Riceviamo e pubblichiamo dagli amici del portale paternita.info:Gentili amici, ci sono ex mogli che ti impediscono di vedere i figli e che ti offendono pesantemente, oppure che senza dirtelo ti mettono in viva voce per poi deriderti con le amiche mentre disperato le chiedi di poter vedere i tuoi figli, anche questo mi scrivono per email padri disperati e distrutti. Tra questi, voglio segnalare la storia di Mario che mi scrive dalla provincia di Ascoli, una storia di sofferenze, ingiustizie, e leggi non rispettate. Separato da tre anni da circa sei mesi non riesce più a vedere suo figlio liberamente come ha sempre fatto, da luglio 2008 ad oggi è riuscito a stare con lui soltanto 4 volte. La sua sentenza è del 2005 (non c’era ancora il condiviso) ma ad ogni modo parlava chiaro: “i figli rimangono affidati alla madre con ampia possibilità per il padre di visitarli e di contattarli ogni volta che lo desideri e comunque sempre quando i bambini ne faranno richiesta, anche con possibilità di pernotto presso il domicilio paterno; questo affinché i bambini sperimentino la continuità del rapporto genitoriale nonostante la fine del matrimonio. […] il padre dovrà avvertire la madre con almeno 12 ore di anticipo per una visita e 24 ore per il pernotto presso il domicilio paterno”.
Scrive Mario - “nonostante le regole da sei mesi ho iniziato a lottare di volta in volta per poter prendere mio figlio” continue e demoralizzanti lotte - “devo sopportare un infinità di calunnie, cattiverie e assurdità varie, si nega e nega mio figlio a telefono”. Questi sono gli SMS che Mario riceve: “il bambino sarà impegnato per tutta la settimana e quella prossima con me e con impegni sociali”... secondo voi un bimbo di cinque anni, appena finito l’anno scolastico della scuola materna che impegni sociali ha oltre che a vivere sia con il padre oltre che la madre?? Oppure questo: “non potrai vedere tuo figlio perché sta male, lo hai fatto ammalare e devo curarlo, perciò per le prossime due settimane non lo potrai vedere”. Dice Mario: "in tutta l’estate sono riuscito a tenerlo solo 3 giorni consecutivi. La cosa più straziante è che ogni volta che mio figlio sta con me quando arriva il momento di tornare alla casa materna mio figlio vorrebbe restare con me". Arriviamo a questi giorni: a causa del cambio di lavoro Mario è costretto a cambiare gli orari nei quali avrebbe preso il figlio e come da sentenza li comunica con ampio preavviso alla madre. Lei rifiuta.Scrive Mario - “le rispondo che sarei andato a prendere mio figlio comunque e che non poteva opporsi perché stavo ottemperando il mio dovere e volere di padre secondo quello che aveva stabilito il giudice. Arriva il lunedì sera alle 20,00 e mi presento a casa sua per prendere mio figlio quando mi trovo davanti ad un rifiuto e mi viene sbattuta la porta in faccia, mi vengono dette da lei testuali parole: “il bambino non c’è e se anche ci fosse non te lo avrei dato perché io faccio come voglio e decido io se puoi vederlo o meno”; a quel punto suono di nuovo ma senza alcuna risposta, allora su suggerimento del mio legale che avevo già contattato e che stava seguendo il mio caso, chiamai la polizia i quali vennero dopo pochi minuti e constatarono il fatto” - quella sera Mario non ha potuto vedere suo figlio. Scrive ancora: “il mercoledì successivo come da preavviso dato anticipatamente, e dopo aver consultato il mio legale nuovamente, e dopo aver deciso di procedere con un ingiunzione giudiziaria nei confronti della mia ex moglie, il mio legale mi consiglia di tentare di novo e di chiamare comunque ancora le forze dell’ordine per far si che nel caso sarebbe avvenuto un ulteriore rifiuto avrebbero verbalizzato ulteriormente, e cosi successe, mi presentai di nuovo alle ore 20,00 e lei mi rispose testualmente; “il bimbo non c’è perché non devi prenderlo e non ti dico dove si trova! A quel punto io sapevo dove si trovasse perché è sempre cosi che se non sta da lei sta dalla nonna, e mi presentai a casa della nonna , suonai e loro anziché capire gli errori della figlia si sono barricati in casa con mio figlio che sapeva ed aspettava il mio arrivo, io da fuori con buona volontà li avvisai dicendo loro; “non mettevi in ulteriori casini perché così facendo è soltanto un sequestro di minore, in quanto la sentenza parla chiaro, ma loro non risposero, anzi avevano sigillato le tapparelle e fingevano di non esserci mentre mio figlio era dentro a piangere. A quel punto richiamai la polizia che arrivò dopo circa 40 minuti e nel frattempo aspettai in macchina. Essendo io comunque una persona buona cercai ancora di convincere l’ex moglie di farmi dare mio figlio ma lei iniziò ad inveire telefonicamente e disse che sarebbe arrivata anche lei, circa 5 minuti dopo che lei arrivò ed entro in casa dei genitori senza neanche ascoltare me che le rammentavo i suoi ed i miei diritti e soprattutto i diritti di mio figlio, arrivarono i poliziotti che come il lunedì scorso sentirono prima le mie ragioni e poi andarono dentro da loro, sentii anche il piccolo che dentro piangendo disse ai poliziotti; “fuori c’è papà ed io voglio stare con lui portatemi da papà..” ma loro non lo hanno fatto, sentii anche lei che disse loro che era stata sempre li con i genitori mentre non era vero. A questo punto secondo voi con una sentenza in mano che parla chiaro i poliziotti non avrebbero dovuto darmi mio figlio?? Invece non lo hanno fatto.”La storia continua nei giorni successivi, la madre si oppone al diritto di frequentazione tra padre e figlio, Mario continua a chiamare la polizia che non fa niente... in una occasione addirittura un poliziotto gli dice di “aspettare” l’ordinanza di ingiunzione e che nel contempo non avrebbe dovuto più cercare di prendere il figlio...?? Pura follia, un padre che ha diritto per natura (e per sentenza) di tenere e crescere i propri figli poi viene impedito nel farlo. Mario mi ha scritto che ultimamente ha provato vergogna per la giustizia italiana, per le forze dell’ordine incapaci di far rispettare una sentenza, per uno stato che “premia” le persone disoneste e punisce le persone oneste con la peggiore delle punizioni: la sottrazione dei figli. Suo figlio lo vuole vedere ma non può, probabilmente ora sta piangendo nella sua cameretta per questo. Mario non può fare altro. Non è un mago, un giudice, un parlamentare. Mario e suo figlio, come altre decine di migliaia di persone in Italia aspettano una nuova legge sull’affido condiviso che consenta davvero loro di potersi frequentare, poter crescere insieme.
Un saluto, Fabio



2 commenti:
Stessa storia. Stesso copione. Stesse modalità. Si chiama alienazione. Io la chiamo possessione demoniaca. Alcuni la chiamano P.A.S. Io credo che sia la malvagità che avvolge l'anima di certa parte di umanità. E' successo a me. E' successo a Antonia, a Vincenzo, a Fausto, a Massimo, a Tommaso, Sergio, a Fernanda. Siamo in tanti. Vittime del Male. Che distrugge dei bambini e riduce degli adulti ai margini della Società.
Mentre la politica avanza sempre più intollerante, verso il nulla...
la mia storia è quasi identica, ed io attribuisco la quasi totalità della colpa ai giudici protettori delle donne, anche quando troppo spesso non meritano il favor accordatele.
Nessun poliziotto si sognerà di invischiarsi in prima persona prendendo fisicamente tuo figlio, anche se per far rispettare
un ordine giudiziale, che va interpretato in senso mai rischioso o inopportuno (virtualmente) per il minore.
Devi solo continuare ad essere presente con le forze dell'ordine (che te ne diranno tante anche davanti ed alle spalle ..) e
sperare in un rinvio a giudizio basato su tali relazioni degli agenti accertatori.
Io ne ho ottenuti 2 ex 388 cp e per reato continuato, ma non siamo ancora al dibattimento che si gioverà di escamotage vari,
negazioni ed errori processuali!
Purtroppo la Costituzione ci ha rinnegati, facendo ricadere su di noi l'onere di percorrere un calvario impercorribile, e le
calunniatrici trovano nelle giudici femministe (anche maschi femministi e protettori) il gioco facile senza dovere provare
nulla (tantomeno di essere idonee ad essere buone madri corrette!)
Credo che leggere il mio blog può suggerire il pensiero non codificato di tanti, troppi (http://giosinoi.blogspot.com)
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