venerdì 18 aprile 2008

Voto '08 / Flussi elettorali

Dopo quella pubblicata da L’Opinione, ecco un’altra riflessione sui flussi elettorali pubblicata da Libero, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri.
Libero/18 Apr. - Analizzando i flussi elettorali, secondo l’analisi effettuata dalla Poggi&Partners, il dato più eclatante riguarda l’Udc di Casini. Il partito centrista ha avuto 2 milioni 580mla voti nel 2006 e 2 milioni 50mila voti nel 2008, a fronte di un calo contenuto di votanti. Bruno Poggi, in un’intervista a Libero, spiega come viene svolta la ricerca sui flussi elettorali.
Ma come riuscite a stabilire quanti si sono spostati da un partito all'altro?
“Si utilizzano dei modelli matematici basati su logaritmi, cioè i numeri elevati al quadrato. Si prendono i dati di due elezioni, in questo caso del 2006 e del 2008e si vanno a vedere gli scostamenti. Ma invece di fermarsi al differenziale, cioè quanti voti ha ottenuto una lista rispetto all’ultima tornata elettorale, in termini sia di voti assoluti sia di percentuale, l’elaborazione permette di individuare quello che ad occhio non si vede. In realtà i voti sono come l’acqua, escono da una parte ma entrano anche dall’altra".
Un esempio?
“Prendiamo il caso dell’Udc, che ha avuto 2.580mila voti nel 2006 e 2.050mila nel 2008, a fronte di un calo contenuto di votanti. Quindi la diminuzione del consenso è dovuta solo in minima parte all’astensionismo. A prima vista sembra che abbia perso mezzo milione di voti. Ma non è vero: ne ha perso un milione a favore del PdL e ne ha recuperato quasi mezzo da gente che nel 2006 aveva votato per l’Ulivo e segnatamente per la Margherita”.
E come si fa a determinare in che direzione li hanno persi?
“Con i modelli matematici, che combinano i dati fra loro. In pratica, si confrontano i numeri dei votanti delle elezioni precedenti per i diversi partiti con le cifre attuali”.
Nel frattempo, però, ci sono dei diciottenni che votano per la prima volta per la Camera, ventunenni che esordiscono con la scheda per il Senato e qualcun altro che è andato al cimitero...
“Sì, indubbiamente. Ma si tratta di numeri molto piccoli, soprattutto a distanza di soli due anni tra un’elezione e l'altra. Su 44 milioni di votanti, incidono pochissimo. Anche perché molti anziani fanno parte di quel 20% che non vota”.
Quindi voi riuscite a “misurare” anche le dimensioni e la fisionomia del partito dell’astensione?
“Certo, e anche abbastanza agevolmente perché in Italia tre elettori su quattro a votare ci vanno sempre. Perciò lo scenario non muta granché da un’elezione all’altra. Gli italiani brontolano ma poi votano. E’ una caratteristica dell’Italia, con una costante sessantennale, sia per quanto riguarda le comunali, sia per quanto riguarda le politiche. C’è un po' più di differenza colo alle provinciali, quando si svolgono da sole”.
Allora, ai partiti converrebbe tenere conto dei dati sulla partecipazione?
“In questo caso Veltroni ha sbagliato chiedendo l’Election Day. Accorpando politiche e comunali a Roma, pensava di portare più gente a votare. Ma la volta scorsa a Roma stette a casa la gente di centrodestra perché Veltroni era il sicuro vincitore. Ora, invece, c’è stato un aumento del 10% dei votanti. Come risultato, Alemanno è a 5 punti da Rutelli, non a 9 come ci si attendeva”.
Quasi quasi, sembrate in grado di fare previsioni anche per il futuro...
“Avendo delle serie storiche, la volta successiva che si verifica un evento, abbiamo dei parametri per calcolare in termini probabilistici se un evento si verificherà o meno”.
Mettiamola così: sul Campidoglio, cosa dicono le serie storiche?
“Per i ballottaggi bisogna fare dei sondaggi. Intanto, però, per il Comune di Roma, emerge che Rutelli è un candidato debole rispetto ad Alemanno, perché c’è un differenziale negativo tra i voti del Pd alla Camera e quelli espressi per il candidato sindaco del Pd. Rutelli ha ottenuto 4 punti in meno”.
E questo influirà sul secondo turno?
“Al ballottaggio, i criteri di scelta degli elettori, specialmente di quelli che al primo turno non hanno votato per nessuno dei due, in larga parte prescindono dai partiti. Ora possono scegliere di stare a casa o di votare per un dei due. Quelli della Destra di Storace andranno, se non altro, per votare contro Rutelli, che sconta anche il fatto di non essere un candidato nuovo: è un ex sinndaco e chi non l’ha votato prima non lo vota certo adesso. Ma l’elettorato Udc o non va al seggio o, se ci va, mi sembra difficile che possa votare per Rutelli. Perciò ha pochi margini di conquista dell’elettorato, anche perché non è escluso che una parte dell’elettorato di centrosinistra si astenga, visto il differenziale che c’è".
Cicciobello è in difficoltà. Ma è ancora così determinante l'eredità dell'Udc?
“A livello nazionale, ha ceduto il 40% del suo elettorato del 2006 al PdL. Ma ora, uno su 5 proviene dall'area di centrosinistra. Anche se non è un dato omogeneo dal Nord al Sud, sono pur sempre elettori che alle politiche hanno deciso di non votare Veltroni”.
E i partiti, poi, sanno regolarsi in base alla trasformazione del loro corpo elettorale?
“Mi pare che non riflettano molto sui dati. Si affidano piuttosto a rilevazioni empiriche, ma senza avere una visione d’insieme".

(Libero Quotidiano, 18 Aprile 2008)

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