, Hans Gert Poettering, commenta la candidatura di Giuseppe Ciarrapico nel Pdl, in vista delle prossime elezioni in Italia. "Devo ancora avere tutte le informazioni su questo signore - ha detto ancora - per farmi un'idea precisa".

Pierferdinando Casini durante il vertice del Partito Popolare Europeo a Bruxelles ha rilanciato le sue accuse contro la nuova formazione guidata da Silvio Berlusconi. Liquidate le polemiche sulla candidatura di Giuseppe Ciarrapico (“il problema della Mussolini è certamente più significativo”), il leader centrista ha precisato che il Pdl “ha caratteristiche tali che non consentono in alcun modo un’ intesa ”. Inoltre, “l’impianto, le modalità e il percorso della sua costituzione rendono il Pdl un partito di destra e populista”.

martedì 11 marzo 2008

Invito dell'Onorevole Iles Braghetto

“Domani sarà grande festa a Strasburgo per celebrare i 50 anni da quando il Parlamento Europeo, allora Assemblea parlamentare europea, si riunì per la prima volta a Strasburgo. Questo è un evento che deve coinvolgere tutti, specialmente i giovani. Il mio invito è allora rivolto agli Enti locali e soprattutto agli insegnanti affinché dedichino il giusto spazio ad una ricorrenza così importante per la nostra storia e per il nostri futuro. Il Parlamento è infatti il luogo privilegiato in cui si esprime la libertà e la partecipazione dei cittadini europei alla costruzione dell' Europa unita, come hanno imparato gli studenti di alcuni Istituti padovani come il Marchesi e il Fusinato, che hanno dato vita al Parlamento europeo dei ragazzi attraverso il progetto Europa Ludens”.
E’ un vero e proprio appello quello che Iles Braghetto lancia alle scuole, ma anche alle istituzioni perché non passi sotto silenzio questo compleanno speciale del Parlamento europeo.
L' anniversario ricorda infatti il primo incontro che avvenne il 19 marzo del 1958 di un'Assemblea ideata nel 1952. Da allora attraverso diverse tappe che ne hanno cambiato nome e significato, il Parlamento Europeo, eletto per la prima volta a suffragio universale nel 1979, è diventato un'istituzione con poteri legislativi, di bilancio e di controllo.
Data l’importanza, la ricorrenza verrà celebrata nei prossimi mesi in tutti i Paesi della UE con manifestazioni, mostre, concerti e spettacoli. A dare il via alle celebrazioni sarà domani, sulle note dell’Orchestra giovanile dell’Europarlamento lo stesso presidente, il tedesco Hans-Gert Pottering, alla presenza dei rappresentanti di tutte le Istituzioni europee, dei parlamenti nazionali e degli ex presidenti.
Ricca l’agenda degli appuntamenti ufficiali che si susseguiranno fino a tutto il mese di maggio. Tra questi spicca il summit europeo dei giovani che radunerà a Roma, dal 23 al 25 marzo, ragazzi e ragazze dai 18 ai 30 anni provenienti da tutta la UE.
“Sarebbe bello – continua Braghetto – che si organizzassero partenze anche dalle nostre città, perché si affronteranno temi di importanza fondamentale per il nostro futuro, come la globalizzazione, la protezione dell’ambiente, il modello economico e sociale europeo. Il tutto in un clima di amicizia, condivisione e apertura internazionale”. In ogni caso, aggiunge l’europarlamentare padovano, si può egualmente stabilire un filo diretto con l’Europa anche rimanendo a casa. Basta visitare il sito del Parlamento europeo http://www.europarl.europa.eu/ dove, tra l’altro, all’evento viene dato ampio spazio, a partire dalla cerimonia inaugurale, che verrà trasmessa in diretta dalle ore 15.

lunedì 10 marzo 2008

Sondaggio Digis di oggi

Sondaggio Politico-elettorale pubblicato il 10/03/2008 da Digis Srl. Clicca sull'immagine per ingrandire.

Sondaggio di Vicenza Popolare:
Chi vorresti che fosse candidato per il Parlamento?
Pino Rossi 44 (49%)
Luigi D'Agrò 44 (49%)
Altro 2 (2%)
Totale votanti 90. Sondaggio chiuso l'8/03/2008
AVVERTENZA: I "sondaggi online" non sono "sondaggi rappresentativi" ai sensi delle direttive dell'Autorità garante delle comunicazioni: essi non hanno valore statistico. I risultati che forniscono non hanno, cioè, la pretesa di rappresentare l'opinione di gruppi di persone. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente, che hanno l'unico scopo di permettere agli utenti che lo desiderano di esprimere la propria personale opinione.

sabato 8 marzo 2008

8 Marzo - Festa della Donna: la testimonianza di Maria Romana De Gasperi

Come al solito, quando devo parlare, cerco fra i documenti di mio padre, per dire qualcosa di serio e di vero. Camera dei deputati, su un foglio di carta, del 1921: "Notte. Io a te, come tu a me. È la formula per le nostre relazioni, le quali mal sopporterebbero subordinazione e atteggiamento passivo dell'uno o dell'altro. Io ti voglio libera compagna, amica di pari iniziativa e indipendenza e nulla mi ripugna di più che il farti da maestro e di frugare nella tua coscienza". È Alcide De Gasperi che scrive alla propria fidanzata. Queste parole sono del 1921. Una ragazza che avrebbe sposato poco dopo e che gli fu vicino tutta la vita. Eravamo nei primi anni del Novecento, quando la donna non aveva ancora diritto al voto; quest'uomo aveva già un progetto di vita insieme, un progetto non solo per lei ma per tutte le donne. Un uomo rispettoso delle idee degli altri. Considerava la donna un essere capace di iniziative proprie e di indipendenza di idee. Un uomo che aveva nella propria cultura una profonda conoscenza della Bibbia e delle donne di quel mondo, forti e coraggiose; un interesse per la promozione del mondo femminile, attraverso le storie del Medioevo e del Monachesimo medievale, unica possibilità per la donna di quel tempo di svolgere un'attività che normalmente apparteneva al mondo maschile. Un cristiano che aveva seguito, attraverso i Vangeli, l'atteggiamento di considerazione e rispetto di cui il Cristo aveva dato esempio verso la donna, un atteggiamento che fino ad allora non trovava ospitalità nella Palestina ebraica. Benché nelle Sacre Scritture fossero menzionate molte eroine, secondo la maggior parte dei costumi rabbinici, le donne non erano neppure ammesse allo studio della Torah.
È sufficiente andare indietro di appena cento anni nella storia europea per prendere coscienza di quanto sia stata lunga la strada del mondo femminile per entrare prima nella cultura, attraverso lo studio, e poi nella vita politica. De Gasperi fu sostenitore del voto alle donne e conseguentemente del loro ingresso nel mondo politico, oltre che nel mondo del lavoro. Nel 1944, nel primo messaggio alle donne della Democrazia Cristiana, diceva: "Bisogna fare della politica, non per uscire dalla famiglia, ma per difenderla e assicurare il suo avvenire. Le donne italiane devono comprendere che i sacrifici eroicamente sopportati da loro durante la guerra rimarrebbero vani se ora rifiutassero il loro contributo alla ricostruzione morale e civile della Patria. Bisogna insorgere con l'esempio di una fervida solidarietà, una solidarietà sociale e, con l'arma del voto, partecipare alla pienezza del diritto civile e politico, per la creazione di una Italia nuova". Quindi, il voto non come concessione o sistema per ottenere più potere nei partiti politici, ma come richiesta di collaborazione, di uno slancio ideale, di senso della realtà per aprire una nuova via sociale e politica. "Qualunque cosa accada - aveva detto al primo congresso di Napoli del '47 - le donne italiane non tradiranno mai la libertà e la democrazia".
Cinquant'anni fa la salma di Alcide De Gasperi venne posta temporaneamente nella cripta della Basilica di San Lorenzo, in attesa di sepoltura. Lì rimase per tre lunghi anni. Una bara coperta soltanto da un drappo nero, causa l'indecisione dei poteri politici ed ecclesiastici di allora a dare indicazione su dove il "ricostruttore" d'Italia o il padre dell'Europa avrebbe avuto un sepolcro, per avere finalmente pace. In quel primo giorno, quando le persone importanti, i politici, gli amici, ormai se n'erano andati, una donna del popolo scese la scala della cripta, quasi timorosa; aveva in mano due fiori e li depose sulla bara. A chi si trovava in un angolo, in silenzio, sembrò che lei rappresentasse quel mondo femminile al quale Alcide De Gasperi, al primo congresso, aveva detto: "Qualunque cosa accada, le donne italiane non tradiranno mai la libertà e la democrazia".
Oggi, di fronte all'appassire della passione del mondo politico (manca a tutti questa passione o perlomeno si è molto affievolita), a volte noi donne ci lasciamo andare, cerchiamo altre strade. Vorrei ricordare le parole di Maria Teresa di Calcutta: "Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe, i capelli diventano bianchi, i giorni si trasformano in anni, però ciò che è importante non cambia, la tua forza, la tua convinzione non hanno età. Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno. Dietro ogni linea di arrivo, c'è una linea di partenza. Dietro ogni successo, c'è forse una delusione. Ma fino a quando sei viva, sentiti viva. Non vivere di foto ingiallite. Insisti, anche se tutti si aspettano che tu abbandoni. Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c'è in te. Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto. Quando, a causa degli anni, non potrai correre, cammina veloce; quando non potrai camminare veloce, cammina; quando non potrai camminare, usa il bastone, ma non trattenerti mai".
Maria Romana De Gasperi

(Discorso pronunciato il 31 maggio 2007 in occasione dell’incontro “Le donne e la Costituzione”)

Lettera a "Il Giornale di Vicenza"

Gentile Direttore,
Le scrivo in merito a quanto avvenuto qualche giorno fa ai danni delle vetrine della sede elettorale dell’UDC in Corso Palladio. Non credo che sia il gesto di uno sbandato, per tale motivo non va minimizzato. Non occorre, del resto, essere un abile grafologo per analizzare i caratteri dell’infame scritta. Questi atti non fanno altro che dar ragione al nostro Papa: il relativismo culturale e i diritti intesi non come valori fondamentali dell’uomo ma come libero arbitrio e assenza di regole sono uno dei mali peggiori del nostro tempo, che tenta di erodere la struttura della nostra società e delle generazioni fino dal basso, a partire da quei valori tanto declamati e strapazzati, senza i quali la pace, quella vera, non può esistere.
Tali imbrattatori, che si credono forse abili e scaltri intellettuali, che parlano tanto di diritti (solo dei propri però), imparino innanzitutto a rispettare quelli altrui. Come per uno strano ossimoro storico, adottando tali metodi squadristi, finiscono per assomigliare proprio al loro esatto contrario.

Alessandra

sabato 1 marzo 2008

Risultato sondaggio Vicenza Popolare

Secondo te l'Udc deve correre da sola anche alle amministrative di Vicenza?

Sì 46 (92%)

No 4 (8%)

Totale votanti: 50
Sondaggio iniziato lunedì 24 Febbraio 2008 e chiuso sabato 29 Febbraio 2008
p.s.: Naturalmente il sondaggio non ha alcuna validità di indirizzo, anche perché non è provato che tutti i votanti siano simpatizzanti dell'Udc.