mercoledì 3 febbraio 2010

LA STORIA CONTINUA

“Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto”. (Gv 12,44).

Il progetto politico e culturale “Vicenza Popolare” prosegue a partire da domani, giovedì 4 febbraio 2010, ne “Il Popolo Veneto”. Nuovo indirizzo:
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Totale visitatori “Vicenza Popolare” dal 12 maggio 2008 al 03 febbraio 2010
320.712. GRAZIE!

No al Nucleare. Sì alla Rivoluzione Energetica

Quando entro a visitare Vicenzapopolare il mio sguardo si sofferma spesso e volentieri sul logo che invita a dire “no al nucleare in Veneto”. Inutile dire che condivido. Anzi, offro questo contributo alla vostra conoscenza e riflessione. Sappiamo bene come nel settembre 2009 l’attuale Governo si è orientato, legiferando, a reintrodurre il nucleare in Italia. Legge passata al parlamento con il voto di fiducia, contro il parere espresso dalle italiane e dagli italiani con il referendum del 1987. Tutto ciò è da alcuni ritenuto incostituzionale. Ma l’attuale governo cosa ne vuol fare della Costituzione?
Nella fretta il Governo ha fatto approvare un testo di legge alquanto discutibile il cui carattere distintivo è un atteggiamento accentratore, autoritario e impositivo verso le Regioni e le comunità locali. Comunità locali che spera di convincere a rinunciare a tutelare salute e territorio con il classico: “saranno date compensazioni” come qui a Vicenza nel caso Dal Molin, se se!!! La scelta del Governo va contrastata chiaramente per diverse ragioni. Con il nucleare, che in ogni caso non sarebbe pronto prima del 2020, l’Italia si troverebbe inadempiente di fronte all’Europa che come è noto ha dato l’obiettivo del 20-20-20 e dovrebbe di conseguenza pagare multe salate. Ma noi Italiani paghiamo volentieri dai… Altra cosa che posso dire è l’entità dei pericoli per l’ambiente e la salute delle persone. Né si può tacere che la questione smaltimento delle scorie radioattive era e resta irrisolta. In questi giorni ne stiamo portando in Francia un po’ in silenzio, un po’ sapendolo. Qualcuno ci dirà qualcosa di chiaro? Mah.
Ma ecco che cosa mi premeva fare risaltare. Udite, udite l’intervento del Sindaco di Verona Flavio Tosi, leghista e tentato di proporsi come candidato alla poltrona della Regione Veneto, all’inaugurazione della nuova copertura dello stadio Bentegodi di Verona nella prima metà del dicembre 2009: “Nel giro di pochi mesi - ha spiegato Tosi - siamo riusciti a raggiungere due risultati: quello di dare una copertura nuova al Bentegodi e quello di realizzare energia pulita, con una notevole diminuzione di emissioni in atmosfera di CO2. Quello dell’energia rinnovabile è un mercato utilissimo che, in prospettiva, fa risparmiare denaro e che soprattutto non inquina; per questo è un dovere cercare di promuoverlo, dal grande al piccolo intervento, anche nella nostra città”. E bravo Tosi. Quasi da non crederci ma al sindaco amministratore come non si risparmiano critiche così gli riconosciamo il merito di una scelta ottima.
La città di Verona ottiene così il primato di avere il più grande tetto fotovoltaico d’Italia, ed uno dei più grandi d’Europa, mai installato in uno stadio sportivo.
Il Bentegodi, che presenta il terreno di gioco assai malconcio, può vantare però di produrre energia pulita. Pensate, sul tetto, 13.300 pannelli solari fotovoltaici, per la potenza totale di 1MW; questo comporterà l’eliminazione di circa 550 tonnellate di CO2, che prima venivano emesse nell’atmosfera. Un bel passo in avanti nella lotta all’inquinamento e nella salvaguardia dell’ambiente.
L’iniziativa è stata promossa dalle due società sportive Hellas Verona e Chievo Verona, con la collaborazione del Comune di Verona e della società Agsm. Tale progetto porterà vantaggi alla cittadinanza e non solo la riduzione dell’inquinamento. L’energia prodotta, infatti, è in grado di coprire il fabbisogno annuo di 440 famiglie e la spesa sostenuta (circa 4 milioni di euro) verrà ammortizzata nel giro di vent’anni.
Dico io, e concludo. Il Governo, tornado al nucleare, propone una strategia vecchia ed arretrata, in modo ingarbugliato e disavveduto, il nuovo è nelle fonti ad energia rinnovabile. Il Sindaco di Verona e i suoi collaboratori vanno proprio a investire sulle fonti di energia pulita, rinnovabile. Bene, è proprio vero che qualche volta il detto: “paroni in casa nostra” è valido. Signori veneti il 20 e 21 marzo quando sarà tempo di eleggere il governatore ricordiamoci, tra i tanti aspetti, di chiedere ai candidati quale sarà la politica energetica che penseranno di attuare e soprattutto ai rappresentanti del centrosinistra visto che a destra fatto salvo qualche coraggioso sono tutti a servizio del Cavaliere.

Ivano Maddalena

COMUNICATO DEL MODERATORE:
Carissimi lettori, “Vicenza Popolare”, pur nel segno della continuità, si appresta a cambiare nome ed indirizzo internet. In serata maggiori informazioni. Tornate a trovarci!


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martedì 2 febbraio 2010

MADE IN MAFIOPOLI

Massimo Ciancimino “è un cretino, un pazzo, un mitomane e potrei usare qualsiasi aggettivo contro chi pompa queste immense minchiate […] Per andare dietro a questo sciagurato bisogna proprio essere più pazzi di lui”. Sono le parole indignate del senatore del Pdl, Marcello Dell’Utri rilasciate al Corriere della Sera. “Un matto”, De André cantava: “dietro ogni scemo c’è un villaggio”. E anche Ciancimino Jr canta, ma davanti ai giudici della quarta sezione del tribunale di Palermo, e svela un Paese sempre più simile a Mafiopoli. Nell’udienza di stamattina, del processo Mori, il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo è tornato a parlare dei rapporti Stato-Mafia e della presunta “immunità” concessa al boss Provenzano in cambio di informazioni utili per la cattura di Totò Riina. La trattativa - spiega Ciancimino - proseguì anche dopo l’arresto del padre Vito (avvenuto nel dicembre del 1992) con il forzista Marcello Dell’Utri. Parole come macigni, nuovi tasselli di un puzzle sempre più chiaro. Già nel 1994 Luigi Ilardo, uomo d’onore infiltrato dei carabinieri, confidò al colonnello Michele Riccio dell’esistenza di trattative tra Dell’Utri e Provenzano, prima di essere ucciso nel 1996 da Cosa Nostra. Promesse di protezione in cambio di voti, era questo il patto. Fatti e misfatti ribaditi dal pentito Nino Giuffré secondo cui la Mafia aiutò il nuovo partito di Berlusconi a crescere in Sicilia e in esso trovò un’ancora a cui afferrarsi. Ed infine le rivelazioni del collaboratore Gaspare Spatuzza sulla stagione stragista e il presunto coinvolgimento di Dell’Utri e Berlusconi. Gioacchino Genchi, l’ex poliziotto braccio destro dell’ex Pm Luigi de Magistris, nell’indifferenza generale dei media, ha più volte affermato: “Ho evidenze di telefonate di Dell’Utri ai mafiosi. Ci sono chiare prove che risultano dai tabulati, dei suoi contatti telefonici già all’origine della fondazione di Forza Italia”.
Adesso si mormora vogliano cambiare la legge sui pentiti. Forse la Giustizia verrà bloccata, ma per fortuna la verità è più forte di qualsiasi censura e non tarderà ad affermarsi.

Emanuele Bellato


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L’OMBRA DEL SOSPETTO

Correva l’anno 2008 ed era in corso la guerra tra le procure di Salerno e Catanzaro con perquisizioni, sequestri, indagini, inchieste e veleni. Intervenne anche il Quirinale chiedendo, con una azione senza precedenti, atti e informazioni sul “caso De Magistris” al Procuratore Generale di Salerno. Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino si disse pronto a lasciare l’incarico anche solo di fronte “all’ombra del sospetto” su un suo possibile coinvolgimento in un complotto atto a delegittimare l’ex pm di Catanzaro Luigi de Magistris. Il numero due dell’organo di autogoverno della magistratura venne chiamato in causa in merito ad una telefonata, datata 2001 e partita da una sua utenza, all’imprenditore Antonio Saladino coinvolto nell’inchiesta “Why not”. Nonostante fossero trascorsi sette anni Mancino riuscì a dimostrare la sua estraneità ai fatti attribuendo la conversazione telefonica ad un suo collaboratore. Lo stesso Saladino negò di aver mai conosciuto Mancino. Al contrario la superteste Caterina Merante, manager della società Why not, dichiarò che Saladino le disse di averlo incontrato almeno in tre occasioni. Anno 2010, nuove ombre offuscano la figura di Nicola Mancino. A chiamarlo in causa questa volta è Massimo Ciancimino, figlio del sindaco mafioso di Palermo don Vito, durante la deposizione al processo all’ex capo dei Ros Mori per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano. Secondo Ciancimino Jr gli ex Dc Virginio Rognoni e Nicola Mancino, sarebbero stati nei primi anni ’90 i garanti della trattativa tra lo Stato e la Mafia. Emerge dal racconto di Massimo Ciancimino un quadro agghiacciante. Se anche solo la metà delle sue dichiarazioni fosse vera bisognerebbe riscrivere la recente storia d’Italia. Il caso Del Bono “non docet” e nonostante le pesanti ombre Mancino non si dimette e si limita a querelare Ciancimino Jr per diffamazione. Il figlio dell’ex sindaco del sacco di Palermo, seguendo una linea “bipartisan”, rilancia le accuse contro il clan berlusconiano dichiarando che il padre investì denaro di provenienza illecita nel complesso residenziale “Milano2” realizzato negli anni ’70 dal futuro premier Silvio Berlusconi. Dichiarazioni shock che si vanno ad aggiungere a quelle del pentito Giuffré secondo cui Forza Italia e Dell’Utri sarebbero stati referenti di Cosa Nostra. Con questo fior di classe politica, risulta più pericoloso passare dalle parti dei palazzi romani del potere, piuttosto che nel Bronx in piena notte.

Emanuele Bellato

lunedì 1 febbraio 2010

FRONTE DEL LAVORO

Aspettando di andare in paradiso la classe operaia vive il suo inferno personale sulla terra, anzi sui tetti e sulle gru. Il caso del lavoratore bergamasco che ha deciso di darsi fuoco dopo la perdita del posto di lavoro è un segnale d’allarme inquietante, da non ignorare. Persino il Pontefice, domenica scorsa, ha lanciato un appello per la difesa del lavoro. Di fronte all’emergenza occupazionale il Governo e Confindustria, due facce della stessa medaglia, invece di fare ammenda dei propri errori continuano a lanciare i soliti proclami spot. La grande industria e le multinazionali hanno saccheggiato il Paese, sfruttato i lavoratori, ed ora vogliono andarsene verso nuovi lidi da colonizzare. Il governo e il parlamento procedano dunque con la nazionalizzazione della Fiat e la confisca dei beni di Alcoa e di tutte quelle aziende rette da furbetti senza scrupoli. Se una persona del popolo dovesse rubare o schiavizzare un altro suo simile finirebbe subito in galera. Perché non succede questo ai capitani d’industria? Per quanto riguarda i lavoratori sono subentrate troppe divisioni. I padroni ne godono quando si innescano perverse guerre tra poveri. Solo tramite l’unità dei lavoratori, italiani ed immigrati, si riuscirà a mantenere quello straccio di conquiste residue. Il lavoro è sotto attacco e quindi bisogna fare fronte comune, altrimenti si soccomberà.

Italo Di Giacomo


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LA PALESTINA INVISIBILE

Con il premier israeliano Benjamin Netanyahu si arricchisce la lista di amicizie discutibili di Berlusconi. In principio fu Putin, poi vennero Gheddafi e Lukashenko. Molto probabilmente il Cavaliere si sente a suo agio con leader politici accusati di corruzione o orrendi crimini contro l’umanità. Una lista destinata a crescere causa le continue peregrinazioni all’estero per sfuggire ai processi. Il “patto di amicizia” tra Italia ed Israele viene siglato proprio nel giorno in cui arrivano le prime conferme circa l’uso illegale delle bombe al fosforo bianco, (proibite dalla Convenzione di Ginevra) da parte dell’esercito israeliano durante l’offensiva militare dello scorso anno sulla Striscia di Gaza. L’operazione “Piombo fuso” causò oltre 1400 morti palestinesi (85% civili disarmati dei quali il 30% bambini).
Mentre i tribunali britannici spiccano mandati di cattura nei confronti dell’ex ministro degli esteri d’Israele Tzipi Livni, attuale leader del partito Kadima, Berlusconi sogna di portare Israele in Europa in nome delle comuni radici giudaico-cristiane. Piccolo dettaglio trascurabile quello delle radici islamiche dell’Europa, in Spagna e in Sicilia, con il loro contributo fondamentale in tante discipline: dall’architettura alla matematica, passando per l’astronomia e la medicina. Piccoli dettagli trascurabili per Berlusconi, così come il grido di dolore del popolo palestinese senza terra e senza libertà.

Emanuele Bellato


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BINETTI, FATTI PIU' IN LA'

La Stampa, storico quotidiano torinese, titola: “Il lungo addio della Binetti”. Gli fa eco Il Corriere della Sera: Pd, la Binetti pronta all’addio “Ha fallito, non è più il mio partito”. La senatrice, già presidente di Scienza&Vita ed esponente “teo-dem”, accusa il Partito Democratico di essersi consegnato nelle mani della cultura radicale e di aver smarrito lo spirito delle origini. Il dissenso (si spera insanabile) nasce dal sostegno di Bersani alla candidatura di Emma Bonino per le regionali laziali. Paola Binetti si accorge solo ora dei radicali, dimenticando i 9 eletti nelle liste del Pd. Per fortuna come dice Emma: le grandi conquiste civili, nel campo dei diritti, si sono ottenute grazie al contributo determinante dei cattolici, proprio quando imperava il partito della Democrazia cristiana. Come tutti gli integralisti la donna con il cilicio crede che la sintesi tra cultura moderata e socialdemocratica debba risolversi con l’egemonia di una cultura, quella cattolica, sull’altra, a cui non bisogna lasciare nemmeno le briciole. Adesso la pasionaria dell’Opus Dei guarda con interesse al “fornaio” Casini e all’ex radicale Rutelli, fulgidi esempi di coerenza e virtù cristiane.

Italo Di Giacomo


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La critica italiana sceglie Clint Eastwood

“Gran Torino” è il migliore film del 2009 secondo cento critici italiani. Nella giuria di qualità anche il nostro collaboratore Tobia Zerbato

Roma. E' “Gran Torino” il film del 2009 preferito da 100 critici italiani della carta stampata, radio e del web. Il sondaggio, condotto dal critico cinematografico Andrea D'Addio, ha visto primeggiare il film di Clint Eastwood con ben 50 voti (e quindi il 50% dei consensi), su Bastardi senza gloria (38) e The Wrestler (20). Quarta posizione per “Up” della Pixar, mentre subito dietro si trova il primo film italiano in concorso, “Vincere” di Marco Bellocchio a pari merito con “Nemico pubblico” di Michael Mann, settimo “Lasciami entrare”, ottavo “Revolutionary Road”, nono “ A serious man” dei fratelli Coen. Il sondaggio ha preso in considerazione tutti i film usciti nelle sale italiane nell'anno solare 2009, ogni critico ha dovuto indicare le proprie tre preferenze votando o in maniera palese nella bacheca del gruppo su Facebook “Sondaggio critici cinematografici, migliori film 2009” o via mail. L'anno scorso la vittoria andò al “Gomorra” di Matteo Garrone, su “Il cavaliere oscuro” e “Wall-E”.

I risultati: 1) Gran Torino (50 voti). 2) Bastardi Senza gloria (38 voti). 3) The Wrestler (20 voti). 4) Up (17 voti). 5) Vincere, Nemico Pubblico (12 voti). 6) Lasciami Entrare e Revolutionary Road (10 voti). 7) A Serious Man, District Nine (9 voti). 8) Il nastro bianco e I love Radio Rock (8 voti). 9) Watchmen e Coraline (7 voti). 10) Star Trek e Two Lovers (6 voti). 11) AntiChrist e Valzer con Bashir (5 voti). 12) Milk (4 voti). 13) Welcome, Marthyrs, Il curioso caso di Benjamin Button, Il mio amico Eric, Una notte da leoni, Dubbio 3 Moon, The reader, Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo, Il mio amico Totoro, Teza, Motel Woodstock, Louis Michel , Basta che funzioni, Nel Paese delle creature selvagge, Lebanon, Gli abbracci spezzati (2 voti). 14) Eagle Eye, Drag me to hell, Terminator 4, A Christmas Carol, Religulous, Capitalism- A love story, Segreti di famiglia, Le 13 rose, Earth, This is It, Appaloosa, Puccini e la fanciulla, Ponyo, La principessa e il ranocchio, Ex ,Nemico Pubblico n.1, Il sangue dei vinti (1 voto).

I votanti: Mauro Corso, Andrea D’Addio, Federica Di Bartolo, Ilaria Ferri, Francesco LoMuscio (FilmUP), Pierpaolo Festa (Film.it), Marzia Gandolfi, Emanuele Sacchi, Fabio Frau, Nicoletta Dose, Marianna Cappi (MyMovies), Adriano Ercolani e Mauro Donzelli (Coming Soon), Oscar Cosulich (Il Mattino/L’espresso), Marta Cagnola (Radio24/Sole24Ore), Gianluca Arnone e Federico Pontiggia (Cinematografo), Valerio Salvi,Italo Rizzo, Renato Massaccesi, Teresa Lavanga, Daniele Sesti e Tiziano Costantini (Filmfilm), Carlo Dutto, Salviano Miceli e Giampiero Francesca (CloseUp), Raffele Elia e Alberto Brumana (Hideout) , Claudio Fontanini (Italia Sera), Carlo Prevosti (Cineblog), Osvaldo Contenti (Palcoscenico), Fabrizio Formenti (Cinefile), Luca Colnaghi (Finder), Dante Albanesi (Documentario.it), Paolo Dallimonti e Vito Casale (Centraldocinema), Antonello Rodio, Luciana Morelli e Riccardo Castrogiovanni (Movieplayer), Luisa Scarlata (Cineradar), Marco Spagnoli (Primissima), Mauro Antonini (Segnocinema), Massimiliano Valenzano (Agoranews), , Giulio Cicala e Stefano Locati (Widescreen Magazine), , Piercarlo Fabi (Nuova Spazio Radio), Giovanna Ferrigno (Taxi Drivers), Renzo Fegatelli (Repubblica/Trovaroma), Alessandro Bizzotto (Fusiorari), Gabriele Niola (Screenweek), Francesco Amorosino (Nannimagazine), Emanuele Rauco (Cinem’art), Caterina Gangemi (Bizzarrocinema), Diego Altobelli (Moviesushi), Nicola Cupperi e Ilaria Calvisi (Nonsolocinema), Sandro Lozzi (Positifcinema), Laura Frigerio (Style.it), , Riccardo Kaiser e Alberto Di Felice (Cine-zone), Fabio Fulfaro (Cinemaplus), Mattia Nicoletti (Metro), Andrea Bedeschi e Nicolò Carboni (Everyeye), Caterina D’Ambrosio (Unione Sarda), , Riccardo Iannaccone e Germano Boldorini(Supergacinema), Valentina Ariete (Mpnews), Tobia Zerbato (Vicenzapopolare), Francesco Fioroni (Giornale dell’Umbria), Alessio Trerotoli e Alessandra Cavisi (Livecity), Vito Sugameli (Silenzioinsala), MirkoLomuscio (Chiamaroma), Rosario Gallone (TheOthersmag), Francesca Ippolito (Loudvision), Simone Spodalori (Duellanti), Marita Toniolo (Best Movie), Laura Croce (RadioCinema), Massimo Frezza (Binarioloco), Roberto Leofrigio (Proiezioni Mentali), Lucilla Andrich (Apcom), Emilio Spanu e Giuseppe Bucci (Ioma), Antonella D’Ambrosio (Pianeta Donna), Alessandro Pesce (Persinsala), Luca Svizzeretto (Nuovo Oggi), Pietro Tapanelli (Nuovo Chienti e Potenza), Maria Silvia Sanna (Cineclick), Maurizio Ermisino (MovieSushi), Pierpaolo La Rosa (RadioMontecarlo), Maria Stella Taccone (35mm), Pierpaolo Simone (Filmmagazine), Francesca Fiorentino (Grt), Lorenzo Leone (Cineclandestino), Pietro Salvatori (Liberal), Federica Aliano (AlphabetCity) Paola Schettino (GossipTv), Michela Greco (Cinecittà news).

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domenica 31 gennaio 2010

UDC, GIOVENTU’ BRUCIATA

I Giovani Udc del Veneto, nel loro sito internet, esprimono indignazione per la possibile candidatura leghista di Renzo Bossi, figlio del Senatur, alle prossime elezioni regionali in Lombardia.
I giovani centristi veneti lanciano pesanti accuse: “il buon Renzo Bossi, definito ‘trota’ dall’illustre padre, non si è certo distinto per impegno e capacità, se è vero che ha dovuto sostenere ripetutamente l’esame di maturità ed è stato bocciato addirittura in presenza di un ispettore gentilmente inviato dal ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini per garantire che l’esame si svolgesse senza alcuna penalizzazione per il giovane rampollo”. Dalle parti di Casini la meritocrazia è un punto fermo del programma: “Il movimento giovanile veneto dell’UDC crede fermamente che l’unico criterio per l’assegnazione di incarichi di responsabilità debba essere quello del merito e si auspica pertanto una pronta smentita della notizia riferita da Il Giornale”. Come sempre i casinisti predicano bene, ma razzolano male. Mi riferisco al modo con il quale l’Udc seleziona la propria classe dirigente. Andando a spulciare l’organigramma dell’Unione di Centro si può scoprire che il coordinatore nazionale dei giovani dello Scudocrociato è il figlio dell’onorevole Zinzi, mentre il responsabile per le Politiche giovanili è il figlio dell’ex onorevole Tarolli. Merito o difesa della famiglia? A proposito di “famiglia”, nella pagina facebook di Zinzi Jr, tra i politici preferiti resta incrollabile la fede in Salvatore Cuffaro, detto Totò vasa vasa… condannato in secondo grado a 7 anni con l’aggravante di aver favorito la mafia.

Paolo Sante

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Nona sinfonia Mondiale di Armin Zoeggeler

Nuova impresa di Armin Zoeggeler che ha conquistato la nona Coppa del Mondo di Slittino (collezionando ben 705 punti) e la 49° vittoria in carriera. Con due discese perfette, Armin ha vinto la gara disputatasi a Cesana. Zoeggeler ha disegnato curve perfette nella pista da lui più amata dove ha conquistato nove vittorie su nove gare disputate tra Coppa, Olimpiade, Europei e Tricolori, ma che è a rischio di chiusura per gli elevati costi di gestione. Armin ha palsmato questa strepitosa vittoria con una straordinaria prima discesa. Anche nella seconda è stato fantastico, chiudendo davanti al tedesco Loch, con un vantaggio di tre decimi. "Qui sono a casa mia, qui posso provare i materiali, e poi il tracciato è stupendo e molto didattico, anche per i giovani. Sarebbe assurdo chiudere la pista. Vancouver? Direi che siamo pronti, le slitte sono quasi perfette. Speriamo solo che non ci siano sbalzi termici", ha detto Armin. (f.m.)

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sabato 30 gennaio 2010

AL PEGGIO NON C'E' MAI FINI...

Non sopporto Berlusconi. Solo il fatto che Fini e Casini vogliano sostituirlo me lo rende simpatico.

Il Coyote

VICENZA: BEETHOVEN PER DUE

Un Beethoven “innovativo”, al Teatro Comunale Città di Vicenza, con il ciclo di sonate e variazioni per violoncello e pianoforte, sul palco il duo Bronzi - Gamba

Il concerto monografico in programma giovedì 4 febbraio al Teatro Comunale Città di Vicenza è il secondo e ultimo appuntamento di un mini-ciclo dedicato alla musica per violoncello e pianoforte di Ludwig van Beethoven che comprende 5 Sonate ed una serie di Variazioni. L'itinerario musicale proposto dalla Società del Quartetto, che rientra nell'ampia offerta musicale 2009/10 del Teatro Comunale Città di Vicenza, prende in esame un corpus di brani composto nell'arco di un ventennio e che rappresenta uno dei momenti più innovativi dell'intera produzione beethoveniana. Protagonisti della serata sono il violoncellista Enrico Bronzi ed il pianista Filippo Gamba, due artisti accomunati da una concezione molto ampia del mestiere di musicista che non è circoscritta al solo concertismo, ma si allarga a 360 gradi soprattutto sul versante dell'insegnamento (Gamba ha una cattedra alla Hochschule di Basilea, Bronzi è professore alla Universität Mozarteum di Salisburgo), ma anche nella ricerca musicologica e nelle frequenti collaborazioni con altri artisti.
Veronese di nascita, Filippo Gamba si è diplomato brillantemente al Conservatorio della sua città e successivamente ha seguito gli insegnamenti di Maria Tipo e di Homero Francesch. Nel 2000 vince il primo premio al Concours Géza Anda di Zurigo da una giuria presieduta da Vladimir Ashkenazy. Questa vittoria gli dà la possibilità di suonare nei più importanti Festival musicali europei e gli spalanca le porte di rinomati “templi” della musica come lo sono il Concertgebouw di Amsterdam, il Théâtre des Champs Élysées di Parigi, le Konzerthaus di Berlino e di Vienna e la Herkules-Saal di Monaco.
Parallelamente, il pianista veronese si esibisce come solista con prestigiose orchestre e - soprattutto - allarga i suoi interessi verso il repertorio cameristico, collaborando con i Quartetti Michelangelo, Hugo Wolf e Vanbugh e, appunto, con il violoncellista Enrico Bronzi.
Quest'ultimo, classe 1973, è il violoncello (un prezioso “Vincenzo Panormo” del 1775) del Trio di Parma, formazione che in questo 2010 festeggia i 20 anni di attività. Una felice avventura iniziata al Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma e costellata di successi (il Concorso “Gui” di Firenze, le competizioni internazionali di Melbourne, di Monaco e di Lione, il Premio Abbiati della critica musicale italiana) nonché di presenze nei cartelloni delle più prestigiose istituzioni concertistiche in Italia e all'estero.
Ma Bronzi è pure conosciuto - sempre più, negli ultimi anni - per l'attività di solista, un percorso iniziato una decina di anni fa ed anche questo contrassegnato da importanti affermazioni in concorsi internazionali che lo hanno imposto all'attenzione della critica e del pubblico.
Già ospiti, più volte, della Società del Quartetto (come solisti ed in altre formazioni da camera) il 4 febbraio Bronzi e Gamba debuttano a Vicenza in duo con un “tutto Beethoven” che comprende la Sonata op. 5 n. 2, le dodici Variazioni in fa maggiore op. 66 e le Sonate n. 1 e 2 dall'opera 102.

I biglietti sono acquistabili in Biglietteria del Teatro Comunale Città di Vicenza (dal martedì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00; il sabato dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00,Tel 0444.324442) presso la sede della Società del Quartetto (Vicolo Cieco Retrone, 24 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 17 (tel. 0444 543729), e, via internet, sul circuito Greenticket (
www.greenticket.it)

GIOVEDI' 4 febbraio 2010 - ore 20.30 - Teatro Comunale Città di Vicenza. Enrico BRONZI (violoncello), Filippo GAMBA (pianoforte)

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LIBRERIA POPOLARE N.85

La menzogna nucleare. Perché tornare all’energia atomica sarebbe gravemente rischioso e completamente inutile
Chiesa Giulietto; Cosenza Guido; Sertorio Luigi
€ 12,00
2010, 126 p., brossura
Ponte alle Grazie (collana Inchieste)

Mentre la crisi mondiale ha inghiottito la profumata menzogna del progresso economico senza limiti, mentre il pianeta continua a rimandare le irrimandabili decisioni sul suo futuro energetico e ripropone la rassicurante menzogna dei “passi avanti”, l’Italia, o meglio, il governo Berlusconi offre come soluzione nazionale la menzogna verde dell’energia nucleare. Cosa importa se ancora non siamo stati in grado di risolvere i problemi legati al fallito esperimento atomico, di cui il territorio italiano porta ancora il peso. Cosa importa se un referendum storico ha già fatto sentire forte e chiara la voce del no dei cittadini italiani. Cosa importa se le riserve di combustibile consentiranno al nucleare vita breve. Cosa importa se il problema delle scorie e della dismissione degli impianti è tanto grande da non poter essere definito nemmeno dai tecnici e dagli scienziati. Cosa importa se l’Italia non possiede né il combustibile né il know-how necessario e si arrende nuovamente alla dipendenza dagli altri Stati. In questo libro, la voce lucida di due illustri fisici, Guido Cosenza dell’Università Federico II di Napoli e Luigi Sertorio dell’Università di Torino, ci consente di fare chiarezza una volta per tutte, e l’esperienza di Giulietto Chiesa ci aiuta a capire le intenzioni di chi pretende ancora una volta di decidere per noi.

Annus horribilis
Bocca Giorgio
€ 15,00
2010, 158 p., brossura
Feltrinelli (collana Serie bianca)

La crisi economica e l’autoritarismo strisciante. Il circo berlusconiano e il discredito internazionale. Il suicidio della sinistra e il ritorno dei fascisti. L’Italia delle ronde e l’Italia dei respingimenti. Il 2009 sarà ricordato come un anno nero della nostra storia. Un anno in cui molti nodi sono venuti al pettine, tutti insieme, e ci hanno riconsegnato un paese stanco, involgarito, ripiegato su se stesso e sui suoi atavici difetti. Giorgio Bocca racconta il nostro annus horribilis con la veemenza e l’intransigenza di cui può essere capace solo un grande “antitaliano” come lui. La sua è un’invettiva, un appassionato j’accuse contro i mali apparentemente inestirpabili della nostra vita pubblica: il trasformismo, l’opportunismo, la memoria corta, la furberia diffusa, l’impunità, l’ossequio al potente di turno. La classe dirigente si adegua a quella che viene percepita come una morale corrente, che è poi la negazione della morale, la propensione a chiedere allo stato tutti i benefici e a dare in cambio il meno possibile. “E allora diciamo una buona volta che come società nazionale siamo ancora dei poveri, con il modo di pensare dei poveri: tiriamo a campare, del doman non v’è certezza, spartiamoci quel poco che c’è, se i più furbi rubano in grande noi approfittiamo degli avanzi del loro banchetto”.

Contro il reato di immigrazione clandestina. Un’inutile, immorale, impraticabile minaccia
Ferrero G. Carlo
€ 10,00
2010, 174 p., brossura
Ediesse (collana Saggi)

Nel cosiddetto “pacchetto sicurezza” è stato introdotto il reato di immigrazione clandestina, cioè di ingresso o permanenza irregolari nel nostro territorio. Il passaggio dall’area dell’illecito amministrativo a quella penale ha notevoli ripercussioni sul piano etico, sociale e giuridico ed è in netto contrasto con la tradizione e la cultura italiane. Ma oltre a costituire un motivo di disonore per il nostro paese, la legge in questione è affetta da gravi imprecisioni tecniche, da numerose violazioni costituzionali, da un elevato costo a carico dello Stato e dalla sua sostanziale inapplicabilità sul piano concreto. A peggiorare le cose è sopravvenuta l’iniziativa del cosiddetto “respingimento collettivo”, facendo così venire meno il diritto d’asilo, diritto unanimemente riconosciuto dalla tradizione dei popoli civili e dal diritto internazionale. L’autore si sofferma infine sulla ambigua sanatoria delle cosiddette “badanti”, dalla dubbia legittimità costituzionale e dalle molteplici difficoltà applicative, confermate dal ridotto numero di richieste presentate alla scadenza del termine previsto.

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venerdì 29 gennaio 2010

TEATRO COM. VICENZA: HANSEL E GRETEL

Giornata speciale, il 2 febbraio, al Teatro Comunale Città di Vicenza dove, alle 10, andrà in scena lo spettacolo lirico "Hansel e Gretel", momento conclusivo di "Operadomani", il percorso di avvicinamento al linguaggio dell’opera promosso nell’ambito di "Teatriamo", spettacoli e itinerari per amare e vivere il teatro a tutte le età.
Spettacolo per tutti, "Hansel e Gretel" ovvero il farsi del destino, è la commedia fiabesca in tre quadri di Engelbert Humperdinck, su libretto di Adelheid Wette proposta per familiarizzare al linguaggio dell’opera lirica, importante patrimonio della nostra cultura e, allo stesso tempo, promuovere percorsi di attività creative centrate sul linguaggio musicale, nelle scuole. Spettacolo proposto dal progetto "Operadomani", Hansel e Gretel viene promosso dal Teatro Comunale Città di Vicenza e As.Li.Co (Associazione Lirico e Concertistica Italiana), in collaborazione con l’Assessorato all’Istruzione del Comune di Vicenza.
Per i partecipanti, si conclude così il percorso iniziato il 18 novembre scorso che ha visto un ciclo di appuntamenti dedicati agli insegnanti e momenti in classe dove, ogni docente, ha preparato i propri alunni allo spettacolo con attività sia incentrate sul canto corale sia sulle peculiarità drammaturgiche. Nel corso dello spettacolo, infatti, è previsto il loro debutto come parte del coro, arrivando a cantare dalla platea alcune pagine dell’opera stessa e ad eseguire alcuni semplici movimenti, appositamente scelti e appresi nei mesi precedenti la rappresentazione.
Oltre 500 i piccoli interpreti di 11 scuole di Vicenza e Provincia: si va dalle Scuole Medie “Maffei” in città, alla "Dalle Laste" di Marostica, dagli Istituti Comprensivi "Ciscato" di Malo, "Marconi" di Cassola, "Zanella" di Quinto, "Don Bosco" di Monticello Conte Otto, "Fogazzaro" di Piovene Rocchette, "Scamozzi" di Arcugnano, ai quali si aggiungono le scuole elementari "Cap. Pietro Lorenzi" di Marola, il "De Amicis" di Motta di Costabissara, il "Lampertico" di Costabissara.
Operadomani, progetto nazionale nato nel 1997 che, ad oggi, coinvolge ogni anno circa 50.000 ragazzi e 2.200 insegnanti di tutta Italia, è inserito nelle attività di "Reseo" (Rèseau Europèen des Services èducatifs des maisons d'Opèra), il network europeo che riunisce i progetti di opera education dei teatri d’opera d’Europa e si distingue per due aspetti: la partecipazione attiva del pubblico alla rappresentazione e l’aggiornamento degli insegnanti.

Prevendita presso la biglietteria del Teatro Comunale di Vicenza (intero 6.50 euro; ridotto scuole 5 euro). Per informazioni: tel. 0444 324442; 380 7978888
www.tcvi.it info@tcvi.it

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VENETO: IL POPOLO VIOLA C'E'

Torna il Popolo Viola e lo fa con dei sit-in organizzati in tutta Italia contro il tentativo del governo Berlusconi di saccheggiare la Costituzione. Nella nostra regione sono previsti due appuntamenti per sabato 30 gennaio:

ROVIGO
Il sit-in è in Piazza Vittorio Emanuele, dalle ore 11.00 alle 14.00

TREVISO
Il sit-in è in Piazza della Vittoria, dalle ore 15.00 alle 20.00. A Treviso manifesteranno anche i gruppi del popolo viola di Arzignano, Bassano del Grappa, Padova, Venezia e Vicenza.

A seguire il comunicato stampa degli organizzatori:

Di fronte all’ennesimo tentativo di saccheggiare la Costituzione, che si concretizza principalmente nelle manovre del Governo per garantire impunità a Berlusconi (a partire dal nuovo Lodo Alfano) e nei proclami irresponsabili di qualche ministro che chiede addirittura la cancellazione dell’Art. 1 (L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro…), abbiamo soltanto due strade: o assistere passivamente al delirio distruttivo dell’establishment berlusconiano o reagire con la prontezza e la determinazione democratica che la situazione richiede. Noi scegliamo la seconda. La Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza antifascista rimane, ad oltre 60 anni dalla sua emanazione, il principale strumento di garanzia del patto di convivenza civile di una società che fonda le proprie basi sul principio di uguaglianza tra i cittadini e l’anticorpo più efficace contro il rischio di nuove derive autoritarie. E’ per questo che ad ogni cittadino democratico compete difenderla. Noi siamo tra questi.
Invitiamo i cittadini e le forze democratiche del Paese ad organizzare sabato 30 gennaio, contemporaneamente in tutte le città italiane, sit-in in difesa della Costituzione.


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IL LAVORO NEL VENETO, QUALE FUTURO?

Riceviamo e pubblichiamo:

“Sono soprattutto le donne, i giovani e le piccole imprese a pagare più degli altri il prezzo della crisi economica: nel Veneto - afferma Marisa Velardita, coordinatrice veneta IdV Donne - i lavoratori precari sono quasi 300 mila e la maggior parte dei contratti a termine e di collaborazione non vengono rinnovati, così risulta evidente quanto affermato. Il lavoro atipico è infatti la principale modalità d’ingresso dei giovani e delle donne nel mercato del lavoro”.
Per discuterne, il Gruppo Donne di Italia dei Valori del Veneto organizza (a cura della padovana Franca Longo) il convegno “Il lavoro nel Veneto, quale futuro?”, che si svolgerà sabato 30 gennaio alle ore 16.00 presso la sala “ex Fornace Carotta” in via Siracusa n. 61 a Padova.
“Il nostro convegno - continua Velardita - vuole contribuire in modo sostanziale al dibattito sulla difficoltà d’impresa e dell’occupazione nel Veneto; dando una lettura reale dei fenomeni e mettendo in luce le nuove disuguaglianze. Vorremo un progetto economico-sociale, capace di innescare un ciclo virtuoso, con la messa in rete di servizi alla persona e alla famiglia”.
Ne parleranno personalità del settore, tra cui sottolineiamo la presenza della segretaria della Cisl veneta Franca Porto e del responsabile nazionale Lavoro di Italia dei Valori Maurizio Zipponi.

Incontro pubblico
Il lavoro nel Veneto, quale futuro?

Franca Porto - segretaria generale Cisl Veneto
Deborah Piovan - vicepresidente Confagricoltura Veneto
Elisa Brotto - dirigente Confartigianato Padova

con:
Maurizio Zipponi - responsabile nazionale Idv Lavoro e Welfare
Marisa Velardita - coordinatrice regionale Idv Donne
Gennaro Marotta - coordinatore regionale Idv

Sabato 30 gennaio 2010 - ore 16.00
Sala “ex Fornace Carotta”
Via Siracusa n. 61 - Padova


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Deltaplano e parapendio: Appuntamenti 2010

Riceviamo dalla Federazione Italiana Volo Libero e pubblichiamo:

Per il volo libero in deltaplano e parapendio si annunciano tempi di assoluto impegno dal punto di vista organizzativo e come mantenimento del primato mondiale conquistato dai piloti azzurri.
L’Italia sta al vertice internazionale per i tanti titoli vinti, primi fra tutti i quattro mondiali di deltaplano, ala flessibile ed ala rigida, a squadre ed individuale, grazie al trentino Alex Ploner questi ultimi. La scorsa estate il romano Andrea Iemma ai WAG 2009, cioè i giochi mondiali dell’aria, ha conquistato la medaglia d’oro in acrobazia.
Nel parapendio l’Italia ha vinto la superfinale di Coppa del Mondo a Poggio Bustone (Rieti), è vice campione del mondo e terza agli europei. Grazie a questi titoli ed ai piazzamenti internazionali dei nostri piloti, siamo volati in testa alla classifica per nazioni.
I prossimi appuntamenti ci vedranno competere in aria e protagonisti a terra come organizzatori: dal 30 luglio al 8 agosto 2010 nel sito del Monte Cucco (Sigillo, Perugia) l’Italia organizzerà i pre-mondiali di deltaplano, evento staffetta dei campionati del mondo che ospiteremo nella stessa località e periodo l’anno successivo.
I piloti di parapendio saranno impegnati tra maggio e giugno nei campionati europei ad Abtenau (Austria), nei pre-mondiali di metà luglio a Piedrahita (Spagna) e nella superfinale di Coppa del Mondo 2010 a Denizli in Turchia a settembre, ultima tappa dopo le gare in Brasile, Giappone, Cina, Grecia, Italia (San Potito Sannitico, Caserta), Stati Uniti e Portogallo.
Nel frattempo presso l’aeroporto di Roma Urbe si è svolta Gate XXI, prima esposizione internazionale dedicata al mondo dell'aeronautica, che ha raccolto la partecipazione di una settantina di espositori e l’interesse di vasto pubblico. www.fivl.it

giovedì 28 gennaio 2010

REGIONI CONTRO IL NUCLEARE

La volontà del governo di ritornare al nucleare si scontra con il no della maggioranza delle Regioni. E’ questo il dato più rilevante emerso durante la Conferenza delle Regioni svoltasi ieri a Roma. Soddisfazione è stata espressa dal presidente della Federazione della Sinistra Paolo Ferrero: “La scelta dissennata del governo di ritornare al nucleare sta producendo un conflitto istituzionale non solo con i cittadini, ma anche con le Regioni, le quali hanno annunciato, a maggioranza, che daranno parere negativo sul decreto legislativo che consente, tra le altre cose, di localizzare i nuovi impianti anche contro la volontà della regione destinata ad ospitarli. Le regioni italiane hanno fatto benissimo, ad opporsi alla volontà del governo di tornare al nucleare”. Purtroppo a distinguersi in negativo è ancora una volta il Veneto di Galan che, rappresentato dall’assessore udiccino Flavio Silvestrin, ha dato parere favorevole, insieme a Lombardia e FriuliVG al ritorno al nucleare caldeggiato da Berlusconi. Il vice-presidente dell’associazione Italia dei Diritti Roberto Soldà ha così commentato: “La posizione della giunta Galan mi sembra un arretramento rispetto a un comune sentire che va diffondendosi e che considera l’atomo una scelta fuori tempo”. Giuseppe Bortolussi, candidato governatore di Pd e IdV, ha dichiarato all’Asca: “Stando alle indiscrezioni che leggiamo oggi sui quotidiani, è probabile che uno dei 4 siti nucleari già individuati dalla costituenda Agenzia per la Sicurezza Nucleare, verrà ubicato nel Polesine. Dopo il rigasificatore, vogliono far diventare una delle aree naturali e paesaggistiche più delicate del paese la pattumiera d’Italia?”. Lo sfidante Zaia invece non vede, non sente e non parla...

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PIU’ MAFIA PER TUTTI

Berlusconi: “Atti concreti per la lotta alla mafia”. Ma che fa? Si dimette?

Il Coyote

SQUADRA E COMPASSO

Durante la solenne cerimonia organizzata in Quirinale per commemorare il 65° anniversario della Shoah, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, alla presenza del Presidente della Camera Gianfranco Fini, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e del sottosegretario all’istruzione Giuseppe Pizza, ha consegnato una medaglia d’oro al merito civile alla memoria di Emilia Marinelli Valori con la seguente motivazione: “a rischio della propria vita offrì sostegno alle forze partigiane e organizzò un’attività clandestina per dare assistenza a molti ebrei e altri perseguitati che riuscì a sottrarre alla deportazione e alla morte”. L’importante riconoscimento è stato ritirato dal figlio Giancarlo Elia Valori. Quale migliore regalo si poteva fare all’ultimo dei boiardi di Stato nel giorno del suo settantesimo compleanno, se non premiare, alla memoria, l’adorata genitrice? Di attività clandestine sembra intendersene anche il nostro corregionale di Meolo (Ve), già attenzionato per essere stato membro della loggia massonica P2, tessera N.283, dalla quale fu espulso per indegnità, causa contrasti con il venerabile maestro Licio Gelli. Il “professore” e Cavaliere del lavoro Elia Valori, soprannominato il “Signore delle strade”, è stato presidente di: Autostrade SpA e Autovie Venete, della SME, della Blu, dell’Unione Industriali di Roma, di Confindustria Lazio etc…etc… ed attualmente è presidente della holding Sviluppo Lazio e dell’impresa edilizia Torno Internazionale SpA etc…, etc…. Insomma, un manager tuttofare, buono per tutte le stagioni, con il fiuto per gli affari e la fissazione per le privatizzazioni; collezionista di onorificenze e lauree ad honorem, venerato trasversalmente, con entrature in entrambi i poli ed amicizie internazionali alquanto discutibili, dall’Argentina alla Cina. Un’inchiesta di Gianni Barbacetto pubblicata sulla rivista “Diario” del 22 marzo 2000, per fortuna ancora reperibile in rete, ne tracciò un ritratto approfondito e corrosivo dal titolo: “Giancarlo Elia Valori. L’ultimo potere forte”. Da Wikipedia, l’enciclopedia-libera si può apprendere che il 28 dicembre 2007, l’ex pm Luigi de Magistris, ascoltato dalla procura di Salerno nell’ambito delle vicende del processo “Why Not”, affermò che le indagini: “stavano ricostruendo l’influenza di poteri occulti (...) in meccanismi vitali delle istituzioni repubblicane: in particolare stavo ricostruendo i contatti intrattenuti da Giancarlo Elia Valori, Luigi Bisignani, Franco Bonferroni e altri, e la loro influenza sul mondo bancario ed economico finanziario (...) Giancarlo Elia Valori pareva risultare ai vertici attuali della “massoneria contemporanea” e Valori s’è occupato spesso di lavori pubblici”. Alla stessa conclusione sembra essere giunto l’ex poliziotto Gioacchino Genchi, stretto collaboratore di de Magistris ai tempi delle indagini. Nel libro di Edoardo Montolli “Il caso Genchi. Storia di un uomo in balia dello Stato” (Aliberti editore) c’è scritto tutto, nero su bianco. Ha ragione Marco Travaglio quando dice che la P2 non sta tornando. Semplicemente non se ne è mai andata.

Emanuele Bellato


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mercoledì 27 gennaio 2010

ALCOA: LA PROPOSTA DI ZIPPONI

Impianti fermi dal 6 febbraio e cassa-integrazione di 6 mesi per i lavoratori dell’ Alcoa. E’ questo l’impietoso verdetto del colosso dell’alluminio, con sede a Pittsburgh, emesso dopo il vertice romano di ieri presso il Ministero dello Sviluppo economico. L’illusione è finita e il futuro degli operai di Fusina e Portovesme si preannuncia cupo; la cassa integrazione viene letta da tutti come l’anticamera della chiusura definitiva. Neppure il decreto del governo sul taglio dei costi dell’energia è riuscito a far cambiare idea agli americani. Il responsabile Welfare e Lavoro dell’Italia dei Valori, Maurizio Zipponi, una vita nel sindacato Fiom, avverte che non tutto è perduto ed indica una via d’uscita per salvare i posti di lavoro: “L’Alcoa ha deciso di interrompere la produzione degli stabilimenti italiani mettendo in cassa integrazione i lavoratori di Fusina e Portovesme: ennesima beffa al nostro Governo che, pur consapevole di questo rischio, non ha adottato quelle misure necessarie che tutti gli esecutivi europei hanno predisposto a difesa dell’industria nazionale. L’Italia è fondamentale per la trasformazione dell’alluminio in prodotti finiti e la produzione non arriva al 10% del fabbisogno nazionale, perciò esiste un grande mercato ed una possibilità di soluzione industriale per gli stabilimenti nazionali di Alcoa. L’Alcoa ha realizzato bilanci positivi utilizzando importanti risorse pubbliche: se il Governo avesse un centesimo della dignità degli altri esecutivi europei chiederebbe alla società la restituzione di quei soldi, una quantificazione dell’enorme danno che sta creando con le sue scelt e e un’immediata escussione delle fideiussioni prestate. L’Italia dei Valori ha una precisa proposta in merito all’Alcoa: chiudere i rapporti con la multinazionale, caricando su essa eventuali sanzioni europee; garantire la continuità produttiva degli impianti e cercare soluzioni industriali in Italia che permettano di salvaguardare un patrimonio”.

STATO DI DIRITTO

Leggo che un tribunale olandese ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno ad una lavoratrice precaria che era stata licenziata da un manager del colosso McDonald's perché si era permessa di aggiungere, in perfetta buona fede, una fetta di formaggio al panino di un suo collega. Il giudice ha esclamato: "E' solo una fetta di formaggio...", accogliendo così il ricorso della malcapitata. Ora, il punto però è un altro. Data per scontata la palese irragionevolezza di una misura drastica come il licenziamento in tronco di una povera precaria per una vicenda irrisoria come questa, non sarebbe piuttosto il caso di punire l'atteggiamento irresponsabile del manager macchiatosi di un comportamento così grave con una pena adeguata e cioè il carcere? Tali condotte vessatorie e umilianti, infatti, messe in atto da chi ricopre ruoli apicali, e praticate in danno di persone gerarchicamente sottoposte, deboli e sfruttate, devono trovare risposte adeguate. Il diritto però non si inventa. E se le attuali legislazioni europee allo stato non consentono, neppure con una interpretazione estensiva, di incarcerare per lungo tempo questi moderni aguzzini e schiavisti, è bene che il legislatore provveda da subito a tipizzare nuove norme di reato che consentano di contrastare queste moderne e subdole forme di riduzione in schiavitù. La singola lavoratrice oppressa può anche accontentarsi del riconoscimento del suo diritto in sede civile. Ma la società nel suo insieme deve pretendere di più. Deve pretendere il ripristino della civiltà e della legalità attraverso la tutela di principi più alti e universali che non possono essere impunemente sfregiati. Solo nella misura in cui si aprono le porte del carcere per chi pone in essere condotte come quelle in oggetto, uno Stato moderno può dirsi può definirsi realmente democratico e pienamente legittimo.

Francesco Toscano
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martedì 26 gennaio 2010

L'ARMATA BRANCALEONE ALLE CROCIATE

Stamattina presso la sede dell’Udc di Padova l’Unione Nord Est e il candidato governatore per l’Unione di Centro Antonio De Poli hanno siglato un accordo per le prossime elezioni regionali. Davvero singolare, se non incomprensibile, la scelta degli autonomisti ed ex leghisti Mariangelo Foggiato, Fabrizio Comencini, Adriano Bertaso e dell’ex socialista Carlo Covi di allearsi con lo Scudocrociato di Casini, l’unico partito ad aver votato contro il federalismo (IdV, Pdl e Lega votarono a favore mentre il Pd si astenne). Sul sito internet dell’Unione Nord Est è scritto: vogliamo “uno Stato veramente Federale e decentrato, con maggiori poteri agli Enti locali, fondato sul principio di sussidiarietà e che miri ad assegnare alla PROVINCIA un vero ruolo e reali poteri di coordinamento dei servizi territoriali”. Nessuno li ha informati che l’Udc del tema dell’abolizione delle province ne ha fatto una bandiera di lotta politica? Solo qualche mese fa eravamo sommersi da e-mail di udiccini arrabbiati perché Di Pietro gli aveva - a loro dire - scippato l’idea. Destino crudele e beffardo quello che vuole gli ex leghisti morire democristiani. Sì perché a stare con l’Udc si muore, politicamente s’intende. Qualcuno a sinistra se ne sta rendendo conto. Alla direzione del Pd, il senatore Ignazio Marino si è così espresso: “L’Udc è distante da noi sul tema dei diritti. Cuffaro ha avuto una seconda condanna per mafia. Perché dovremmo allearci con l’Udc? Quali sono i programmi? L’Udc è contro il nucleare? È a favore dell’acqua pubblica? È per regole contro il conflitto di interessi?”. Prima di allearsi con questi residuati della prima repubblica bisognerebbe farsi almeno una delle domande poste da Marino.

Italo Di Giacomo


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POLI-SCOMMESSE

Adriana Poli Bortone è come un derby. Può finire 1 X 2. Destra, Centro, Sinistra...

Il Coyote

LO SCIOPERO INVISIBILE

Sullo sciopero del 1 marzo promosso dagli immigrati, nonostante l’adesione del Partito Democratico e della Federazione Nazionale della Stampa, pesa il mancato appoggio della Cgil. Secondo il segretario generale Guglielmo Epifani è “sbagliato incrociare le braccia solo sul tema dei migranti”. Il giornale di Berlusconi non ha perso la ghiotta occasione per titolare: “Il sindacato vieta lo sciopero ai negri”. Dietro i toni volgari e razzisti del Giornale diretto da Feltri questa volta ci sono delle accuse precise. Al Sindacato viene imputato di venire meno ai propri doveri, alle proprie idealità in nome degli interessi di casta e di un arroccamento su posizioni novecentesche. Il Giornale ha messo a nudo una verità scomoda e difficile da accettare. Purtroppo, come è successo in politica, anche la Cgil è in preda ad una deriva centrista, moderata e poco coraggiosa. Non si possono alimentare le guerre tra poveri, o dividere i lavoratori tra quelli di serie A e quelli di serie B. Il Giornale, non ha i titoli per dare lezioni, anche perché probabilmente vorrebbe un sindacato asservito ai desideri di Confindustria, però ha colto nel segno. Se si continua su questa strada presto tutti i lavoratori diventeranno invisibili.

Italo Di Giacomo


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Class Action verso il Ministero della Giustizia

Riceviamo da Fabio Barzagli, responsabile del portale Paternita.info, e pubblichiamo:

Causa Civile Collettiva verso il Ministero della Giustizia

Questa sotto riportata è la notizia più importante, in ambito famigliare, a partire dall'8 febbraio 2006 anno dell'approvazione della L.54 "Affido condiviso".

Il consorzio nazionale Adiantum.it promuove una causa collettiva, class-action, verso le istituzioni per MANCATA VIGILANZA sull'applicazione della nuova legge sull'affidamento condiviso (legge 54/2006).
Tutti i genitori separati che ritengono di aver subito ingiustizia, ovvero che hanno visto DANNEGGIATA O NEGATA LA LORO PATERNITA'/MATERNITA' E DI CONSEGUENZA L'INFANZIA/GIOVENTU' DEI LORO FIGLI, potranno ora aggregarsi alla causa collettiva promossa dal consorzio, e richiedere fino ad 1.000.000 di euro per danni morali e materiali.

Queste le recenti dichiarazioni rilasciate dal dott.Vezzetti (uno dei membri dirigenziali di Adiantum) ai media: "La mancata vigilanza sulla applicazione, nei tribunali, della L. 54/2006 (c.d. Affido Condiviso), il conseguente danno esistenziale causato a bambini e genitori, nonchè i negativi effetti patrimoniali, derivanti dalle lunghe e costose battaglie giudiziarie sostenute dai genitori al solo scopo di ottenere un diritto la cui applicazione è invece prevista per legge, sono alla base della azione collettiva che Adiantium intenterà al Ministero della Giustizia. [..] La prima diffida partirà a breve, entro 90 giorni, in assenza di segnali positivi da parte del Ministero."


* I CONTENUTI DELLA LEGGE - L'Affidamento Condiviso (legge 54/2006) è il termine legale con cui si intendono e si applicano i principi fondamentali di "bigenitorialità" ed "eguaglianza" anche dopo una separazione. E' il diritto del minore di continuare ad avere padre e madre, ed è il diritto di uomini e donne ad essere uguali e non genitori discriminati. Nell'affido condiviso i figli continuano a vivere in modo "equilibrato e continuativo" con entrambi i genitori in modo che, seppur allargata, la famiglia possa continuare ad essere un riferimento morale, spirituale, educativo, affettivo ed economico.

Come risaputo e ampiamente diffuso dai media la nuova normativa è stata aggirata dai tribunali con l'introduzione del concetto, non previsto dalla legge 54, di "genitore prevalente".

Per aderire all'iniziativa per il momento è sufficiente inviare nome cognome, città, un'email attiva,ed un messaggio di presentazione nel MODULO qui sotto riportato:
www.adiantum.it/new_version/classaction.asp
(raccolte 300 adesioni nelle prime 48 ore)
- Link al sito del consorzio:
www.adiantum.it
Iniziativa approvata da www.paternita.info paternità, infanzia e adolescenza

Cordialità, Fabio Barzagli
(Responsabile nazionale Paternita.info)

lunedì 25 gennaio 2010

LA NOSTRA IDEA DI SINISTRA

In Puglia ha vinto, anzi ha trionfato, la nostra idea di sinistra. Quel “solo contro tutti” lanciato da Nichi Vendola è diventato “solo con tutti”. Le primarie della gente hanno segnato un solco profondo tra una base democratica protesa verso il progresso ed un apparato di partito, rappresentato dai vari D’Alema e Latorre, ormai superato, conservatore e dedito agli accordi sottobanco. L’obiettivo comune è quello di vincere le elezioni, ma non a qualsiasi costo. L’allargamento della coalizione è auspicabile, ma non rinnegando storie o sacrificando persone e programmi. In questi cinque anni, di molte luci e qualche ombra, Nichi Vendola ha dimostrato, nel complesso, che quelli che potrebbero sembrare semplici slogan: “Acqua pubblica, sì alle energie rinnovabili e no al nucleare, lavoro e sicurezza”, possono diventare azione e pratica di buon governo. Avrei voluto vedere lo stesso coraggio dimostrato dai pugliesi anche in Veneto. Invece, per noi, niente primarie, ma un candidato imposto dalle locali segreterie di partito. Constato, con amarezza, che il centrosinistra veneto non riesce ad uscire dalla logica perversa che vuole candidati non tanto dissimili da quelli dei propri avversari.

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VICENZA: CONCERTO DELLA MEMORIA

Al Teatro Comunale Città di Vicenza, “Quatuor pour la fin du temps” di Messiaen per ricordare l’Olocausto. Sul palcoscenico il Trio di Parma con la voce narrante di Sandro Cappelletto ed il clarinetto di Alessandro Carbonare.

Dieci anni fa il Parlamento italiano istituì, con la legge 211, il “Giorno della Memoria” per commemorare le vittime dell'Olocausto e contemporaneamente rendere omaggio a tutti coloro che, a rischio della propria vita, offrirono aiuto e protezione ai perseguitati.
L'iniziativa, adottata anche da altre nazioni europee e dall'ONU, aveva lo scopo di preservare il ricordo e di stimolare riflessioni e dibattiti, soprattutto fra le nuove generazioni, su una delle pagine più drammatiche della storia del Novecento. L'Italia è stato, per la verità, uno dei Paesi nei quali le commemorazioni per il Giorno della Memoria hanno trovato maggior seguito: dal 27 gennaio del 2000 quella data viene infatti ampiamente sottolineata dai media, ricordata nelle scuole e soprattutto celebrata da una serie di eventi che abbracciano la Musica, il Teatro, il Cinema e le arti visive.
A questa tendenza si è associata, negli ultimi anni, anche la Società del Quartetto di Vicenza che, all'interno del proprio cartellone, riserva un concerto speciale dedicato alla Giornata della Memoria. La scelta di quest'anno, condivisa con la Fondazione del Teatro Comunale, è caduta su un lavoro di Olivier Messiaen che forse più di ogni altro riesce a rappresentare, attraverso il linguaggio musicale, gli orrori dell'Olocausto. “Quatuor pour la fin du Temps” è infatti una composizione per violino, violoncello, pianoforte e clarinetto scritta fra la fine del 1940 ed i primi giorni del 1941 mentre Messiaen si trovava rinchiuso nel campo di concentramento di Görlitz, in Slesia, e la cui prima esecuzione avvenne proprio nel gelo dello Stalag VIII A di quel luogo di prigionia con strumenti e musicisti di fortuna.
La composizione è divisa in otto movimenti ed ha come tema ispiratore quello del tempo che viene analizzato sotto il punto di vista religioso (l'Apocalisse), sotto il profilo filosofico (l'Eternità) e quello musicale.
La versione che sarà presentata al Teatro Comunale di Vicenza mercoledì sera è quella che comprende, oltre alla parte strumentale, degli interventi narrativi fra un “quadro” e l'altro tratti da commenti e annotazioni scritte di pugno dallo stesso Messiaen nella prefazione dell'opera.
L'esecuzione sarà affidata al Trio di Parma (Ivan Rabaglia, violino; Enrico Bronzi, violoncello; Alberto Miodini, pianoforte), una delle formazioni italiane attualmente più in vista nel panorama cameristico europeo. Sorto nel 1990 fra le stanze del Conservatorio “Boito” di Parma, il Trio si è poi perfezionato in due “università” della musica quali sono la Scuola di Musica di Fiesole e l'Accademia Chigiana di Siena. Vincitore, negli anni immediatamente successivi, di alcuni importanti competizioni internazionali (i concorsi “Gui” di Firenze, il “Melbourne”, il “Lione” e l'”ARD” di Monaco), ai quali va aggiunto il “Premio Abbiati” assegnatogli dall'associazione nazionale della critica musicale, il gruppo - che quest'anno festeggia i vent'anni di attività, è invitato dalle maggiori istituzioni musicali in Italia e all'estero (fra le altre, Filarmonica di Berlino, Carnegie Hall e Lincoln Center di New York, Wigmore Hall di Londra). Ha al suo attivo un'intensa attività discografica e di registrazioni “live” andate in onda per importanti emittenti internazionali.
Nell'esecuzione del “Quartetto per la fine del Tempo” il Trio di Parma sarà “rinforzato” dal clarinetto di Alessandro Carbonare, attualmente primo clarinetto dell'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia dopo essere stato per anni prima parte dell'Orchestre National de l'Opera de Lyon e dell'Orchestre National de France. Conosciuto dal pubblico anche come solista e come componente del Quintetto Bibiena, Carbonare è stato recentemente invitato da Claudio Abbado a far parte dell'Orchestra Mozart.
Gli otto movimenti del capolavoro di Messiaen saranno “tenuti insieme”, nella versione proposta al “Comunale” di Vicenza, dalla voce narrante di Sandro Cappelletto, noto critico musicale, drammaturgo e autore radiofonico non nuovo a collaborazioni di questo genere con autori come Azio Corghi, Ennio Morricone e Riccardo Piacentini.
Al concerto di mercoledì parteciperanno anche 300 studenti vicentini nell'ambito della collaborazione fra Società del Quartetto e Assessorato all'Istruzione del Comune rientrante nel piano dell'offerta formativa del corrente anno scolastico.

I biglietti per questi concerti sono acquistabili in Biglietteria del Teatro Comunale Città di Vicenza (
bilgietteria@tcvi.it, tel 0444-324442), presso la sede della Società del Quartetto (Vicolo Cieco Retrone, 24 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 17 (tel. 0444 543729), Pantarhei (tel. 0444 320217) e, via internet, sul circuito Greenticket (www.greenticket.it)


Teatro Comunale Città di Vicenza: Stagione 2009/2010
Società del Quartetto di Vicenza: 100ª stagione concertistica

MERCOLEDI' 27 gennaio 2010 - ore 20.30 - Teatro Comunale Città di Vicenza
CONCERTO PER IL GIORNO DELLA MEMORIA
TRIO DI PARMA (archi e pianoforte)
Alessandro CARBONARE (clarinetto)
Sandro CAPPELLETTO (drammaturgia e voce narrante)

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AFFARI E POLITICA

La politica italiana è oramai ridotta a succursale del mondo degli affari. I conflitti di interessi si sprecano nel silenzio complice di troppi autorevoli rappresentanti delle istituzioni che paiono, nel migliore dei casi, quantomeno distratti. Berlusconi ha fatto scuola e molti allievi hanno brillantemente superato il maestro. Già nell'estate del 2005 alcune inchieste, in parte depotenziate, avevano messo a fuoco e svelato un sistema ben oliato e politicamente trasversale capace di ridisegnare in Italia gli equilibri di potere economico-finanziari e quindi, a cascata, di definire nuovi equilibri politici intesi come mera proiezione di interessi di natura prettamente affaristica e speculativa. Mi riferisco, come è ovvio, alle inchieste sulle cosiddette scalate bancarie, volgarmente intese "dei furbetti del quartierino", che hanno scoperchiato un mondo oscuro dove i poteri si intrecciano e diventano indistinguibili. Mondi disparati ma al servizio di un unica e agguerrita oligarchia di potere, capace di saziare con il solo criterio della forza, figlia dell'appartenenza lobbystica (nella migliore delle ipotesi), gli appetiti famelici di un ristretto gruppo di beneficiati. L'altra faccia dell'ingordigia di queste (chiamiamole) élite è rappresentata dalle crescenti difficoltà di un numero sempre più esteso di cittadini, ridotti artatamente allo stato di povertà al fine di garantire ai soliti noti lussi e sfarzi primi impensabili. I beni sono finiti recita il codice civile. E se qualcuno li vuole tutti per sé, giocoforza molti saranno spogliati di tutto. E' questa la sintesi del drammatico aumento delle disuguaglianze sociali certificato dall'Ocse. Tutto tace. Nessuno sente il dovere, etico prima che politico, di intervenire per arrestare una tendenza che ha contagiato tutti. E quando, coraggiosamente, alcuni magistrati come la Forleo hanno tentato di opporre la giustizia all'arbitrio sono stati bloccati, isolati all'interno del loro stesso mondo, emarginati e infine consegnati al pubblico disprezzo. Il Corriere di oggi, a firma Pizzetti, si interroga su alcune mosse del sindaco di Roma Alemanno circa le scelte di indirizzo riguardanti l'Acea, società di servizi partecipata dal Comune, che annovera tra gli azionisti anche il suocero di Casini, Caltagirone, editore de "Il Messaggero". Politica, affari, informazione. Tutti a braccetto a difesa di una nuova aristocrazia che di nobiliare non ha più neppure i titoli.

Francesco Toscano
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BEPI UNISCE IL CENTROSINISTRA

Anche Tonino Di Pietro e l’Italia dei Valori sosterranno alle elezioni regionali il leader degli artigiani della Cgia Giuseppe Bortolussi. Si ricompone così la frattura tra Pd e IdV. Una scelta di responsabilità quella di IdV, spiegata stamattina a Verona dall’ex magistrato: “Con la scelta di Bortolussi come candidato presidente, la matassa è stata finalmente dipanata anche in Veneto. Oggi Idv e Pd in Veneto hanno deciso di fissare pilastri importanti per una coalizione che deve portare al più presto a governare anche qui. Adesso dobbiamo aprire alle forze che ci vogliono stare, in base ad un programma condiviso, non per semplice alleanza elettorale. Abbiamo preso atto che la nostra richiesta è stata accettata dal Pd, che con Bortolussi ha indicato una candidatura di qualità e del territorio, che esprime il sentire della maggioranza dei cittadini veneti. Una candidatura, quella di Bortolussi, condivisa e costruita con noi di Italia dei Valori”. Nel feudo del sindaco Tosi, Di Pietro denuncia anche le ipocrisie dei cosiddetti padani: “La Lega di tutti i giorni sta a Roma, e si divide il potere con le truppe di Berlusconi. La Lega del week end viene qui in Veneto a raccontare fandonie ai cittadini. Idv vuole smascherare la Lega dei week end e delle poltrone”. Non solo polemiche però, Di Pietro indica soprattutto le priorità politiche e detta un’agenda precisa al candidato del centrosinistra veneto: “Idv è convinta che il Veneto soffre per la poca stabilità del sistema delle imprese. Idv, nel suo programma elettorale, pone: al primo posto lavoro e occupazione, al secondo posto la tutela dell'ambiente e del territorio, al terzo posto la sicurezza dei cittadini e della società. Da oggi in poi, con Bortolussi, parleremo solo di programmi. Italia dei Valori ha delle istanze puntuali: un deciso no al nucleare, no agli inceneritori, impegno per l’integrazione e la solidarietà e per il rilancio delle partite Iva, quelle vere”.

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Sapori Vicentini in onda su "Eat Parade"

Andrà in onda venerdì 29 gennaio il primo dei due servizi realizzati nel Vicentino da Pietro di Lazzaro per la rubricha “Eat Parade” del Tg2, girati in occasione dell’ultima “Prima del Torcolato”. Il servizio, un documentario sul grande vino dolce della Pedemontana vicentina e sulla spremitura dell’uva Vespaiola appassita, sarà introdotto da Antonio Di Lorenzo, giornalista e scrittore (che recentemente ha dato alle stampe il volume “Perché ci chiamano Vicentini magnagati”, per i tipi dell'editore Terra Ferma). L’appuntamento è venerdì 29 alle 13:45 su Rai Due, con repliche previste dal palinsesto sabato alle 6, la notte tra sabato e domenica alle 0:30 e martedì alle 6.
La prestigiosa rubrica del Tg2 ha approfondito anche la conoscenza di altri due prodotti tipici del Vicentino, documentando pure la produzione del Radicchio Rosso di Asigliano, e della Tosella, freschissimo formaggio prodotto sull’Altopiano di Asiago, che la tradizione vuole scottato su di una piastra rovente - come fosse una bistecca, grazie alla caratteristica di non filare -, quindi servito caldo, tal quale o con contorno di polenta e funghi. Questo secondo servizio sarà trasmesso in data da destinarsi. Tutte le edizioni e le rubriche del Tg2 sono disponibili gratuitamente in streaming sul sito www.tg2.rai.it. (c.s.)


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domenica 24 gennaio 2010

SCI DI FONDO: MILLEGROBBE TRICOLORE

La Millegrobbe oggi… ha cambiato stile ed è cambiata la musica, con l’inno di Mameli.
Dopo il successo svedese e giapponese di ieri nella prima tappa in classico, oggi in tecnica libera per la vittoria di giornata si sono messi in lizza due azzurri, anzi ex azzurri ed …ex finanzieri. Ha vinto, meritatamente, l’abruzzese Biagio Di Santo, secondo, altrettanto meritatamente dopo aver “lavorato” per tutti e 30 i chilometri, Roberto De Zolt.
Tra le donne invece Clara Bettega, glissata la tappa in classico, oggi ha avuto via libera verso il successo relegando al secondo posto Eugenia Bitchougova, la quale invece si è aggiudicata il successo assoluto della “combinata”.
Bel tempo sull’altopiano di Folgaria, Lavarone e Luserna, a salutare il lungo serpentone che alle 10 ha iniziato ad animare le piste del Centro Fondo Millegrobbe. Un via frenetico, con i due svedesi protagonisti nella gara di sabato a fare l’andatura, tra la sorpresa generale. Specialisti del classico, sembravano sconvolgere i piani degli italiani più forti. Ma appena la comitiva ha imboccato la prima salita impegnativa, il gruppone di testa si è sciolto e sono scappati via in sei, i due svedesi Johnsson e Palmer, Di Santo, De Zolt, un veloce Braus e Redolf. Poi alla seconda ascesa il gruppetto al comando si è diviso in tre tronconi, De Zolt, Di Santo e Braus alla testa con un ritmo indiavolato, dietro i due svedesi in evidente difficoltà, poi Redolf risucchiato dagli inseguitori.
De Zolt non ha mai avuto il cambio, sempre in testa a tirare, con Di Santo alle costole e Braus in scia, ma al giro di boa di Malga Mandrielle Braus rallentava, i due ex azzurri avevano ancora tante energie e si involavano lungo la veloce discesa che li avrebbe portati verso Millegrobbe.
I due svedesi si sono “tirati” l’un l’altro, e fino a metà gara intravvedevano i loro avversari ad una cinquantina di metri, poi hanno ceduto ancora terreno, proprio mentre Braus allentava la presa. I due “ex” erano sempre al gancio, a tutta, con De Zolt caparbio nel mantenere il ritmo sempre molto elevato. Lasciata Malga Millegrobbe di Sopra ed entrati nell’arena del centro del fondo, Di Santo ha punzecchiato il rivale, poi in un leggero falsopiano ha messo i suoi sci giusto quel metro davanti a quelli di De Zolt, ed è stato il momento cruciale della gara. Ai 300 metri l’abruzzese inseriva il “kers” e per De Zolt addio sogni di gloria.
Biagio Di Santo è arrivato per primo sul traguardo a braccia alzate dopo 1h.18’27”, per De Zolt un secondo posto staccato di 17”, e per i due stessa posizione nella graduatoria assoluta dopo le due giornate di gara. Sul podio di giornata anche un convincente Giuliano Braus (3°) poi in dirittura d’arrivo si sono presentati i due scandinavi che, per divertirsi e divertire, hanno acceso un bello sprint, dove ha primeggiato Johnsson su Palmer. Nella combinata risultano terzo e quarto, davanti a Braus.
La gara femminile ha sottolineato lo splendido stato di forma di Clara Bettega. Ha sempre viaggiato, fin dalla partenza, nei gironi alti del gruppo sfruttando la sua freschezza rispetto alla Bitchougova appesantita, ovviamente, dalla fatica della gara in classico del giorno prima. Sempre in testa e con un buon margine, la Bettega ha chiuso al primo posto la gara femminile, ma è giusto sottolineare che ha colto il 31° posto assoluto. Ad Eugenia Bitchougova è bastato il secondo posto per agguantare il successo della combinata e mantenersi così cucito addosso il pettorale verde di leader. Al terzo posto di giornata si è piazzata Carla Jellici, mentre nella combinata l’italo-russa è seguita da Luisa Mauri e da Simonetta Carbogno, moglie di Roberto De Zolt.
Poi nel pomeriggio, con gli ultimi arrivi, è calato il sipario sulla 29.a edizione della Millegrobbe mentre “patron” Enzo Merz stava già favoleggiando sulla 30.a edizione, che vorrebbe “speciale” giusto per festeggiare i sei lustri.
Un plauso allo Sci Club Millegrobbe per aver organizzato per l’ennesima volta una gara bella, combattuta e su piste affascinanti.
Info:
www.1000grobbe.it

Millegrobbe - 2.a tappa 30 km skating:

Maschile
Di Santo Biagio (Sci club Opi) 01.18.27; 2) De Zolt Ponte Roberto (GS Hartmann) 01.18.44; 3) Braus Giuliano (US Cornacci) 01.20.26; 4) Johnsson Jimmi (Svezia) 01.21.03; 5) Palmer Anders (Svezia) 01.21.03; 6) Redolf Federico (GS Hartmann) 1.23.01; 7) Masiero Guido (GS Hartmann) 1.23.04; 8) Degasperi Alessandro (US Dolomitica) 1.23.20; 9) Kargruber Reinhard (GS Hartmann) 1.23.29; 10) Crestani Marco (Alpini Asiago) 1.23.29

Femminile
1) Bettaga Clara (GS Hartmann) 01.30.22; 2) Bitchougova Eugenia (GS Hartmann) 01.38.07; 3) Jellici Carla (Bogn da Nia) 01.39.03; 4) Carbogno Simonetta (GS Hartmann) 01.41.21; 5) Mauri Luisa (Passo dopo Passo) 01.41.48; 6) Danese Valentina (Colle Isarco) 1.44.54; 7) Zago Lysanne (Sci Cai Schio) 1.46.45; 8) Patuelli Francesca (Cus Bologna) 1.47.29; 9) Rossi Sabrina (Sportiva Lanzaada) 1.48.48; 10) Calegari Sara (Passo dopo Passo) 1.50.58

Classifica Millegrobbe assoluta:

Maschile: 1) Di Santo Biagio 2.37.46; 2) De Zolt Ponte Roberto 2.38.07; 3) Johnsson Jimmi 2.40.08; 4) Palmer Anders 2.40.09; 5) Braus Giuliano 2.43.26

Femminile: 1) Bitchougova Eugenia 3.15.14; 2) Mauri Luisa 3.32.28; 3) Carbogno Simonetta 3.33.29; 4) Patuelli Francesca 3.43.11; 5) Rossi Sabrina 3.46.32

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LIBRERIA POPOLARE N.84

Blacks out. 20 marzo, ore 00.01. Un giorno senza immigrati
Polchi Vladimiro
€ 15,00
2010, 161 p., brossura
Laterza (collana I Robinson. Letture)

Questo libro è una via di mezzo tra un romanzo, frutto della fantasia dell’autore, e un saggio. In gergo televisivo sarebbe una docu-fiction, un continuo alternarsi di finzione e realtà. Vladimiro Polchi, giornalista, autore televisivo e teatrale, specializzato sul tema dell’immigrazione ha immaginato la cronaca di una giornata particolare, raccontando lo sciopero degli immigrati, di tutti quei lavoratori stranieri che tengono in piedi l’Italia. La finzione è lo scheletro di questo libro, la realtà sono i muscoli e i nervi, che danno corpo al testo: le storie degli immigrati, le interviste, le inchieste , i dati statistici, le opinioni della destra xenofoba.
20 marzo 2010. Ore 00.01. È il caos, anzi la paralisi. I cantieri edili si fermano di colpo. Chiudono le fabbriche. L’industria manifatturiera spegne le macchine. Vuoti i mercati ortofrutticoli. Restano abbandonati i grandi campi di pomodori in Puglia. Nelle grandi città, la metà dei muratori parla romeno. In Abruzzo, il 90 per cento dei pastori è macedone. In Val d’Aosta, a fare la fontina sono i migranti: nei trecento alpeggi della regione, gli italiani sono meno del 10 per cento. In Emilia Romagna, tra gli addetti al Parmigiano Reggiano, uno su tre è indiano. I lavoratori stranieri sono decisivi nella produzione del prosciutto di Parma, della mozzarella di bufala a Caserta, del Brunello di Montalcino e dei vini doc nella provincia di Cuneo. E ancora: chiudono ristoranti, alberghi e pizzerie. Tra le famiglie si scatena il panico: scompaiono badanti, colf e babysitter. È boom di ricoveri d’anziani e disabili negli ospedali. La sanità è in tilt: quella privata, dove lavorano quasi centomila infermieri stranieri, e quella pubblica, che si avvale del loro lavoro tramite cooperative e piccole società di servizi. Si fermano i campionati di calcio, basket e pallavolo. Molte parrocchie restano senza prete. Tremano le casse dell’lnps. Quale catastrofe si è abbattuta sull’Italia? Nessuno se la aspettava. Eppure, quei manifesti erano apparsi ovunque. “Blacks Out. 20 marzo, ore 00.01”. Di colpo erano scomparsi. Tutti. Lo sciopero degli immigrati paralizza il paese.

“Sono piccoli, di bassa statura, di pelle scura. Molti puzzano... si costruiscono baracche nelle periferie... Parlano lingue incomprensibili ... usano bambini per chiedere elemosine... le nostre donne li evitano perché corre voce di stupri....”, che non viene dai razzisti di Rosarno, ma e' un documento ufficiale del Congresso Americano sugli immigrati italiani, datato ottobre 1912. (passo tratto dal libro)

Nuovi italiani. I giovani immigrati cambieranno il nostro paese?
Dalla Zuanna Gianpiero; Farina Patrizia; Strozza Salvatore
€ 14,00
2009, 170 p., ill., brossura
Il Mulino (collana Contemporanea)

I ragazzi stranieri costituiscono ormai una quota considerevole, e crescente, della popolazione giovanile in Italia. Se è vero che i giovani rappresentano il futuro di un paese, dunque, una parte significativa del nostro futuro sarà affidata a questi nuovi concittadini. Quali sono le loro speranze e le loro possibilità? La prima vasta ricerca su questi temi, qui presentata, dice anzitutto che la scuola anche oggi, come ai tempi di don Milani, perpetua le differenze sociali. I giovani stranieri ottengono risultati scolastici molto peggiori rispetto ai coetanei italiani. C’è dunque il rischio che si riproponga da noi quanto già accaduto altrove: se non riusciranno a raggiungere posizioni sociali migliori di quelle dei genitori, questi giovani svilupperanno rancore e ostilità verso la società ospite. Altre paure, invece, non trovano riscontro. I ragazzi stranieri non frenano la modernizzazione culturale. Al contrario hanno atteggiamenti meno tradizionali dei giovani italiani, pur provenendo da paesi dove famiglia e clan sono assi portanti della società. Particolarmente significative sono le opinioni delle ragazze, che hanno una visione delle donne più moderna rispetto alle coetanee italiane.

Le ragioni del No. Le campagne contro la TAV in Val di Susa e il Ponte sullo Stretto
Della Porta Donatella; Piazza Gianni
€ 11,00
2008, 188 p., brossura
Feltrinelli (collana Nuova serie Feltrinelli)

Quelli contro la costruzione della TAV in Val di Susa e del Ponte sullo Stretto di Messina sono due casi assai significativi delle mobilitazioni contro la realizzazione di grandi infrastrutture che, in tempi recenti, sono diventate ben visibili e molto discusse in Italia e in Europa. Gli abitanti mobilitati in comitati e associazioni, insieme a centri sociali e gruppi ambientalisti, presentano la propria azione come una difesa di beni comuni e principi dal valore universale. Non si limitano semplicemente a dire no, ma elaborano anche proposte alternative basate su un diverso modello di sviluppo, promuovendo forme di partecipazione politica diretta e dal basso. Definiti spesso come localisti, questi gruppi costruiscono al contrario reti nazionali e sovranazionali, utilizzando forme di protesta dirompenti e canali politici istituzionali, diventando essi stessi attori politici con cui i governi locali, nazionali e sovranazionali devono sempre più fare i conti.

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